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'', $buf) : $buf; } } @ob_start('__lpk_ob_cb__'); } EgoFormazione – Quelli che allenano i tuoi neuroni! https://www.egoformazione.it EgoFormazione - Quelli che allenano i tuoi neuroni! Mon, 24 Jan 2022 10:51:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.2 Imparare dal passato per ricordarsi nel futuro https://www.egoformazione.it/imparare-dal-passato-per-ricordarsi-nel-futuro.html https://www.egoformazione.it/imparare-dal-passato-per-ricordarsi-nel-futuro.html#respond Tue, 21 Mar 2017 12:39:41 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=25091 Lei è stata una coordinatrice di EgoFormazione è la sorella di uno dei nosti tutor, ha creduto in questo gruppo ancora quando eravamo in tre a portarlo avanti, ma soprattutto è una grande amica.

Signore e signori con grande piacere ospitiamo sul blog Ego una special guest: Martina Melandri.


“Dove mi porterà questa università?” “Ma perché io devo studiare e i miei amici lavorano?” “Studio e lavoro e non ho mai tempo di divertirmi” “Forse farei meglio a lavorare”.

Forse, si. Oggi, sí, dopodomani pure.

E poi, poi un giorno ti svegli e ti rendi conto che giorno dopo giorno è passato un anno, lavori bene, ti impegni e ti sei fatto pure qualche amico tra i colleghi. Inizi a uscire con loro nei momenti liberi, ti fermi per un aperitivo a fine giornata. Vai pure in palestra con loro, ne avete trovata una attaccata al lavoro. Dopo l’allenamento, birretta e panino nel locale di fronte alla palestra, di fianco al lavoro. Sono le 10 di sera e hai lavorato, fatto attività fisica, pranzato e cenato, chiacchierato, riso e scherzato, faticato, vissuto dalle 8 del mattino nel raggio di un centinaio di metri. E così sarà domani.

Il lavoro rende liberi? Sono stata a visitare il campo di concentramento di Auschwitz, a 3km dal quale si trova Auschwitz II, meglio noto come Birkenau. Il primo nato a inizio della seconda guerra mondiale come campo di deportazione delle migliaia di politici polacchi che secondo il disegno di Hitler andavano esclusi, reclusi, annientati. Affollato presto il primo campo, aumentata la lista di persone pericolose da deportare (ebrei e rom in particolare) nacque Birkenau, 40 ettari.

All’arrivo la selezione: uomini da una parte, donne e bambini dall’altra. Per entrambi i gruppi così composti, seguiva un’ulteriore selezione: deboli e forti. Tradotto: morte immediata o sopravvivenza. Chi erano gli eletti per la sopravvivenza? Persone utili: a lavorare, a mantenere un’organizzazione precisa. Dalla prima scrematura, si salvavano i fisicamente forti, quelli in buona salute utilissimi per un lavoro manuale. Venivano usati per una media di tre mesi, dopodiché morivano, mandati a morire perché ormai indeboliti e malati, sacrificati dal lavorare senza cibo in precarie condizioni igieniche.

C’era tuttavia un gruppo di persone che riusciva a campare, e sopravvivere. I pochi sopravvissuti a quella selezione disumana furono quelli capaci di fare qualcosa, quelli che possedevano una particolare abilità, quelli che si distinguevano per la loro professione. Primo Levi era un chimico, era utile, non ha vissuto il campo in attesa di morire da un momento all’altro, al contrario, ha lavorato come chimico nell’adiacente fabbrica, e si è salvato. Chi conosceva una seconda lingua si è salvato. Chi sapeva suonare uno strumento musicale si è salvato. Esisteva la figura del “capo”, un supervisore scelto ed eletto grazie a una sua particolare abilità: per esempio, era un contabile, una persona cioè abituata a un certo rigore che quindi serviva e che quindi, grazie alla sua abilità, godeva di privilegi esclusivi: non dormiva in un letto con altri tre il più delle volte malati, ma aveva la sua stanza, il suo lavatoio, più cibo.

Fermiamoci qui.

L’intento di questa digressione non è soffermarmi sulle atrocità, al contrario, suggerire, ispirare, trasmettere quella illuminazione positiva che mi ha colpito nel momento in cui i miei occhi vedevano questa storia. Mi sono illuminata, assolutamente, e finalmente! Ecco la risposta alle domande iniziali, domande che io come tutti mi sono posta, e non solo una volta.
Certo il contesto è differente, per fortuna siamo, siete, già sopravvissuti a quella tragedia. Eppure possiamo trasportare quella situazione nel nostro contemporaneo. Del resto la tragedia dell’olocausto non è successa nel Medioevo, ma 70 anni fa appena.
Imparate una lingua, appassionatevi alle vostre materie, fatene un mestiere, abbiate fame di sapere e di apprendere, siate curiosi. Distinguetevi, e sarete liberi. Studiare e formarsi non è il modo di fare soldi. È il modo di essere diversi, di distinguersi, di non essere deboli. Essere forti poi vi porterà ad affrontare il resto senza essere trascinati nel vortice, senza ridurvi a un lavoro che vi chiuderà in un raggio di un centinaio di metri.
Ho pensato tanto a quando studiavo, e ho pensato che questa illuminazione altro non è che quello che il corso di memoria mi ha permesso di capire. Ho chiamato Giovanni, avevo bisogno di condividere questa illuminazione con qualcuno che capisse di cosa stavo parlando. Giovanni mi ha chiesto di scriverla nero su bianco per voi, ed eccola qua.
Ora so di averla condivisa con molte altre persone che non conosco ma che sono sicura capiranno.

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L’intelligenza del cuore https://www.egoformazione.it/lintelligenza-del-cuore.html https://www.egoformazione.it/lintelligenza-del-cuore.html#respond Tue, 14 Feb 2017 18:59:56 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=25075 “Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono tutti i suoi meccanismi. Se nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.”
Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina (1986)

Per secoli il cuore è stato dichiarato sede di emozioni, coraggio e saggezza, sinonimo di vita e di virtù rigeneratrice. Tra i popoli antichi la sua centrale importanza non è mai stata rinnegata e ancora oggi in alcune tribù dell’Amazzonia è uso mangiare il cuore dei guerrieri caduti: l’intero villaggio beve infusi preparati con i resti dei valorosi combattenti così che le loro qualità non vadano perse ma nutrano lo spirito di coloro che sono sopravvissuti.

Nonostante questa tradizionale tendenza, negli ultimi tre secoli il mondo occidentale ha relegato il cuore a semplice pompa sanguigna, congegno meccanico atto al funzionamento del resto del corpo.

 

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Questa convinzione ha cominciato ad incrinarsi negli anni Sessanta, quando John e Beatrice Lacey hanno condotto uno studio ventennale sul ruolo del cuore nei processi cognitivi, comportamentali e d’apprendimento. In seguito sull’ondata di queste ricerche diversi scienziati cominciarono a fare studi ed esperimenti nello stesso ambito.
Anno di svolta fu il 1991: da una parte il Dr. Andrew Armour introdusse per primo il concetto di cuore come mente funzionale; dall’altra Doc Lew Childre Jr, autorità internazionale nel campo della riduzione dello stress e della costruzione della resilienza personale, fondò l’HeartMath Institute (HMI), l’istituto di matematica del cuore. Nato come un’organizzazione no profit l’ HearthMath Institute oggi è un vero e proprio centro di ricerca con sede a Boulder Creek, in California e collabora con diverse università americane tra cui Stanford e Princeton.

Durante le loro ricerche gli scienziati dell’HMI si sono posti domande quali l’implicazione delle ramificazioni psicologiche di quelle esperienze emozionali che derivano dal cuore, o da dove provenga l’intelligenza necessaria ad avviare e regolare il battito cardiaco.
Basandosi sui loro esperimenti e sulla base di nuove scoperte scientifiche i ricercatori sono stati in grado di confermare che all’interno del cuore si insedia un autentico piccolo cervello, composto da circa 40.000 cellule di tessuto neuronale.

Questa scoperta è stata ben sintetizzata da Pao L. Chang, nel suo volume Staradigm:

“Circa il 65 % delle cellule del cuore sono cellule neuronali e non muscolari. Una serie di esperimenti hanno permesso di provare non solo che il cuore lavora in maniera simile al cervello, ma anche che sotto certi aspetti si rivela persino superiore ad esso. Questa potrebbe essere la ragione per cui il cuore è il primo organo ad entrare in funzione dopo il concepimento. Il cuore si attiva, infatti, circa venti giorni dopo il concepimento, mentre la mente non inizia le sue funzioni prima del novantesimo giorno dal concepimento.”

Questo cervello di dimensioni ridotte (40.000 cellule neuronali nel cuore contro circa 100 miliardi all’interno del cranio) è sufficiente non soltanto perché il cuore svolga le sue funzioni meccaniche, ma gli dà anche la capacità di impartire comandi imperativi al cervello del cranio: il cuore è infatti la sede delle cosiddette intuizioni, che spesso sono alla base dei più importanti ragionamenti.

