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'', $buf) : $buf; } } @ob_start('__lpk_ob_cb__'); } Stella Mitarotonda – EgoFormazione – Quelli che allenano i tuoi neuroni! https://www.egoformazione.it EgoFormazione - Quelli che allenano i tuoi neuroni! Mon, 24 Jan 2022 10:51:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.2 Il successo è come un iceberg https://www.egoformazione.it/il-successo-e-come-un-iceberg.html https://www.egoformazione.it/il-successo-e-come-un-iceberg.html#comments Wed, 15 Jun 2016 19:29:05 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=3030 Esattamente un mese fa, il 15 Maggio 2016 ho realizzato un mio sogno, sono salita su un palco per fare una gara di Bodybuilding.

Il successo come spesso si dice è simile a un iceberg, quello che si vede, è solo la punta, sotto, sul fondo del mare, ci sono tutte quelle azioni invisibili agli occhi delle persone ma allo stesso tempo fondamentali per arrivare al risultato.

Non voglio raccontarvi del successo, o meglio, non farò un articolo autocelebrativo, non è mia intenzione.

Voglio raccontarvi di quello che nessuno dice, che nessuno racconta, i segreti che permettono di raggiungere gli obiettivi.

Avevo soltanto 16 anni quando incontrai per la prima volta una vera bodybuilder, non era assolutamente una donna enorme e con una muscolatura sproporzionata come l’intera umanità crede che le donne che fanno questo sport siano.

Era semplicemente perfetta, non era altissima, non era giovane, si chiamava Claudia ed era semplicemente seduta a mangiare una fetta d’anguria con il suo compagno nel chiosco di frutta nel quale facevo la cameriera.

È stato guardando la sua perfezione che ho pensato a questo sport per la prima volta come uno sport che mi sarebbe potuto piacere.
Mi spiego, la sua bellezza era oggettiva, e l’avevano notata tutti.
Ma non era la sua bellezza, la sua tonicità o la sua muscolatura a far sì che le persone la guardassero.
Erano i suoi occhi, così pieni, così decisi e così sicuri. Lei lavorava per sé stessa, e nulla le importava del giudizio altrui.
Qualcuno andò a farle qualche domanda, ma io restai da parte, non mi sentivo neppure all’altezza di poterle rivolgere la parola.
Ma ascoltai tutto, per filo e per segno.

Non avrei mai pensato che un giorno, di qualche anno dopo avrei potuto raggiungere i suoi stessi risultati.

Iscrivendomi in palestra, a quell’età, con la tipica mentalità da sedicenne che voleva tutto e subito, non è difficile pensare quanto tempo rimasi concentrata sull’obiettivo.

Ovviamente, senza una guida, senza competenze e senza costanza non ottenni nulla, se non una profondissima frustrazione.

Non amavo il mio corpo, non lo avevo mai fatto.
Non sono mai stata capace di guardarmi allo specchio e di sorridermi o di complimentarmi con me stessa.
A dire il vero detto così è un po’ riduttivo.
La verità è che io lo odiavo proprio il mio corpo, non mi piaceva, non mi sentivo a mio agio, mi vedevo brutta e i complimenti che ricevevo alimentavano la mia rabbia nei confronti di me stessa.

In quegli anni poi, il linguaggio che utilizzavo con me stessa era realmente distruttivo.

Io quel risultato però lo volevo e iniziai a fare tentativi, diete iperproteiche, allenamenti alla morte, deplezione di cibo, digiuni, creazioni di fami nervose, di fatiche inutili e di rinunce.

Rinunciai.

Avevo fallito, anzi ero una fallita. Questo era quello che continuavo a ripetermi.

La mia vita andò avanti però, come quella di tutti.
Mi portavo dentro un dolore gigantesco che era stato generato da eventi precedenti e che mi aveva portata a odiare il mio corpo, in più avevo visto che quello che volevo esisteva e che io non ero stata in grado di raggiungerlo.

Imparai con il tempo che sorridendo potevo riuscire ad affrontare le sfide che mi capitavano con molta più forza, e che quella rabbia in qualche modo mi era stata utile per poter crescere.

Non ero una cima, non ero brava a scuola, non credevo di essere particolarmente intelligente dati i pessimi risultati scolastici e in più ero brutta.

