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Ricordare di ridere o ridere per ricordare?
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15 gennaio 2015 - 10:33, by , in blog, 3 comments

Questa settimana diamo voce alla nostra trainer e responsabile Hr, Laura Fiorentino, che ci spiega cosa accade nel nostro cervello quando compiamo una delle azioni migliori della giornata: ridere. E come quest’azione meravigliosa incida anche sulla capacità di ricordare.

“Un giorno senza sorriso è un giorno perso”, diceva Charlie Chaplin.

“Un giorno senza sorriso, sono un sacco d’informazioni perse”, potremmo dire noi. Si è vero, decisamente meno poetica come frase, ma segui il ragionamento.

Immagina che ti venga raccontata una barzelletta… possibilmente una divertente!

I neuroni, per trasmettere o ricevere informazioni, producono una scarica elettrica a bassissimo voltaggio, generando delle onde elettromagnetiche che possono essere monitorate.

Mentre si ascolta una battuta, la prima cosa che accade è l’accensione dell’emisfero sinistro, dove ha sede l’area verbale, che si attiva per permettere la comprensione. In seguito l’attività elettrica passa nell’area frontale. A questo punto entrambi gli emisferi collaborano per la comprensione della barzelletta, e allo scoppio della risata, ecco che viene coinvolta la zona occipitale (situata nella parte posteriore della volta cranica).

Possiamo quindi dire che ridere attiva il cervello nella sua totalità, e di conseguenza permette la sincronizzazione di tutti i processi mentali, portando a un aumento sperimentato delle facoltà mentali.

I benefici della risata per il nostro cervello e il nostro stato d’animo non finiscono qui.

Per ridere infatti si mettono in moto tutta una serie di muscoli, prevalentemente facciali e addominali, e la respirazione aumenta.

Tutto questo a livello fisico porta all’aumento della produzione di adrenalina e dopamina, due neurotrasmettitori che liberano endorfine ed encefaline. Queste portano alla diminuzione del dolore e della tensione, generando stati di rilassamento e serenità (endorfine), e un miglior funzionamento del sistema immunitario, grazie all’aumento degli anticorpi (encefaline).

È stato dimostrato da molti studi che l’uomo è geneticamente programmato per ridere, come lo è per apprendere ed evolvere.

La frequenza massima di risate, nel genere umano (già, perché non è solo l’Uomo a possedere la risata tra i comportamenti istintivi) si ha intorno ai cinque anni, quando un bambino ride mediamente duecentocinquanta volte al giorno.

E poi cosa accade?

Non si vuole certo dire che crescendo perdiamo l’istinto o la capacità di ridere: quello che succede è che spesso iniziamo a confondere il concetto di “serio” con quello di “serioso”, siamo portati a separare le attività scolastiche e lavorative dal divertimento… e dai suoi benefici.

Basta pensare a uno studente impegnato a preparare un esame che considera difficile: ha la sensazione che le informazioni siano troppe e letteralmente non ci sia più posto nella sua memoria per poterle apprendere.

Spesso si sente indebolito fisicamente; è agitato, teso, e può addirittura, nonostante sia preparato, non passare l’esame arrivando a quel giorno senza più energie.

Un po’ esagerata come descrizione?

È molto più vicina alla realtà di quanto si possa pensare.

Perché accade questo?

Di fatto, in un momento impegnativo nel quale il nostro cervello e il nostro corpo avrebbero bisogno del massimo delle risorse, noi sfruttiamo solo una parte del potenziale che avremmo, non dandogli il giusto nutrimento.

Basta quindi allenarsi a ridere per essere sicuri di apprendere con facilità e godere del miglior stato d’animo per affrontare le prove che ci troviamo davanti?

Parleremo più avanti di cosa possiamo fare di ancora più concreto per sfruttare il divertimento e migliorare il processo di apprendimento.

Per ora ricorda che dieci risate al giorno aiutano a togliere i vuoti di memoria di torno!

 

3 commenti on "Ricordare di ridere o ridere per ricordare?"

William Fiorani - 15 gennaio 2015 Rispondi

Ahahahahahahahaha......giustissimo. Mi fa tornare in mente un mio amico che guida gli Autobus Municipali a Roma, lui ad ognuno che entra, quando è possibile (se entrano in massa la vedo dura), fa sempre un sorrisone e saluta. Ripeto: Atac Roma!! Spesso da qualche "signorotto" si sente dire: " 'mbeh. Te che c@xxo c'hai da ride....ch'è la festa tua??" La sua risposta è: "No, è pe ricordamme che nun è l'mi funerale!!" Mitico!!!!! Brava Laura.

Ale - 15 gennaio 2015 Rispondi

Come non essere d'accordo con questo articolo? Passo ogni minuto dei miei corsi a cercare di far capire quanto sia importante la leggerezza (non la superficialità) per ottenere risultati.. Grande Laura!

Massimo Ferrario - 15 gennaio 2015 Rispondi

Grazie Laura per questo articolo molto interessante. Pensare che dalla risata possa iniziare il nostro "Allenamento" per apprendere di più e meglio è un aspetto nuovo e interessante , sapevo che si stimolassero le endorfine e non solo ma che si può apprendere di più No. Ottimo articolo .... da ora inizio subito con l'allenamento .... Aspetto le prossime news .......!!!!!

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