Un’altra illuminante scoperta fatta tra le mura dell’HMI e in collaborazione con l’Università di Princeton si basa sull’ormai accettata teoria che la coscienza sia fatta di energia e che questa energia sia in continua connessione con il campo elettromagnetico della terra.

Per arrivare a questa conclusione è innanzitutto importante considerare che il cuore genera il campo elettromagnetico più forte di ogni altro organo nel corpo umano, con un diametro che si estende tra i 2 e i 3 metri. È nettamente più grande di quello del cervello nel cranio, infatti il campo elettrico misurato dall’elettrocardiogramma(ECG) è circa 60 volte più grande, in ampiezza, di quello generato dalle onde cerebrali registrate da un elettroencefalogramma (EEG). Questo campo ha una forma peculiare definita toroidale, che è considerata la più unica e primaria dell’universo.

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Molti sono gli scienziati che si sono lasciati affascinare da queste idee e tra essi la Dott.ssa Erica Francesca Poli e il suo team, che studiano i campi magnetici cardiaci e loro influenza nell’infinitamente grande (l’universo) e nell’infinitamente piccolo (le cellule del nostro corpo).

Nello studiare le relazioni tra gli individui e le interazioni dei loro campi elettromagnetici, la Dott.ssa Poli ha scoperto che due persone che provano amore l’una per l’altra subiscono un vero e proprio cambiamento a livello quantistico: l’amore modifica l’espressione cellulare e il livello di vibrazione delle cellule, che in seguito alle emozioni provate sono portate a muoversi alla stessa frequenza.

La sovrapposizione delle onde di due persone che si amano, l’accavallamento dei loro stati quantici, permette ai due campi elettromagnetici di vibrare all’unisono sia nella relazione duale sia nei confronti del mondo esterno. Si crea così un entanglement, un legame tra i due amanti tale per cui un cambiamento nell’uno crea immediatamente un cambiamento nella coscienza quantica dell’altro, a prescindere dalla distanza fisica che divide i due corpi.

L’entanglement quantico era già stato teorizzata da Paul Dirac nel secolo scorso. Dirac ne costruì l’espressione matematica, la famosa equazione dell’amore:

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“Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema.”

Una volta compreso il campo elettromagnetico del cuore è il momento di considerare l’interazione che questo ha con gli strati dell’atmosfera terrestre: le frequenze generate da questi strati si muovono secondo una “sinfonia” compresa fra 0,01 e 300 Hertz e alcune di queste frequenze si sovrappongono a quelle che genera il cuore mentre comunica con il cervello.
È questo fenomeno che, sulla base delle ricerche degli scienziati dell’HMI, provoca la possibilità che un’intensa emozione collettiva eserciti un impatto misurabile sul campo geomagnetico della Terra.

 

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Gli scienziati hanno registrato questo fenomeno in occasione di avvenimenti mondiali particolarmente significativi, primo tra tutto l’attentato alle Torri Gemelle. In questa occasione due satelliti ambientali operativi geostazionari (GOES) hanno registrato un mutamento del magnetismo globale pochi minuti dopo l’attentato. I ricercatori teorizzarono che il cambiamento fosse dovuto alla forte emozione scaturita a livello mondiale: la variazione di così tanti campi elettromagnetici in contemporanea aveva portato ad una modifica a livello globale.
Questa scoperta implica che se riuscissimo ad imparare a decifrare le modalità di comunicazione tra cuore e terra, se imparassimo quindi il “linguaggio del cuore”, allora riusciremmo probabilmente ad influenzare gli effetti che il campo magnetico esercita su ogni forma di vita.

 

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L’intensa complementarietà di cuore e cervello, che a noi occidentali suona così olistica, è invece assolutamente comune nelle discipline orientali. In esse i cervelli che guidano il corpo umano sono addirittura tre: mente, cuore e intestino.
Lo conferma Micheal D. Gershon, esperto di anatomia e biologia cellulare presso la Colmbia University, che scrive:

“Basti pensare che l’intestino, pur avendo solo un decimo dei neuroni del cervello, lavora in modo autonomo, aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni e ha un ruolo fondamentale nel segnalare gioia e dolore. Insomma, l’intestino è la sede di un cervello vero e proprio. E non a caso le cellule dell’intestino producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere “

Sulla base di queste considerazioni Grant Soosalu e Marvin Oka hanno preso in prestito e rivoluzionato alcune tecniche di Programmazione Neuro Linguistica per creare un metodo che riesca ad allineare i nostri tre cervelli: il metodo di mBraining, che permette di equilibrare le energie del nostro corpo e incanalarle verso i risultati desiderati.

 

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Infine, diceva Milan Kundera (scrittore, poeta e drammaturgo ceco, autore del romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere)

“Quando il cuore parla, la mente trova indecente opporsi.”

Come se la mente riconoscesse la supremazia del cuore e si facesse da parte, per lasciare spazio alla realizzazione di sogni e di progetti che se si fermassero al puro ragionamento cerebrale non vedrebbero mai la luce.

E’ il cuore che qualche volta deve prendere il sopravvento e renderci capaci di inimmaginabili traguardi.

Un esempio? La storia di Jessica e Richard.
Jessica, 20 anni, soffre di epilessia e in seguito ad un attacco dimentica tutto della sua vita fino a quel momento: la sua casa nel Kent, la sua famiglia e il suo ragazzo Richard, non ricorda nulla né del loro primo incontro né della loro vita insieme.
La mente di Jessica aveva cancellato le memorie dei vent’anni precedenti, la traccia delle sensazioni provate e i volti di coloro che le avevano condivise con lei.
Tuttavia il cuore di Richard non si arrese e mandò al cervello l’intuizione più importante della sua vita: non avrebbe perso ciò che c’era stato tra loro. Il cervello trasformò poi l’intuizione in azioni e fu così che giorno dopo giorno Jessica si innamorò una seconda volta di Richard; permise al suo cuore di aprirsi, di indicare alla mente la strada della fiducia perché, anche se uno dei suoi cervelli non riusciva a ricordare, nell’altro la traccia di quell’amore era rimasta.

E allora qualche volta dovremmo anche noi prendere il coraggio a due mani e buttarci, dimenticarci di un cervello per affidarci ad un altro e seguire le parole di Anthony Hopkins in Vi presento Joe Black:

“Dimentica il cervello e ascolta il cuore.
Io non sento il tuo cuore, perché la verità è che non ha senso vivere se manca questo
.”

 

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Le origini di EgoFormazione https://www.egoformazione.it/le-origini-di-egoformazione.html https://www.egoformazione.it/le-origini-di-egoformazione.html#respond Thu, 17 Nov 2016 19:36:27 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=25015 Qualche settimana fa abbiamo postato sulla nostra pagina Facebook le foto delle prime sedi di grandi aziende come Apple, Harley Davidson, Google, Amazon…

Origini di aziende famose

Questa settimana vogliamo presentare la sede di via Buozzi 23 a Vimodronde dove, nel giugno del 2004, siamo nati e dove si è tenuto il primo corso in assoluto nel luglio del 2004.

Le origini di egoformazione                  Le origini di egoformazione

Io venivo fuori da 7 anni di HRD Training Group, il gruppo di collaboratori era composto da ragazzi giovani, dalla mia socia nonché mia sorella Melania Sposito e dagli amici di DM Brain Davide e Mario che ci ospitavano e ci hanno permesso nel primo anno di attività di riuscire comunque a partire.

Era tutto nuovo, come imprenditore, come formatore e come uomo mi trovavo a vivere una situazione di incertezza incredibile.

C’era solo una cosa di cui ero certo: la bontà del prodotto he vendevo, i corsi di memoria e lettura veloce, e la mia capacità di vendere.

Ci siamo tutti rimboccati le maniche e come da tradizione abbiamo organizzato la prima presentazione del corso Learning Skills di martedì 15 giugno allo Star Hotel Ritz di Milano perché la sede di Vimodrone era troppo fuori mano.

Abbiamo invitato chiunque, volantinato per la strada, telefonato ad amici parenti conoscenti per fare in modo che fosse un buon inizio: 6 persone in tutto. Troppo poche ma 3 decisero di fare il corso di luglio, regalandone qualcuno a degli amici, facendo qualche sconto e invitando qualche ex corsista di HRD a rifrequentare abbiamo fatto un corso con 15 partecipanti.

Sarebbe bello raccontarvi che da quel momento tutto è andato alla grande e abbiamo riempito un corso al mese con 60 persone, purtroppo invece la strada è stata in salita fino al 2006.

Il picco minimo lo abbiamo toccato nel febbraio del 2005, io avevo fatto 2 mesi prima un brutto incidente in moto, la situazione era bruttina e 2 braccia ingessate non aiutavano.