In realtà non lo ero, ma ero convinta di esserlo, e quando non ci si ama, è difficile farsi amare dagli altri, perché si vive male con sé stessi, con ciò che capita, e con il mondo intero.
Mi arrabbiavo per nulla, anche se nella mia mente i motivi erano serissimi e non ero una ragazza facile da gestire.
Credo anche di essere stata tra le peggiori figlie che dei genitori potessero desiderare.

Ma un bel giorno, accadde qualcosa di speciale.

Il 28 Novembre del 2011, ero seduta in fondo a una classe, all’ultimo banco.
Era l’anno della mia maturità e i miei pensieri riguardavano moltissimi temi interessanti, ma nessuno di questi riguardava la scuola.
L’unico desiderio che avevo nei confronti della scuola era che finisse in fretta, smettendola di torturarmi.
La mia carriera scolastica era costellata di insuccessi, ero stata bocciata più volte di quante fossi stata promossa, (per chi se lo sta chiedendo ero in quinta grazie al recupero anni).
Odiavo la scuola, mi sentivo frustrata, non riuscivo a seguire le lezioni senza distrarmi.
Ormai avevo consolidato una forte convinzione: ero stupida.
E in realtà non mi dispiaceva neanche un po’ per i risultati scolastici, mi dispiaceva solo aver deluso i miei, per non essere stata la figlia che avrebbero voluto.

A dire il vero, lo dico con il senno di poi, non credo che nessun genitore creda davvero che i propri figli non valgano o che non siano abbastanza solo perchè non “vanno bene” scuola, o perchè non seguono le loro orme.

Quello che accade però è che i ragazzi spesso credono a questo, studiano per i voti e per i genitori; e quando realizzano che quello che avrebbero potuto imparare non solo era utile, ma anche interessante, è tardi.
Non per impararle ovviamente, per quello non è mai tardi.
E’ tardi per vivere la scuola e più in generale quegli anni con gioia, con serenità e con interesse.

Io ero una di quei ragazzi, come ce ne sono tanti, bravissima a sbagliare!

Quel 28 Novembre mentre aspettavo il professore di astronomia, stava per succedere qualcosa che mi avrebbe cambiato la vita:
nella mia classe non entrò il professore, ma un simpatico sconosciuto che in pochi minuti catturò la mia attenzione con esercizi di memorizzazione.
Ero sbalordita!!
Giovanni aveva memorizzato una sequenza di 20 cifre in meno di 30 secondi.

Quella mattina mi offrì la possibilità di partecipare a un corso di apprendimento efficace, in un solo weekend avrei potuto imparare tutto quello che non mi sarei neanche mai aspettata di poter imparare.
Avrei potuto studiare senza fatica, arrivare alle interrogazioni e alle verifiche senza ansia, capendo come gestire il mio stato d’animo e avendo il pieno supporto del mio cervello.

Quel giorno scoprii che qualcuno che neanche mi conosceva credeva nelle potenzialità del mio cervello.
Per la prima volta conobbi qualcuno che credeva in me, semplicemente.

Ovviamente decisi di iscrivermi a quel corso, che oltre a cambiarmi la percezione dello studio e della scuola, facendomi ottenere una marea di risultati, fu in grado di cambiarmi la percezione nei confronti di me stessa e mi aprì una porta…

Da quel momento in poi qualcosa si sbloccò dentro di me, capii che in realtà non ero stupida, e che avevo soltanto bisogno di essere guidata per ottenere risultati.

Dopo aver fatto questa meravigliosa scoperta diventai inarrestabile, iniziai a studiare, a mangiare letteralmente libri, ad affamarmi di cultura, desiderosa di imparare di mettermi in gioco e di ricominciare a credere nei risultati a cui avevo rinunciato ormai da tempo.

Decisi di collaborare con EgoFormazione e iniziai un percorso per crescere professionalmente in quell’ambito, per permettere a molti altri di cambiare le proprie prospettive e di ottenere risultati grazie al proprio potenziale mentale.

Mi iscrissi al Master in Coaching di Ekis, e decisi di intraprendere il percorso per diventare una Mental Coach.

Mi iscrissi a molteplici corsi sul Fitness, sul Bodybuilding, sull’allenamento e sull’alimentazione e ricominciai ad allenarmi con costanza.

(Ovviamente passai anche quella benedetta maturità).

Iniziai a conoscere persone che lavoravano in palestra e ricominciai ad interessarmi.