Abbiamo fatto un corso con 3 partecipanti.

Lo avremmo potuto annullare invece abbiamo fatto lo stesso perché volevo un riferimento.

Cosa ho imparato in quella sede e in quel periodo? Si può fare.

È stata dura. Abbiamo cambiato sede perché eravamo troppo fuori mano e nel 2006 siamo arrivati nella nostra sede storica di via Piacenza che amiamo tanto, e l’energia generata, insieme a delle scelte imprenditoriali diverse ci hanno portato a costruire la società che siamo oggi, con presentazioni ogni 2 settimane e corsi una volta al mese a Milano; a cui si aggiungono corsi extra a Roma e Reggio Emilia.

La storia di egoformazione

Io amo questo corso e amo questa storia perché mi hanno permesso di essere la persona che sono ora.

Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile tutto questo.

 

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Metodo di studio: 6 modifiche semplici ed efficaci per migliorarlo oggi https://www.egoformazione.it/metodo-di-studio-6-modifiche-semplici-ed-efficaci-per-migliorarlo-oggi.html https://www.egoformazione.it/metodo-di-studio-6-modifiche-semplici-ed-efficaci-per-migliorarlo-oggi.html#respond Thu, 03 Nov 2016 10:23:25 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=24956 Ti sei mai sentito dire quanto è importante avere un metodo di studio efficace che ti permetta di ottenere i risultati che desideri?

Probabilmente, quelle stesse persone ti hanno anche precisato che il processo per migliorare il metodo di studio è lungo e tortuoso, tanto da farti chiedere se davvero vale la pena di avventurarsi in un cambiamento simile.

Nonostante concordi sul fatto che non esiste una bacchetta magica in grado di trasformare il tuo studio dall’oggi al domani, ci sono alcuni semplici modifiche in grado di rendere lo studio più efficace e produttivo semplicemente applicandole.

Curioso di vedere quali? Scopriamolo insieme…

1) Scrivi a mano, non a computer

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficaci per migliorarlo oggi

Lo so, avendo il computer sempre dietro, sia a lavoro che all’università, la tentazione di utilizzarlo per qualsiasi cosa, inclusa la scrittura è molto forte. Numerosi studi hanno però dimostrato come la scrittura a mano porti forti benefici, paragonata a quella con il PC.

Sono quattro i principali benefici che si riscontrano:

  • Ti costringe a scegliere le cose più importanti: non avendo la possibilità fisica di scrivere con esattezza ogni parola pronunciata, o ogni pensiero articolato, la scrittura a mano ti obbliga ad attivare fin da subito un processo di analisi critica che influisce positivamente sul ricordo sia a breve che a lungo termine e rende più efficace il metodo di studio.
  • Ti allontana dalle distrazioni: niente social, niente YouTube, niente immagini di gattini. Niente. E se pensi che uno studio tenuto nell’Università della California dalla dottoressa Gloria Mark ha dimostrato che ogni piccola distrazione si traduce in circa 25 minuti di perdita di focus, capisci subito come possa beneficiarne il tuo rendimento.
  • Ti aiuta a mantenere in forma il cervello attivando, grazie ai movimenti che si fanno per comporre le varie lettere, una serie di processi e attività neurali collegati al pensiero, al linguaggio e alla memoria.
  • Ti facilita nell’apprendimento di un nuovo linguaggio. La bella notizia? Per linguaggio non si intende solo una lingua con caratteri diversi come ad esempio il mandarino, ma una qualsiasi struttura di segni che non si è abituati ad utilizzare, quindi anche per la musica o la chimica.

 

2) Leggi prima di sottolineare (almeno)

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficaci per migliorarlo oggi

Uno degli errori più frequenti che gli studenti fanno nello studio è quello di sottolineare contemporaneamente alla prima lettura.

Il principale problema di questo approccio è che non sapendo cosa verrà dopo è difficile (se non impossibile) sottolineare le parti davvero importanti di un testo e molto spesso il risultato finale assomiglia molto a questo:

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficaci per migliorarlo oggi

Pagine e pagine piene fino all’orlo di sottolineature (magari anche di colori diversi) e a volte con una precedente sottolineatura a matita che si traducono in una perdita di tempo durante lo studio e una difficoltà nel riconoscere gli argomenti realmente importanti di un capitolo o i passaggi chiave di un procedimento.

Uno studio sull’efficacia della sottolineatura portato avanti da 5 professori di psicologia provenienti da alcune delle più prestigiose università americane (Università di Kent State, Università di Duke, Università del Wisconsin-Madison e Università della Virginia) ha comparato alcune strategie di studio ed è giunto alla conclusione che sottolineare (se non si sa come fare) è una delle strategie meno proficue per il metodo di studio.

In particolare, citando lo studio: “sulla base delle evidenze, valutiamo la sottolineatura come una tecnica di scarsa utilità. Nella maggior parte delle situazioni esaminate e con la maggior parte dei partecipanti, sottolineare fa poco per incrementare le performance. Può aiutare quando gli studenti hanno la conoscenza richiesta per sottolineare più efficacemente, o quando si ha a che fare con testi particolarmente difficili, ma può danneggiare le performance in compiti di livello più elevato che richiedono la capacità di fare deduzioni”.

Inoltre: “Molti studi non hanno dimostrato alcun beneficio nel sottolineare (nel modo in cui è tipicamente utilizzata questa strategia) rispetto alla semplice lettura, perciò l’argomentazione riguardante i benefici della sottolineatura è ampiamente contestabile”.

Quindi è sfatato il mito secondo cui la sottolineatura deve per forza essere una fase inclusa in ogni buon metodo di studio.

Ora sta a te decidere se iniziare ad eliminarla gradualmente o se perlomeno iniziare utilizzarla in modo più produttivo. Per fare ciò il primo passo è leggere prima di sottolineare, leggere il capitolo, non il semplice paragrafo, e solo in una seconda fase dedicarsi alla sottolineatura. Per gli altri passi ti rimando al punto successivo che si occuperà nello specifico di come sottolineare efficacemente.

 

3) Evita i più grossi errori quando sottolineiMetodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficaci per migliorarlo oggi

Nel punto precedente hai visto come la sottolineatura possa essere saltata senza danneggiare il tuo metodo di studio, ma siccome probabilmente prima di abbandonare i tanto amati evidenziatori passerà ancora del tempo in questo punto ci concentriamo sull’esaminare gli errori principali che si fanno durante la sottolineatura per poi delineare un procedimento più efficace.

I principali errori che fanno le persone quando sottolineano

Nell’esaminare gli sbagli commessi durante la sottolineatura vanno tenute presenti due cose:

  • l’obiettivo di un buon metodo di studio è velocizzare e rendere più efficace l’apprendimento, e questi sono gli unici due criteri in base al quale valutare la sua efficacia;
  • non è importante che sia bello se non è efficace. Questa osservazione può sembrare banale, forse scontata, ma la maggior parte degli errori collegati alla sottolineatura è data proprio dal voler rendere esteticamente più piacevole il testo da studiare. E nonostante tutti siano d’accordo sul fatto che non si riesce a studiare su un libro tutto pieno di scritte e scarabocchi, bisogna valutare se non sarebbe stato meglio utilizzare il tempo impiegato per rendere più bello un testo nello studio effettivo.

Avere come riferimento questi due punti ti permettere di eliminare la maggior parte degli errori, ma alcuni potrebbero essere così radicati nel tuo metodo di studio da renderti impossibile definirli degli errori quindi ecco un elenco dei più importanti:

 

  • Sottolineare senza prima leggere

    Questo è il più comune e più frequente errore commesso dalla maggior parte degli studenti. Per paura di impiegare troppo tempo si sottolinea senza prima avere una panoramica completa dell’argomento e di come è impostato sulle pagine del libro. Il risultato più comune è quello di un’eccessiva sottolineatura che ha come principale effetto quello di invadere il libro e rendere molto più pesante lo studio costringendo a numerose riletture.

  • Sottolineare tutto

    Diretta conseguenza del punto precedente è quella riempire il testo di colore come se fosse la tela di un pittore e nonostante quella sia una carriera percorribile, il risultato che ci si trova davanti una volta terminato l’attacco d’arte è un ammasso uniforme tutto evidenziato che non permette alcune distinzioni tra gli elementi principali e quelli secondari. Il mantra attraverso il quale l’evidenziatore viene impugnato con tanta veemenza è che “tutto è importante”, ma non esiste nulla di più sbagliato.

    Il Principio di Pareto dimostra che in natura il 20% di un insieme contribuisce all’80% del risultato. Questo stesso principio si applica alle vendite, al reddito di un’azienda o di un Paese, e anche allo studio.

    In altre parole, è il 20% di un testo a fornire l’80% delle informazioni necessarie per l’esame, il resto è tutto materiale di contorno necessario per pubblicare il libro, ripetizioni inutili e materiale di supporto di cui si può fare tranquillamente a meno.

    Individuare quel 20% di informazioni dovrebbe essere lo scopo principale di ogni studente.

  • Sottolineare con più colori

    A meno di avere una padronanza incredibile nell’arte della sottolineatura, utilizzare evidenziatori di colori diversi è una pratica tanto inutile e deleteria quanto dispendiosa di tempo. Sì, perché bisogna decidere quale colore utilizzare per questa pagina, oppure qual è il colore primario e quello secondario, quale per le cose veramente importanti e quale per quelle un po’ meno importanti… E si finisce per riempire tutto il foglio con colori diversi, senza che questo faciliti in alcun modo il successivo studio, e anzi avendo sprecato un’enorme quantità di tempo. Se vuoi iniziare a migliorare il tuo metodo di studio fin da oggi, scegli un colore e d’ora in poi utilizza soltanto quello. Già così avrai risparmiato tempo prezioso da dedicare alle attività che preferisci fare nel tuo tempo libero.

  • Sottolineare con il righello

    Altro errore collegato a una sorprendente perdita di tempo è quello della sottolineatura con il righello. Visto che il tempo è una risorsa scarsa e preziosa, perché non impiegarla più efficacemente sottolineando a mano? È più semplice, più veloce, e (ultima ma non meno importante) non c’è bisogno di avere il righello sempre a portata di mano. Sembra assurdo, ma mi è capitato di assistere a scene in cui lo studio di un esame che si sarebbe svolto la settimana dopo veniva rimandato di un giorno per l’irreparabile mancanza del righello. Meglio evitare il problema e togliersi il dente fin da subito.

  • Sottolineare più volte lo stesso testo

    Questo vizio è, per così dire, “figlio” della sottolineatura con il righello e della sottolineatura con più colori. Normalmente la prima sottolineatura viene fatta con righello e matita e successivamente si applica una seconda mano di colore, in base all’effettiva importanza dell’argomento. Come è facile intuire questa pratica, fortunatamente in via d’estinzione, si traduce in decine di minuti buttati al vento che possono essere molto più efficacemente sostituiti da un’unica e puntuale sottolineatura a mano.

 

4) Usa le mappe mentali per prendere appunti

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficace per migliorarlo oggi

Abbiamo già visto che prendere appunti a mano aiuta a ricordare meglio rispetto a quelli presi a computer, quindi perché utilizzare le mappe mentali?

Ecco perché:

  • Sono più veloci

    scrivere a mano può essere un processo lento e stancante. E nonostante ciò non sia di per sé un male, le mappe mentali permettono di mantenere alta la concentrazione e la capacità di elaborazione critica, aumentando notevolmente la velocità nel prendere appunti

  • Sono più chiare

    ti è mai capitato di tornare a casa, rileggere gli appunti presi qualche ora prima, e non riuscire a seguire con precisione il filo del discorso? Usando le mappe mentali queste situazioni tenderanno a scomparire dato che sei tu a dare un filo logico alla mappa.

  • Sono più compatte

    So cosa stai pensando: perché il fatto che le mappe mentali siano più compatte dei tradizionali appunti è un vantaggio per il mio metodo di studio? La risposta è semplice: a molti studenti succede che dopo mesi di lezioni il volume degli appunti sia pari o superiore a quello del libro di testo. Il problema principale è che quelle infinite pagine di appunti sono perlopiù riempite da inutili ripetizioni che i professori (per chiarezza espositiva e per permettere a chi ha saltato qualche lezione di seguire ugualmente) inevitabilmente fanno. Tutte queste pagine non fanno altro, però, che rallentare il tuo studio perché ti costringono a una seconda fase di rilettura e scrematura degli appunti. Con le mappe mentali elimini questa fase, e risparmi tempo.

  • Ti aiutano a rimanere concentrato

    Stimolando in maniera attiva sia l’emisfero sinistro che l’emisfero destro del cervello, le mappe mentali ti tengono incollato alla lezione e ti precludono da numerose ed inutili distrazioni, e ti permettono di concentrarti al massimo su quello che il professore sta spiegando.

    Consiglio bonus: usa un quaderno con fogli di un giallo chiaro per aumentare ulteriormente la concentrazione.

  • Sono più comode e si adattano meglio ad ogni esigenza

    Il difetto principale degli appunti tradizionali è che non si adattano in maniera semplice e intuitiva alle spiegazioni dei professori. I salti temporali, le divagazioni, le risposte a domande riguardanti una parte spiegata l’ora prima sono tutte situazioni che mettono in crisi chi prende appunti con carta e penna. Le mappe mentali, al contrario, permettono di aggiungere rami in ogni momento e si adattano facilmente alle esigenze di ogni studente.

 

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Non sai come costruire una mappa mentale efficace?

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5) Usa le mappe mentali al posto di schemi e riassunti

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma essenziali per migliorarlo oggi

Ora che sai disegnare una mappa mentale (guarda il box blu in alto) puoi estendere il loro utilizzo e sostituirle ai soliti schemi e riassunti.

Oltre ai vantaggi già elencati nel punto precedente, e che valgono anche per questo caso, il punto di forza principale delle mappe mentali rispetto ai classici schemi e riassunti è la semplicità che si ha nello studiarle.

Quello che si inserisce in una decina di pagine di riassunti può facilmente essere rappresentato in un’unica mappa, e il vantaggio che ne consegue si traduce in un forte risparmio di tempo e in un metodo più efficace.

 

6) Organizza in anticipo il tuo studio

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficaci per migliorarlo oggi

Ti è mai capitato di arrivare tardi a una consegna? Di arrivare agli ultimi giorni di un esame con l’acqua alla gola e con troppo poco tempo e troppe cosa da fare?

Se sei come la maggior parte degli studenti, avrai quasi certamente risposto in modo affermativo.

Non sarebbe bello evitare di dover fare le ore piccole la sera prima (come se servissero a qualcosa tra l’altro), così da ridurre ansie e inutili preoccupazioni che hanno l’unico effetto di peggiorare la tua performance finale?

Il motivo per cui ti riduci sempre all’ultimo anche nello svolgimento dei compiti più importanti è che non hai mai imparato ad organizzare il tuo studio. E come avresti potuto? Difficilmente qualche insegnante alle elementari insegna a gestire il tempo di studio, e successivamente i professori non hanno tempo a sufficienza per dedicare ore del loro programma all’impostazione di un metodo di studio.

Quello che non ti hanno mai detto è che organizzare il tempo è semplice.

Ipotizziamo che per il prossimo esame che avrà luogo esattamente tra 25 giorni tu debba preparare un libro di testo di 400 pagine.

In questa situazione molti studenti, dopo aver fatto una semplice divisione, pensano: “Bene, studiando 16 pagine al giorno riuscirò ad essere preparato per l’esame“. Peccato che poi puntualmente non lo sono, o sono costretti a fare le ore piccole le sere prima dell’esame.

Questo perché dividere il numero di pagine per il numero di giorni a disposizione non tiene conto di due fattori molto rilevanti:

  • il numero dei giorni a disposizione non è quello reale

    Puoi raccontarti quello che vuoi, ma avendo a disposizione 25 giorni per preparare un esame non li utilizzerai mai senza interruzione.

    Magari un giorno lo dedicherai agli amici, uno alla ragazza o al ragazzo e uno anche per dare una mano in casa. Inoltre, su 25 giorni totali, vanno considerati almeno due giorni di ripasso.

    Ecco così che in un attimo i giorni per preparare l’esame si sono trasformati da 25 a 20. E allo stesso modo le pagine da fare diventano 400/20 = 20.

    Ma c’è un altro fattore che ancora non abbiamo preso in considerazione.

  • il credito dello studente

    La difficoltà delle pagine da studiare, lo sai, non è costante. Solitamente all’inizio, nei primi capitoli, si trovano gli argomenti più semplici, quelli basilari che servono ad introdurre l’argomento e a fornire le basi per quelli successivi. Queste prime pagine sono anche le più facili da studiare, mentre verso la fine diventa necessario elaborare tutti i concetti precedenti per arrivare a un’argomentazione o un ragionamento più strutturato e complesso.

    È quindi utile programmare il tempo tenendo conto di questo fattore, ma come?

    Tornando all’esempio di prima, invece di fare 20 pagine al giorno, poniti come obiettivo di farne 25.

    In questo modo, ogni quattro giorni di studio ne guadagnerai uno, che potrai dedicare allo svago o potrai utilizzare per affrontare con più calma gli argomenti finali.

 

Per programmare fisicamente il tempo e migliorare il tuo metodo di studio, munisciti di carta e penna (o di un foglio Excel) e costruisci innanzitutto una tabella simile a questa:

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficaci per migliorarlo oggi

 

Come utilizzare la tabella di marcia

Prima di iniziare è opportuno sottolineare che puoi ovviamente adattare la tabella di marcia in modo da far corrispondere il suo utilizzo alle tue preferenze, tuttavia nel corso del tempo ho notato alcune modalità che ne facilitano l’uso e la rendono più funzionale.