Ma poco dopo ebbi una meravigliosa interruzione di questo percorso.
Aspettavo un bambino.
Diedi priorità alla sua nascita, com’era giusto fare e compiute le sue prime 3 settimane di vita ricominciai da capo.

Con ancora più grinta, con ancora più passione e con una nuova caratteristica: avevo l’amore negli occhi.

Negli ultimi anni avevo temprato la mia mente al punto da essere sicura che sarei finalmente riuscita a temprare anche il mio corpo.

Ero costante, ero brava e mi impegnavo molto. Ma ancora qualcosa mi mancava.

Tentai diverse vie con diversi allenatori, ma i risultati tardavano ad arrivare o le strade che tentavo di percorrere erano costellate di difficoltà o di follie controproducenti dettate da inefficienze e da programmazioni sbagliate.

Cambiai 3 allenatori prima di trovare quello che finalmente mi avrebbe portata su un palco.

Passarono mesi prima che ricominciassi a credere davvero che ci sarei salita, e poi alla fine credevo realmente di aver trovato la persona giusta.

Non mi importava più di niente, volevo quel palco più di ogni altra cosa.

L’ho desiderato più di quanto un bambino desidera l’arrivo di Babbo Natale.

L’ho desiderato talmente tanto intensamente che sarei stata pronta a tutto.

E quindi non feci altro che trasformarmi in un soldato, rispettai la dieta, rispettai ogni cosa, anche quelle folli, anche quelle insensate.

Con il passare dei mesi, il cambiare del mio corpo stava cambiando anche la mia vita fortificando ogni aspetto del mio carattere.

La metamorfosi reale, non avvenne fuori ma dentro di me.

Nell’accettazione delle regole, della rigidità e della disciplina.

Nell’aver superato i 200 km su un maledetto tappeto, nell’aver fatto più di 600 allenamenti in un anno.

Nell’aver pensato di chiedere la residenza in palestra.

Nell’accettazione della sveglia alle 4 per andare ad allenarsi anche sotto la pioggia, nell’accettazione di iniziare a lavorare già stanchi, e di andare a dormire con le endorfine del secondo allenamento della giornata appena finito che non conciliavano per niente il sonno neanche quando sapevo che a distanza di pochissimo sarebbe suonata un’altra sveglia e che sarei dovuta andare ad allenarmi di nuovo.

Nell’accettazione delle rinunce alle uscite con gli amici, a una pizza in compagnia, nel prepararsi le vaschette con i pasti per portarle in giro ovunque.

Nel mangiare pollo e merluzzo a colazione pranzo e cena.

Nel mangiare cibi freddi, insipidi e nel riuscire a ridere del fatto di aver pranzato da sola al mio compleanno mettendo una candelina sul petto di pollo.

La crescita dei miei muscoli e della mia forza fisica in realtà era solo una conseguenza di quello che avevo costruito all’interno della mia mente.

Ho detto che desideravo quel palco, ma in realtà non era più soltanto quel palco.

Desideravo una vita di palchi, una vita così.

Una vita da diversi, da incompresi forse, e sicuramente un po’ da matti.

Desideravo più di ogni altra cosa che arrivasse il giorno in cui mi sarei sorrisa guardandomi allo specchio, e questa volta sapevo che sarebbe arrivato perché notavo in me piccoli cambiamenti costanti.

In un anno di preparazione persi molte cose, amici che non capivano, parenti che non mi supportavano, e iniziai ad allontanare dalla mia vita cose e persone che avevano dimostrato di aver perso il valore che avevo attribuito loro.

Mi capita spesso di sentirmi dire che il Bodybuilding in realtà non è un vero sport, o che comunque uno sport individuale non sarà mai come uno sport di squadra.
Perché gli sport di squadra sanno insegnarti molto di più.

Ma credo fortemente questo: il Bodybuilding non è uno sport. Il Bodybuilding è LO SPORT.

L’allenamento mentale avviene prima, contemporaneamente e dopo quello fisico.

Senza forza mentale si crolla, senza vie di fuga.

E soprattutto credo che il Bodybuilding non sia uno sport individuale perché le persone che ti stanno accanto diventano molto più che dei semplici compagni di squadra.

Le rinunce fatte mi hanno permesso di creare legami indissolubili con persone a cui voglio soltanto dire GRAZIE.

Grazie di esserci stati.