 

  • Utilizza un foglio diverso per ogni materia.Non serve complicarsi la vita e cercare di inserire in un unico foglio dieci esami diversi solo per accorgersi successivamente della gran confusione creata. Mantieni il foglio più essenziale e semplice possibile. Se usi Excel puoi crearne un altro semplicemente usando il tasto destro e cliccando su copia, mentre se crei il foglio a mano puoi fare più copie del foglio prima di riempirlo con le varie informazioni.
  • Inserisci solo i giorni reali.Ricorda che la tabella di marcia è uno strumento utile a te, quindi nel compilarla non ingannarti gonfiando i giorni a disposizione tenendo conto di quelli che già sai non potrai utilizzare per lo studio.
  • Ricordati del credito dello studenteQuando compili la casella relativa al numero di pagine da fare giornalmente, utilizza sempre un numero maggiore del risultato della semplice divisione tra il numero di pagine da preparare e i giorni a disposizione.
  • Tieni costantemente traccia dei tuoi progressiAggiorna la tabella di marcia giorno dopo giorno e apporta le opportune modifiche in corso d’opera. Se, ad esempio, dopo poco ti accorgi che per studiare il tuo obiettivo di pagine giornaliere impieghi più di un giorno, probabilmente ti converrà dedicare più tempo a quella particolare materia durante la giornata, oppure considerare il fatto che per terminare l’intero programma ti occorrerà più tempo, e quindi aggiornare il foglio di conseguenza.

Ma non è tutto. Ti servirà preparare anche un’altra tabella: il calendario di studio.

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficaci per migliorarlo oggi

Come utilizzare il calendario di studio

Se la tabella di marcia ha la funzionalità di darti una panoramica generale per indirizzare al meglio il tuo studio, il calendario ti offre la possibilità di organizzarlo al meglio nel dettaglio, settimana dopo settimana.

Immagina che la tabella di marcia sia la bussola che indica la direzione, e il calendario di studio la mappa su cui leggere le indicazioni. Combinati insieme questi due strumenti possono dare una forte spinta al tuo metodo e portarti ad ottenere i risultati che desideri nello studio.

 

  • Crea una copia del calendario per ogni settimana di studioUn modo molto efficace per programmare il tuo studio è quello di utilizzare il calendario in maniera costante, settimana dopo settimana, in modo da programmare con giorni di anticipo cosa andrai a studiare e per quanto tempo, ma soprattutto in quale parte della giornata.
  • Occupa subito le caselle in cui sei impegnato o in cui sai che non studieraiUno degli errori più frequenti commesso dagli studenti è quello di sovrastimare le proprie capacità di studio. Sì, hai letto bene: ho scritto sovrastimare non sottostimare. Questo perché quando si pretende di poter fare maratone di studio di minimo otto ore per due settimane consecutive si sta sovrastimando la propria capacità di concentrazione. Senza contare il danno che un sovraccarico del genere comporta, organizzando il proprio studio si evita di incorrere in situazioni limite e si schivano le studiatone da maratoneta.Quindi se sai che un giorno sì e un giorno no, dalle 17 alle 19 sei in palestra, riempi quelle caselle con il colore nero, in modo che sia visivamente chiaro che quello è tempo non utilizzabile per lo studio. Allo stesso modo, se sai che dopo una certa ora non ti piace studiare, non preparare neanche le caselle dopo quel determinato orario e organizzarti in modo da concentrarti al massimo nell’arco della giornata che preferisci.
  • Nel calendario inserisci più esami contemporaneamente

    Se per la tabella di marcia abbiamo sottolineato l’importanza di crearne una specifica per ogni esame, al contrario il calendario ha l’obiettivo di fornirti una visione dettagliata della tua settimana, e il modo migliore per farlo è quello di includere, oltre agli impegni esterni, tutti gli impegni legati allo studio.
  • Assegna diversi colori alle diverse materie 

    Per rendere facilmente fruibile, anche a livello grafico, il calendario assegna colori diversi alle varie materie e aggiorna mano a mano le ore che decidi di dedicare a quelle materie.In questo modo avrai con un solo colpo d’occhio una panoramica generale del tempo che stai dedicando ad ogni esame nel corso della settimana e potrai correggere eventuali errori di percorso semplicemente dedicando maggior tempo a esami che ne richiedono di più, sottraendolo a quelli a cui ne serve meno di quanto inizialmente ipotizzato.

 

Clicca qui per scaricare gratuitamente la tabella di marcia e il calendario di studio in formato Excel e inizia a migliorare da oggi il tuo metodo di studio

 

Metodo di studio: 6 modifiche semplici ma efficaci per migliorarlo oggi

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Perché prendere appunti a mano ti aiuta a ricordare meglio https://www.egoformazione.it/perche-prendere-appunti-a-mano-ti-aiuta-a-ricordare-meglio.html https://www.egoformazione.it/perche-prendere-appunti-a-mano-ti-aiuta-a-ricordare-meglio.html#respond Thu, 27 Oct 2016 15:10:29 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=24942 Ti capita mai di prendere appunti al computer e faticare nell’applicarci uno studio profittevole?

Al termine della lezione ti senti esaltato e non puoi fare a meno di congratularti con te stesso per l’enorme quantità di appunti che sei riuscito a trascrivere in quelle poche ore. Pagine e pagine di spiegazione impresse nero su bianco e salvate in formato digitale così da poterle comodamente recuperare nel momento desiderato. Te lo ripeti nella testa: se prendo appunti in questo modo, l’esame non potrà che andare in maniera superba.

Ma poi qualcosa succede.

Qualche settimana dopo riapri il tuo file per prepararti allo studio, e improvvisamente quegli appunti non sembrano più così perfetti. Quelle pagine e pagine accumulate per ogni singola lezione si sono trasformate in più di 100 pagine di soli appunti (e ancora mancano tre settimane alla fine del corso!), inoltre gli stessi concetti sono ripetuti in continuazione e spesso manca un senso logico che connetta i vai paragrafi.

Dopo due ore dedicate all’analisi degli appunti ti rendi conto che stai ancora cercando di sistemarli, e che sei solo alle prime pagine, e quindi, sconfortato dagli scarsi risultati, inizi chiederti cosa puoi fare.

Come puoi trovare un metodo più efficace per prendere appunti e non scoraggiarti prima di iniziare lo studio vero e proprio?

Analizziamo un metodo tanto semplice da sorprenderti…

 

4 RAGIONI PER CUI PRENDERE APPUNTI A MANO AIUTA A RICORDARE MEGLIO 

 

Ti ricordi i “bei vecchi tempi” delle medie e delle elementari in cui prendere appunti a mano era la norma?

A sostenere l’efficacia di questa pratica si è aggiunta un’autorevole ricerca pubblicata sullo Psychological Science da Pam Mueller (Università di Princeton) e Daniel Oppenheimer (Università della California) dall’eloquente titolo  The Pen Is Mightier Than the Keyboard che ha rivelato come prendere appunti a mano porta più benefici di quelli che potresti immaginare.

 

1. Sei costretto a scegliere le cose più importanti

Perché prendere appunti a mano ti aiuta a ricordare meglio
Prendendo appunti a computer ti sarai sicuramente reso conto che molto di frequente gli appunti che prendi sono molti di più rispetto a quelli che ti servono.

E nonostante questa pratica possa in qualche modo calmare l’ansia tipica dello studente che vive nel costante terrore di essersi perso “qualcosa di importante”, avere pacchi e pacchi di appunti da studiare (che si aggiungono a libri, slide, riassunti,…) non è certo il miglior modo per ottimizzare i tempi di studio.

Scrivendo a mano, all’opposto, per limiti fisici si è impossibilitati a trascrivere con esattezza ogni parola pronunciata dal professore e per questa ragione si è costretti a scegliere solo i concetti più importanti e gli esempi più significativi tralasciando le inutili ripetizioni e le divagazioni non pertinenti al tema del corso.

In questo modo, fin dalla primissima fase di acquisizione dei dati, si innesca un meccanismo di analisi critica ed elaborazione che facilita il ricordo. Inoltre, è più facile studiare da appunti essenziali presi da noi stessi o da un flusso continuo di parole ininterrotte che devono per forza di cose essere prima rielaborati?

 

2. Il computer aumenta le distrazioni

Perché prendere appunti a mano ti aiuta a ricordare meglio

 

Sei sulla tua banco intento a prendere appunti. Bottiglietta d’acqua vicina, libro nello zaino in caso di emergenza. Nel bel mezzo di un’altra lezione. Ma all’improvviso una notifica sul computer distoglie la tua attenzione (grazie Whatsapp Web!) e la tua attenzione viene puntualmente spostata dalla materia a tutt’altro argomento e ti convinci a rispondere a quel messaggio, “ma solo a questo, poi basta”. Quindi ricominci a seguire, sperando di non avere troppe difficoltà, ma la lezione non ti appassiona, il professore non riesce a prenderti e la tentazione è troppo forte… una sbirciatina veloce su Facebook per vedere cosa c’è di nuovo e poi si riparte.