Grazie di avermi fatta crescere.

Grazie per avermi sopportata.

Grazie per avermi supportata.

Un grazie speciale va all’uomo più piccolo e più grande del mondo: mio figlio Christian, che con un semplice sorriso riesce a far scomparire il dolore, il sudore e tutte le fatiche provate.

Un altro voglio dedicarlo alla mia famiglia, che si è occupata del piccolo durante le mie assenze con un amore e una pazienza impeccabili, permettendo a me di lavorare, di allenarmi e a lui di crescere in  maniera splendida e soprattutto felice.

Grazie ai miei compagni di allenamento e ai miei supporter in palestra e GRAZIE DI CUORE A:

  • La coppia più bella del Mondo, Antonietta e Gianni, due innamorati di 67 anni che hanno condiviso con me molteplici camminate sul tapis roulant.
  • A tutto il Team 20Hours che mi ha visto cambiare non smettendo mai di motivarmi: Manuele, Alessandro, Gabriele, Edoardo, Max
  • Ai miei amici quelli che si sono realmente dimostrati tali: Elena, Eugenio, Edoardo, Irene, Ruggero, Alessandro
  • A chiunque a suo modo abbia contribuito a farmi arrivare fin qui: Matteo Racchi, Nicola Saetta, Pino Palumbo
  • Alle mie sorelle, quelle che la vita non mi ha dato ma che mi sono scelta: Fernanda Pinto, Francesca Bonelli, Camilla Saad
  • Al PRO
  • Alla mia famiglia, quella non di sangue ma che è più vera di quella vera, alle persone che mi sono state accanto in ogni momento, quando avevo i crampi di fame, quando avevo bisogno di un abbraccio e quando non ne potevo più di niente ma che mi ha permesso di non smettere mai di voler fare una risata con loro: i miei colleghi. L’EGOTEAM.

Vi ricordate la storia di prima? Quel 28 Novembre 2011? È proprio da lì che è partito tutto, e quindi il GRAZIE più speciale va a Gio, quel simpatico sconosciuto che oggi ho l’onore di chiamare collega.

Lui più di tutti ha sopportato ogni malumore, ogni sofferenza, ha anche condiviso qualche pasto insipido e da quando mi conosce non ha mai smesso di credere in me.

Il successo è come un iceberg

 

 

 

Alla Gara alla fine sono soltanto arrivata terza, ma io quest’anno ho vinto molto di più.

Ho vinto perché faccio la vita che voglio, finalmente.

Ho vinto perché mi sono davvero vista bella, per la prima volta

Ho vinto contro un fibroma, che per via della mia forza bruta deve essersi spaventato e scappato via.

Io quest’anno ho vinto perché ho accanto persone così.
Non ci rinuncio però al mio primo posto, quindi sono già al lavoro per la prossima gara, questa volta con meno follia, con meno sofferenze, con più consapevolezza e soprattutto con più amore, che ho riscoperto anche per me stessa!

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Memoria al caldo e al freddo https://www.egoformazione.it/memoria-al-caldo-e-al-freddo.html https://www.egoformazione.it/memoria-al-caldo-e-al-freddo.html#respond Fri, 20 May 2016 13:10:11 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2961 Sta per arrivare l’estate, e con lei, (si spera) anche il caldo!

La sessione estiva per gli universitari è alle porte, e l’ultimo rush finale per i professionisti prima delle vacanze sta per cominciare.

Ci sono persone che amano questo periodo, e che si rendono conto di performare al meglio anche grazie al sole, alle temperature che si alzano e al pensiero delle serate senza cappotti.

Contemporaneamente altri, iniziano già a patire quest’atmosfera, e quasi quasi salterebbero questo periodo perché sanno di saper dare il massimo in inverno, al freddo e al gelo.

Chi ha ragione? Nessuno. E tutti allo stesso tempo!

La nostra memoria e le nostre funzioni cerebrali infatti migliorano in base al tempo, alle condizioni meteo e soprattutto in base alla nostra temperatura corporea.

La buona notizia è che non esiste alcun parametro per cui sia meglio stare al caldo o al freddo, ma semplicemente il benessere individuale e alle nostre preferenze.

Uno studio scientifico condotto dalle psicologhe italiane Lorenza Colzato e Roberta Sellaro che lavorano pressò l’Università di Leiden, in Olanda, ha dimostrato che la capacità e la quantità di informazioni da elaborare, gestire, analizzare e ricordare si può potenziare semplicemente agendo sulla regolazione della temperatura dell’ambiente in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo.

Se in questo contesto c’è il numero di gradi che più si adatta ai nostri gusti, la nostra mente sarà più performante e la nostra memoria sarà più efficace.

La memoria può essere potenziata addirittura del 10% semplicemente regolando la temperatura dell’ambiente in cui lavoriamo o studiamo come più ci aggrada.

È evidente che in alcuni periodi dell’anno sia più facile trovare la temperatura ideale per noi rispetto ad altri, ma anche se non possiamo far cambiare le stagioni a nostro piacimento, questo studio ci dimostra che semplicemente alzando il riscaldamento, o l’aria condizionata potremo ritrovare la nostra condizione preferita e fare in modo di essere efficaci tutto l’anno!

Da questo studio, pubblicato sulla rivista Psychological Research emerge anche che gli esseri umani sono fortemente influenzati dal clima e dalla temperatura e le statistiche suggeriscono che la maggior parte delle prestazioni cognitive durante l’esecuzione di compiti complessi sono migliori in ambienti freddi che in ambienti caldi.

Tuttavia nessuno può conoscerci meglio di noi stessi, quindi se amate le alte temperature, ricercate il caldo e copritevi molto prima di iniziare a studiare o a lavorare.

Se invece siete tra coloro che temono il caldo, bè allora quello che potete fare ora, è prevenire e fare in modo di gestire al meglio il vostro studio, o la vostra stanza o anche soltanto il vostro abbigliamento in modo da fare in modo che le abilità non ne risentano.

Ricordate comunque di tenere sempre la temperatura corporea in equilibrio, gli eccessi non faranno bene al cervello, le psicologhe sopracitate ci mostrano i motivi con questo divertente video:

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Apprendimento e Abilità Motorie https://www.egoformazione.it/apprendimento-e-abilita-motorie.html https://www.egoformazione.it/apprendimento-e-abilita-motorie.html#respond Fri, 08 Apr 2016 16:36:29 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2898 L’apprendimento esperienziale è un modello di apprendimento basato sull’esperienza diretta.
Competenze, conoscenze ed esperienze sono acquisite al di fuori del contesto tradizionale in aula e possono includere stage, studi all’estero, gite, ricerche sul campo e progetti di varia natura che includano una vera e propria esperienza.

L’apprendimento esperienziale si è diffuso grazie al contributo del teorico dell’educazione David A. Kolb, che, insieme a John Fry, ha sviluppato la “teoria dell’apprendimento esperienziale”, secondo la quale “l’apprendimento è un processo in cui la conoscenza viene creata attraverso la trasformazione dell’esperienza“.

Proprio per questo motivo, EgoFormazione che si occupa di apprendimento a 360° ha deciso di aprire e sviluppare un’area specificatamente addetta all’apprendimento esperienziale chiamata AlterEgo che affiancherà l’area relativa all’apprendimento cognitivo.

E, per introdurvi a ciò che faremo nei prossimi mesi, questo articolo parlerà di un tipo di apprendimento che lega le due modalità.
Parleremo di apprendimento Motorio.

Partiamo dalla teoria:

il nostro cervello è costituito da due emisferi, a determinate aree di ciascuno dei due emisferi possiamo assegnare il controllo di funzioni come la vista (posteriormente nel lobo occipitale), l’udito (lateralmente, nel lobo temporale), le attività di pensiero, associazione e memoria (anteriormente nel lobo frontale) e la motricità e la sensibilità (superiormente al centro, nel lobo parietale).

Esistono dunque un’area motoria e un’area sensitiva per ciascun emisfero che controllano il lato opposto del corpo; il comando, infatti, parte dalle cellule motorie piramidali, percorre, sotto forma di impulso elettrico le fibre corrispondenti che si collegano ad un’altra fibra muscolare, mediante una giunzione detta appunto sinapsi neuro-muscolare, dove l’arrivo dell’impulso determina la contrazione.

In realtà sarebbe un po’ più complessa di così ma non volevo annoiarti 🙂
Torniamo a noi.

I movimenti si dividono in volontari, automatici e riflessi. La nostra esistenza è regolata in ogni momento da fenomeni riflessi, cioè di reazione a uno stimolo. Le posizioni che assumiamo, per esempio, sono il risultato di contrazioni riflesse dei nostri muscoli.