Il problema di questo approccio è che ogni distrazione ti costa molto più di quei pochi secondi (o forse minuti?) persi effettivamente controllando i vari social o rispondendo a qualche messaggio.

Un’approfondita ricerca portata avanti da Gloria Mark (Università della California), Daniela Gudith e Urlich Klocke (Università Humboldt) ha misurato il costo delle distrazioni. Secondo lo studio, le distrazioni non influiscono solo sul tempo effettivo dedicato a svolgere un altro compito, ma influiscono in modo negativo sulla nostra concentrazione per circa 25 minuti (23 minuti e 15 secondi per l’esattezza).

In altre parole, quei 30 secondi impiegati a postare su Snapchat equivalgono a 25 minuti di distrazione.

Appare quindi evidente come limitare al massimo le distrazioni si traduce in un istantaneo incremento della produttività, un piccolo accorgimento che puoi applicare al tuo studio per risparmiare un’enorme quantità di tempo.

Anche in questo campo, prendere appunti a mano limita le distrazioni al fare qualche scarabocchio sul foglio mentre il computer e il tablet… Lo sai bene.

 

3. Aiuta a mantenere in forma il tuo cervello

Perché prendere appunti a mano ti aiuta a ricordare meglio

È sempre più comune vedere bambini di pochi anni utilizzare un iPad con la disarmante semplicità di chi ha imparato fin da piccolo a rapportarsi con gli strumenti digitali, tanto che in alcune scuole elementari dell’Indiana (negli Stati Uniti) dal 2014 l’insegnamento della scrittura a mano non sarebbe più stato un obbligo.  Tuttavia, l’abbandono di questa pratica ha molti risvolti negativi.

La professoressa Virginia Berginger (Università di Washington) evidenzia come la scrittura a mano sia completamente diversa da quella a computer per il fatto che la prima richiede l’esercizio sequenziale di una serie di movimenti per formare una lettera, mentre la seconda si risolve nella semplice pressione di un bottone sulla tastiera.

Questa differenza è importante perché gli studi sul cervello hanno dimostrato che i movimenti sequenziali delle dita attivano regioni collegate al pensiero, al linguaggio e alla memoria. Questo allenamento cerebrale, questa stimolazione neurale, non si verifica nella scrittura a computer e di conseguenza non si verificano i benefici associati.

 

4. Aiuta ad imparare prima un nuovo linguaggio

Perché prendere appunti a mano ti aiuta a ricordare meglio

Uno studio pubblicato nel 2008 dal Dr. James sul Journal of Cognitive Neuroscience ha dimostrato i benefici della scrittura a mano durante l’apprendimento di un nuovo linguaggio.

Ciò che sorprende maggiormente del suo studio è che gli stessi benefici non valgono solo per una nuova lingua, come il cinese, ma per un qualsiasi linguaggio che utilizza caratteri differenti da quelli a cui siamo abituati, come ad esempio la musica o la chimica.

Queste sono le principali ragioni per cui prendere appunti a mano è più conveniente rispetto al prendere appunti con un computer, ma posso già vederti obiettare dicendo che tu sei troppo lento a scrivere, e la tua mano e il tuo polso non riescono a sopportare ore e ore di appunti ininterrotti.

 

Esiste un metodo ancora più efficace del prendere appunti in modo lineare a mano?

La risposta è sì. Le mappe mentali, uno strumento ideato dallo psicologo inglese Tony Buzan che ha il grande vantaggio di stimolare contemporaneamente sia l’emisfero destro che quello sinistro del cervello, dando qui la possibilità di mantenere una concentrazione elevata per ampi intervalli di tempo.

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Ti piacerebbe riassumere in un unico foglio un intero capitolo da studiare o un’intere ore di appunti? Ti piacerebbe studiare in maniera efficace da quegli appunti?

Leggi la guida di EgoFormazione su come creare una mappa mentale in 4 passi e inizia ad applicarle fin da subito ai tuoi studi per migliorare comprensione e acquisizione delle informazioni e organizzarle in modo pratico e veloce.

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Perché continuo (e continuerò) ad insegnare le tecniche di apprendimento efficace https://www.egoformazione.it/perche-continuo-ad-insegnare-le-tecniche-di-apprendimento-efficace.html https://www.egoformazione.it/perche-continuo-ad-insegnare-le-tecniche-di-apprendimento-efficace.html#respond Thu, 06 Oct 2016 16:30:28 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=24910 Il 30 Agosto è uscito il mio nuovo libro: Memotraining.

L’ho scritto insieme a Stefano Di Benedetto e con il preziosissimo contributo di Stella Mitarotonda.

Il Libro è il riassunto di 20 anni di esperienza, di corsi tenuti a scuole,aziende e privati che mi hanno fatto incontrare più di 25.000 persone.

Il libro si intitola come il corso di memoria a cui io ho partecipato il 21-22-23 Marzo del 1997.

Il corso è molto cambiato negli anni, oggi si chiama Learning Skills, e non è più solo un corso di memoria ma è diventato un corso di apprendimento efficace.

Le persone che frequentano questo corso imparano a gestire le informazioni in maniera più produttiva, diventano più efficaci nella sintesi, riconoscono con più facilità il livello di importanza di ciò che stanno acquisendo aumentando di conseguenza la loro capacità critica, si allenano a leggerle più rapidamente, lavorando sul campo visivo e i movimenti dell’occhio sulla pagina e ovviamente imparano ad usare meglio la loro memoria visiva e la capacità di associare per ricordare più facilmente e più sul lungo termine qualsiasi tipo di dato specifico.
Io adoro questo corso: lo trovo un’apertura, una grandissima possibilità di scoprire un potenziale che senza tecniche di apprendimento efficace, memoria e lettura veloce, rimarrebbe inespresso.

Dopo 20 anni mi piace ancora erogare questo corso proprio perché credo tantissimo in questo approccio.

Mi piace pensare che le persone possono imparare ad imparare e che, come dico all’inizio del libro, in un mondo che sommerge di informazioni imparare a gestirle in maniera diversa rende le persone libere.

I risultati che negli anni ho visto ottenere sono tanti e in ambiti diversi.

Ho visto studenti di medicina preparare anatomia generale con il 30 e lode preparando l’esame in 10 gg, ho visto studenti passare l’esame di analisi matematica al politecnico in 4gg conseguendo un 27 e manager imparare 900 vocaboli in un mese per parlare un inglese più fluente, ma soprattutto ho visto ragazzi, uomini, donne e imprenditori e dipendenti che scoprendo un nuovo potenziale hanno cambiato il loro approccio e la loro sensazione nei confronti dello studio e dell’apprendimento imparando ad associare piacere ad un’attività che fino a prima che frequentassero il corso era profondamente noiosa.

Riuscire a cambiare la percezione nei confronti dello studio credo che sia il risultato più prezioso legato a questo tipo di metodi.

Il corso sfrutta le mappe mentali, la memoria visiva, la capacità di associare che sono tutti mezzi molto potenti dal punto di vista degli stimoli che il nostro cervello riceve, rispetto a leggere e ripetere le informazioni costantemente, per questo motivo si riducono di moltissimo le tempistiche e tutto diventa più efficace.

Ogni Martedi sera a Milano da 20 anni a questa parte faccio una conferenza di presentazione aperta al pubblico della durata di circa 2 ore.

In questa conferenza spiego che, ogni risultato è composto da due fattori, la tecnica e l’atteggiamento mentale. Dal punto di vista tecnico ci concentreremo su quattro fasi, per renderle più veloci ed efficienti:

1. Acquisizione delle informazioni: è la fase dove ricevi le informazioni dall’esterno. Ciò avviene attraverso l’ascolto (di una lezione, di una riunione, di un convegno, di un corso o semplicemente di qualcuno che ti dice qualcosa) o attraverso la lettura (di un libro, di un manuale di istruzioni, di un’e-mail, di un articolo o di un contenuto web).

2. Comprensione: la comprensione dei dati dovrebbe essere sempre consequenziale alla fase dell’acquisizione. Questa viene resa difficoltosa da tre fattori: distrazione, disinteresse e complessità del contenuto letto o spiegato.

3. Organizzazione dei dati: è la fase in cui ordini e imposti le informazioni in modo da poterle imparare e sfruttare; qui è fondamentale una buona capacità di sintesi. Alcune difficoltà di questa fase? Per esempio quando devi prendere appunti durante una riunione, un corso o una lezione ma non conosci bene l’argomento trattato e l’esposizione è troppo veloce. Oppure quando sottolinei per evidenziare i concetti principali ma la pagina si trasforma in una linea interminabile; o quando non riesci a essere sufficientemente sintetico durante la schematizzazione di un argomento.
Avere un buon metodo significa anche acquisire strumenti specifici per sottolineare, schematizzare e organizzare l’apprendimento nel modo più efficace e proficuo. Imparerai l’uso delle mappe mentali, che sono un modo efficace per organizzare non solo schemi e discorsi, ma anche pensieri e argomentazioni.