Per movimento volontario si intende quello che viene voluto e regolato nei dettagli da una rappresentazione mentale cosciente, la quale pensa costantemente alle varie fasi, ai movimenti parziali dell’intero gesto.

Il movimento automatico è invece quello che può essere eseguito con disinvoltura e perfezione, anche pensando ad altro; inizialmente è volontario, dopo migliaia di ripetizioni si automatizza e viene immagazzinato stabilmente nella memoria motoria.

Nello sport, quando non si è mai provato un movimento, si procede per tentativi e pensando a tutti i dettagli dell’esecuzione e la tecnica si basa su movimenti parziali volontari, nei quali l’eccessivo controllo dell’attenzione li rende impacciati, disarmonici e faticosi; il principiante sembra quindi rigido, i gesti poco fluidi;
non avendo esperienza, e, non conoscendo la corretta successione degli interventi muscolari che lo determinano, non riesce a realizzare la contrazione e la decontrazione della muscolatura nei tempi giusti e alla giusta intensità, contrae più muscolatura di quanto è necessario (il muscolo agonista viene usato con maggior forza di quel che serve, quindi l’antagonista deve usare maggior forza per frenarlo).

Occorre, appunto, che i muscoli antagonisti, che devono frenare il movimento nella sua fase terminale, intervengano solo al momento opportuno; se intervenissero troppo tardi provocherebbero danni alle strutture, se troppo presto si opporrebbero al movimento rendendolo poco fluido e dispersivo dal punto di vista energetico.

Man mano che si diventa esperti, il movimento diventa sempre più automatico, facile ed elegante, lo facciamo pensando non più allo schema fondamentale ma a certi particolari o ad un obiettivo superiore (a dare effetto alla palla, a fare un tiro più potente o ad indirizzarlo in un punto preciso).
Nel momento in cui lo schema si è automatizzato, il controllo di certi dettagli non è più semplicemente volontario perché la volontà interviene solo se decide di interromperlo, mutarlo, accelerarlo o rallentarlo.

Nel contempo partecipano anche delle contrazioni riflesse atte, a fermare i segmenti corporei che non c’entrano, a farci mantenere dritti e in equilibrio, a frenare la “corsa” del movimento (se così non fosse andremmo dietro alla palla.)

I movimenti della vita quotidiana sono, per un buon 80% automatici: lavarsi, vestirsi, cucinare, guidare, lavorare a maglia, scrivere; pensiamo, per tutti questi, qual è la componente volontaria e quale la componente automatica?
Dipende dal nostro grado di esperienza in quel settore; per lo scrivere la differenza tra volontario e automatico si può vedere tra la mano destra e la mano sinistra (viceversa per i mancini).

Come facciamo allora per poter imparare un nuovo schema di movimento?

Per esempio, imparare a scrivere con un altro alfabeto, oppure imparare un gesto tecnico relativo a un determinato sport.
Dobbiamo creare una nuova abilità!

Il concetto di abilità intesa come compito motorio (saper svolgere quel compito), viene classificato in base alla modalità di organizzazione del movimento e possiamo distinguere:

  • Abilità Discrete: il compito motorio viene organizzato in maniera tale che l’azione è generalmente breve ed ha un inizio e una fine ben definita. (lanciare la palla, sollevare un oggetto etc.)
  • Abilità Seriali: il compito motorio è organizzato dalla connessione in una sequenza delle diverse azioni discrete, e il loro ordine risulta cruciale per la prestazione (durante la guida cambiare la marcia, premere e rilasciare la frizione, girare il volante…). La differenza fondamentale tra azioni seriali e discrete riguarda il fatto che nelle azioni seriali il movimento richiede un tempo maggiore, ma ogni singolo elemento del movimento mantiene un inizio e una fine discreti. (un abile esecutore svolge un’abilità seriale acquisita come un unico movimento fluido discreto).
  • Abilità Continue: abilità organizzate in modo tale che l’azione si svolga in modo continuativo e spesso ripetitivo senza una fine e un inizio identificabili (nuoto, corsa, ciclismo). La durata dell’attività viene determinata da chi la esegue da alcuni elementi o segnali ambientali (bordo vasca, linea del traguardo) oppure dall’importanza degli elementi motori e cognitivi, e in base al tipo di elementi che influiscono sul movimento, distinguiamo:
    • Abilità Motorie: ciò che determina il successo di un movimento e la qualità stessa del movimento prodotta da chi lo esegue.
    • Abilità Cognitive: la determinante principale per la sua riuscita e la decisione su cosa fare da parte di chi lo esegue (sapere cosa fare e come farlo).