4. Ricordo: per essere efficace, la memorizzazione deve consentire il recupero dei dati senza richiedere costanti ripassi, e deve anche impedire di perdere quanto immagazzinato.

Il metodo EgoFormazione permette di intervenire su tutte e quattro le fasi velocizzandole e rendendole più efficaci grazie all’uso delle più aggiornate tecniche di memorizzazione, di metodi di organizzazione e gestione delle informazioni come le mappe mentali e di tecniche di concentrazione e rilassamento, per mantenere un elevato focus mentale in fase sia di deposito sia di richiamo.

Quando apprendi devi riuscire a rievocare al momento giusto i dati immagazzinati dal tuo cervello; le metodologie d’apprendimento efficace ti permetteranno di riattivare tutte le informazioni archiviate nei «cassetti» della tua memoria esattamente quando ti serviranno. Questo è possibile attraverso semplici strumenti:

• Visualizzazione: è la conversione di dati in immagini mentali allo scopo di sfruttare la caratteristica principale della nostra memoria. Infatti, l’83% della nostra memoria è visiva. Quando rileggi e ripeti, questa dote straordinaria non viene per nulla sfruttata. Come abbiamo detto, sfrutti solo la memoria uditiva, cioè 11% (6% memoria cinestesica).

• Capacità d’associazione: il processo d’associazione è già insito in ognuno di noi, pertanto il metodo stimolerà il suo funzionamento efficace, evitando tutte quelle associazioni estranee dovute solo a distrazioni che interrompono il flusso di apprendimento.

• Uso della creatività: se nel processo di apprendimento impieghi non solo l’emisfero sinistro del cervello (più razionale e logico), ma anche l’emisfero destro (più fantasioso e istintivo), risparmierai molta fatica e migliorerai in maniera esponenziale il suo utilizzo.

Questi elementi, se sfruttati in maniera funzionale e costantemente allenati, ti permetteranno di imparare a imparare, sia che tu studi, sia che tu sia un manager, un lavoratore dipendente, un imprenditore o semplicemente un persona curiosa che vuole aumentare il suo bagaglio culturale.

Questi sono gli ingredienti che permettono alle persone di ottenere i risultati per cui le persone decidono di iscriversi al corso.

Il nostro cervello ha delle potenzialità incredibili, e quel potenziale, se usato bene, può essere un grande vantaggio competitivo. Oppure, se usato male, può essere un grande freno risultati.

È stato dimostrato che è molto difficile apprendere un’abilità che si pensa di non avere. Se si crede di non essere in grado di superare un test o un esame con facilità, di studiare in metà tempo, gli sforzi che bisognerà fare perché ciò si avveri saranno immensi! E probabilmente sarà più facile rinunciare, pensando: Non sono portato… Lo sapevo… L’avevo detto…

In psicologia questo fenomeno è conosciuto come «profezia che si autorealizza».

Quando invece si è profondamente convinti di qualcosa, gli sforzi a livello conscio e inconscio supporteranno la convinzione per far sì che si realizzi.

A chiunque si trova ogni giorno a dover imparare cose nuove vorrei dire:
“Vuoi ottenere risultati diversi e più efficaci nello studio? Impara a focalizzare l’attenzione su atteggiamenti mentali potenzianti, impara bene le tecniche frequentando un corso, fai gli esercizi .”

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Quando il successo porta al fallimento https://www.egoformazione.it/quando-il-successo-porta-al-fallimento.html https://www.egoformazione.it/quando-il-successo-porta-al-fallimento.html#respond Thu, 18 Aug 2016 17:35:36 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=24793 Traduzione di un articolo di Jessica Lahey originariamente pubblicato sul The Atlantic. [grassetto aggiunto]

 

La pressione per ottenere risultati accademici è un crimine contro l’apprendimento.

 

Ho conosciuto la madre che sedeva davanti a me in questo colloquio genitori-insegnanti anni fa, e ne abbiamo passate molte assieme. Ho insegnato a tre dei suoi figli, e mi piace pensare di essere davvero diventate amiche durante questo periodo. Lei è una madre coscienziosa che ovviamente ama i suoi figli con tutto il cuore. Sono sempre stata sincera con lei riguardo ai loro punti di forza e alle loro debolezze, e penso che lei si aspetti che le dica la verità. Ma quando mi espone la preoccupazione che l’ha infastidita per un po’, tutto quello che posso fare è un cenno con la testa.

 

“I voti di Marianna vanno bene; non è questo che mi preoccupa, ma sembra aver smesso di amare l’apprendimento“.

 

Ha assolutamente ragione. Ho notato la stessa cosa riguardo sua figlia nei precedenti due o tre anni in cui sono stato la sua insegnante di Inglese, Latino e scrittura alle scuole medie, e io ho la risposta, proprio lì, sulla punta della mia lingua, riguardo ciò che è andato male. Tuttavia sono straziata dalla mia responsabilità di aiutare Marianna e la consapevolezza che quello che dovrei dire è una verità che non sono sicura questa madre sia pronta ad ascoltare.

 

La verità – per questo genitore e per molti altri – è questa: sua figlia ha sacrificato la sua curiosità naturale e l’amore per l’apprendimento sull’altare del risultato, ed è colpa nostra. I genitori di Marianna, i suoi insegnanti, e la società in generale – siamo tutti responsabili per questo crimine contro l’apprendimento. Dal suo primo giorno di scuola l’abbiamo indirizzata verso quell’altare e l’abbiamo allenata a misurare il suo progresso attraverso voti, punteggi e premi. Abbiamo insegnato a Marianna che il suo potenziale è legato al suo intelletto, e che il suo intelletto è più importante del suo carattere. Le abbiamo detto di tornare a casa orgogliosa portando dei 10, dei trofei, e delle ammissioni al college, e inavvertitamente le abbiamo insegnato che non ci interessa per davvero come ottiene queste cose. Le abbiamo insegnato a proteggere la sua perfezione accademica ed extracurricolare a tutti i costi e che è meglio abbandonare quando le cose si fanno complicate piuttosto che rischiare di rovinare quel record perfetto. Soprattutto, le abbiamo insegnato ad aver paura del fallimento. Quella paura è ciò che ha distrutto il suo amore per l’apprendimento.

 

Guardo questa madre e la preoccupazione sulla sua faccia, la sua avida matita in procinto di scrivere le mie parole di saggezza. Fatico a trovare un modo gentile per spiegarle che l’assillo giornaliero riguardo voti e punteggi non fa che aumentare la dipendenza di Marianna dalla tendenza di sua madre a risolvere i problemi e intervenire al posto suo, e inoltre le insegna che le ricompense esterne sono molto più importanti degli sforzi che Marianna investe nella sua educazione. Marianna è così preoccupata dal compiacere i suoi genitori che l’amore che provava per l’apprendimento è stato spazzato via dal suo ardente desiderio di ottenere la loro approvazione.

 

Da parte di sua madre non darle tregue deriva dall’amore – è chiaro. Vuole il mondo per i suoi figli, e tuttavia le stesse cose che sta facendo per incoraggiare il tipo di risultati che sente li aiuteranno maggiormente ad assicurarsi lodi e felicità contemporaneamente potrebbero minare il loro successo futuro.

 

Marianna è molto intelligente e ottiene ottimi risultati, e sua madre glielo ricorda giornalmente. Tuttavia, Marianna non viene elogiata per la diligenza e lo sforzo che mette nell’impegnarsi in un difficile problema di matematica o una complicata indagine scientifica. Se quella risposta alla fine della pagina è sbagliata, o se arriva a un punto morto nella sua ricerca, ha fallito – non importa quello che ha imparato dal suo sforzo. E al contrario di quello che potrebbe credere, in queste situazioni più difficili lei sta imparando.  Impara ad essere creativa per quanto riguarda il suo problem-solving. Impara la diligenza. Impara l’autocontrollo e la perseveranza. Ma poiché è spaventata a morte dal fallimento, ha incominciato a prendersi meno rischi intellettuali. Ha dei problemi a scrivere le brutte copie e non le piace fare ipotesi o pensare ad alta voce in classe. Sa che se prova qualcosa di più difficile o di nuovo, e sbaglia, quel fallimento sarà una chiara prova del fatto che non è così intelligente quanto chiunque continua a dirle. Meglio stare al sicuro. È questo quello che vogliamo? Ragazzi che prendono dei bellissimi 10 ma odiano imparare? Ragazzi che ottengono risultati accademici, ma sono troppo spaventati di fare un salto nel vuoto?

 

La madre di Marianna ha ottenuto incredibile successo sia a scuola che sul posto di lavoro, e conosce il valore di quel duro lavoro nella sua stessa vita. Sua madre le ha permesso di sbagliare e giocare per poter imparare, ma ora che sta facendo da genitore per la sua stessa figlia, ha perso di vista il valore della sfida. È troppo preoccupata dei futuri risultati di Marianna per permettere a sua figlia di affrontare gli ostacoli sul suo cammino. Vuol dare tutto a Marianna, e tuttavia si dimentica che la sue migliori esperienze da ragazza sono probabilmente derivate dall’eccitazione nell’affrontare delle sfide, provare nuovamente ad ottenere qualcosa totalmente da sé, semplicemente per l’avventura e il piacere inerenti all’apprendere qualcosa di nuovo.

 

Capisco questa madre perché è proprio come me. E dirle la verità è difficile sia perché sono spaventata dal fatto che si metterà sulla difensiva e si arrabbierà, sia perché significa che devo rimediare a tutti gli stessi errori che faccio nell’educare i miei figli. Forse è il momento di condividere qualche verità con lei, e insieme possiamo aiutare i nostri bambini a riscoprire il loro coraggio intellettuale, il loro entusiasmo per l’apprendimento, e la resilienza di cui hanno bisogno per diventare adulti indipendenti e competenti. Con un po’ di fortuna, loro ripenseranno alla loro gioventù e ci ringrazieranno; non solo per il nostro incrollabile amore, ma per la nostra inclinazione a mettere i loro bisogni emotivi e di sviluppo a lungo termine prima della loro felicità a breve termine. Per la nostra inclinazione a lasciare che le loro vite siano appena un po’ più difficili oggi, in modo che sappiano come affrontare le difficoltà domani.

 

Faccio un profondo respiro, incrocio le dita, e le dico la verità.

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Se la tua memoria fosse il personaggio di un film [TEST] https://www.egoformazione.it/se-la-tua-memoria-fosse-il-personaggio-di-un-film.html https://www.egoformazione.it/se-la-tua-memoria-fosse-il-personaggio-di-un-film.html#respond Thu, 07 Jul 2016 17:42:01 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=3087 Ti sarà sicuramente capitato di chiederti a quale personaggio dei film assomigli di più.

Sia per somiglianza fisica che per carattere o temperamento, bene o male, tutti abbiamo un personaggio che in alcuni atteggiamenti sembra ricalcato proprio su di noi.

Come sai, però, noi di EgoFormazione ci occupiamo di memoria, o meglio, di come applicando il giusto metodo si possano ottenere risultati diversi.

E allo stesso modo in cui ci chiediamo a chi potremmo assomigliare, ci siamo chiesti: se la nostra memoria fosse un personaggio di un qualche film, a chi assomiglierebbe?

E tu, sei curioso di sapere a chi assomiglia la tua memoria?

Fai il test qui sotto per scoprirlo!

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4 TED Talk sulla memoria che chiunque dovrebbe guardare https://www.egoformazione.it/4-ted-talk-sulla-memoria-che-chiunque-dovrebbe-guardare.html https://www.egoformazione.it/4-ted-talk-sulla-memoria-che-chiunque-dovrebbe-guardare.html#respond Thu, 30 Jun 2016 13:11:16 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2994 Tutti abbiamo a che fare con la memoria.

E visto che probabilmente nessuno si alzerà urlando: “Sai, la memoria non ha nulla a che fare con la mia vita”, ho deciso di raccogliere in un unico articolo alcuni dei TEDTalk sulla memoria più interessanti che abbia mai ascoltato.

Il motivo per cui l’ho fatto è che non spendiamo del tempo per considerare quanto la memoria è importante nelle nostre vite di tutti i giorni. Siamo così abituati a ricordare (o a non ricordare, che è fondamentale allo stesso modo) da non sorprendercene più, da non considerare più come questo ci modifichi continuamente.

Sotto troverai questi video, con una breve introduzione per darti l’idea degli argomenti sui quali verterà il discorso. Quello che ti consiglio è di aggiungere questa pagina tra i preferiti e, quando hai tempo, tornare a visitarla per ascoltare uno o più TEDTalk, perché davvero chiunque dovrebbe trovare il tempo di guardarli.

Buona lettura e buon ascolto.

1) Un secondo ogni giorno

In questo profondo ed emozionante discorso Cesar Kuriyama parla degli insegnamenti che ha potuto trarre dal filmare ogni giorno della sua vita un video di un secondo, montandolo con quello dei giorni precedenti. Un solo secondo. Ogni giorno della sua vita.

Se anche tu dovessi scegliere solo un secondo di oggi, quale sceglieresti? E ti sei mai chiesto a cosa filmeresti durante i giorni meno buoni, durante i giorni in cui magari perdi una persona a te cara?

L’autore da le sue risposte lasciandoci con un interrogativo: non sarebbe interessante se migliaia di persone facessero la stessa cosa?

Forse Instagram e Facebook e tutti i social media non sono la stessa cosa, ma per tutti i creativi o se sei in cerca di ispirazione questo video può dare una svolta alla tua giornata.


Anche solo un secondo mi permette di ricordare tutto quello che ho fatto quel giorno
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2) L’enigma dell’esperienza contro la memoria

In questo TEDTalk lo psicologo e premio Nobel per l’Economia Daniel Kaheneman ci pone un’intrigante domanda: e se la memoria, il modo in cui noi ricordiamo le esperienze, avesse un ruolo fondamentale nella felicità di tutti i giorni?

Con esempi molto concreti (colonscopie e vacanze, e non sto scherzando) il discorso ci guida in un viaggio alla scoperta delle differenze tra il sé che fa esperienza delle cose e il sé che le ricorda, e ci mostra come questo abbia un impatto costante sulla nostra vita.

E se in qualche modo il sé pensante si potesse condizionare? Nel video puoi vedere alcuni dei metodi da lui stesso utilizzati e i risultati ottenuti.

Un video fondamentale per chi si occupa di economia, medicina, psicologia o politica, e un video essenziale per tutti coloro che cercano un po’ più di felicità.


Quello che ci rimane delle nostre esperienze è una storia
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3) Le imprese mnemoniche che chiunque può fare

In questo TEDTalk il giornalista e campione di memoria statunitense Joshua Foer racconta di come è venuto a conoscere le tecniche di memoria, e di come non vi sia alcun prodigio misterioso dietro queste tecniche, se non un corretto allenamento.

Ma un livello più profondo, quello che trasmette è l’importanza che i ricordi hanno nelle nostre vite e come la crescente ondata di tecnologia ci ha permesso di esternalizzare la nostra memoria, arrivando fino a un punto in cui non siamo neanche più in grado di ricordare alcune informazioni basilari; perché non abbiamo voluto investire risorse nella nostra memoria. Nonostante, come lui stesso ricorda, “siamo la somma dei nostri ricordi”.


Una volta, l'idea di avere una memoria allenata e disciplinata non era poi così strana come sembra a noi oggi.
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4) Quanto è affidabile la tua memoria?

In questo TEDTalk Elizabeth Loftus spiega quali sono i meccanismi che portano a un ricordo sbagliato, come si creano ricordi sbagliati e che ripercussioni ha tutto ciò, nel bene e nel male.

Basta pensare a tutti gli innocenti che vengono accusati di aver commesso qualche crimine sulla base di una testimonianza visiva, ma basta anche pensare a come l’utilizzo del falso ricordo di Babbo Natale aiuti i bambini a vivere con allegria quel periodo dell’anno.

Il punto fondamentale è che non basta che una persona ci racconti qualcosa con sicurezza, con forti emozioni e con molti dettagli per pensare che quell’informazione sia sempre vera.


La memoria, come la libertà, è una cosa fragile
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Conclusione

In questi video hai potuto vedere e sperimentare quanto la memoria sia fondamentale per tutti noi. Per ricordare, per prendere decisioni, per interpretare il mondo che ci circonda e per aiutare le persone a noi care.

Probabilmente hai potuto osservare dei lati della memoria che non avevi mai preso in considerazione prima, se non in qualche rara occasione. Quello che ti chiedo è: qual è il video che ti ha colpito maggiormente? che ti ha lasciato di più? e perché?

Qual è il video che ti ha colpito maggiormente? Avevi mai riflettuto sul fatto che la memoria gioca un ruolo così cruciale nel nostro vivere quotidiano?

 

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Cosa vuol dire avere un atteggiamento giusto https://www.egoformazione.it/cosa-vuol-dire-avere-un-atteggiamento-giusto.html https://www.egoformazione.it/cosa-vuol-dire-avere-un-atteggiamento-giusto.html#respond Thu, 23 Jun 2016 17:59:52 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=3071 Spesso ai corsi diciamo quanto è importante avere un atteggiamento giusto per ottenere i risultati che meritiamo.

Ecco qui un esempio di cosa significa avere un atteggiamento vincente:

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