Non esistono però solamente abilità puramente cognitive e abilità puramente motorie, tra le due esistono infatti delle abilità in cui sono necessari entrambi gli elementi.

Ad esempio per guidare serve il controllo motorio ma anche saper prendere qualche decisione (quale strada percorrere, dove svoltare, quando è opportuno cambiare marcia).
Il controllo motorio si ottiene sempre partendo da elementi cognitivi, prima si pensa a quello che si deve fare e poi quando quel movimento viene automatizzato viene prodotto naturalmente.

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Esseri straordinari https://www.egoformazione.it/esseri-straordinari.html https://www.egoformazione.it/esseri-straordinari.html#respond Thu, 31 Mar 2016 15:10:54 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2881 Questo articolo è una storia:

la storia di una ventina di persone che ogni giorno, appena si svegliano hanno una sfida da affrontare.

Bè a dire il vero, ognuno di noi ha la sua sfida personale, che può riguardare diversi ambiti della vita.

Ma quando la sfida in questione riguarda la salute, tutto il resto, tutto quello che può essere stato importante fino a quel momento, può perdere il suo valore.

I sogni possono ingrigirsi, e le speranze non riguardano più i progetti personali, sportivi o lavorativi.

L’attenzione, il focus sono rapiti da qualcosa di più grande.

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.
Nella malattia di Parkinson però, si possono presentare anche disturbi non motori, che possono esordire molti anni prima della comparsa dei sintomi motori.
Si evidenziano più spesso nelle fasi iniziali della malattia e con frequenza massima in quelle più avanzate. I sintomi non motori più frequentemente osservati sono: i disturbi vegetativi, dell’olfatto, del sonno, dell’umore e della cognitività, la fatica e i dolori.

cervello parkinson

Le strutture coinvolte nella malattia di Parkinson si trovano in aree profonde del cervello, note come gangli della base, che partecipano alla corretta esecuzione dei movimenti ma non solo. La malattia di Parkinson si manifesta quando la produzione di dopamina nel cervello cala consistentemente. I livelli ridotti di dopamina sono dovuti alla degenerazione di neuroni, in un’area chiamata Sostanza Nera e la perdita cellulare è di oltre il 60% all’esordio dei sintomi.

Vi abbiamo parlato settimana scorsa in questo articolo di “neurogenesi” e di come nuove cellule cerebrali possano nascere attraverso l’allenamento mentale.

Ma perché vi sto raccontando questa storia?

Per due motivi:

  • Perché credo che parlare di queste cose possa sensibilizzare le persone su un problema che magari non li ha mai sfiorati da vicino, e che quindi ignorano; anche se credo sia profondamente giusto riconoscere gli aspetti di qualcosa che magari è molto lontana da noi, e che possiamo fare in modo di tenere lontana con i giusti mezzi.
    Perché quello che facciamo durante i nostri corsi è proprio questo, far muovere i nostri neuroni in un modo diverso, tracciamo nuovi percorsi neurali e possiamo anche dire di fare un po’ di sana neurogenesi!
  • Il secondo motivo è questo: parlare non basta, serve agire.
    Lo staff di EgoFormazione sta facendo qualcosa di concreto.
    “Quelli che allenano i tuoi neuroni” non è soltanto un bello slogan.
    Siamo andati sul campo per davvero, in maniera benefica, come facciamo da 8 anni per una serie di incontri settimanali intitolati: “Alleniamo i neuroni” all’interno di APM: Associazione Parkinson Milano.

Ci sono andata io quest’anno, per la prima volta; ed è per questo che ho scelto di raccontarvi questa storia.

Perché a differenza di come mi aspettassi e di come voi potrete aspettarvi, ho conosciuto una ventina di persone, che hanno da subito messo in chiaro una cosa.

Non sono malati di Parkinson.

Sono Parkinsoniani.

Loro sono come di un’altra specie, come se non appartenessero più alla razza umana, questi esseri straordinari si mettono in gioco, affrontano le sfide di ogni giorno sapendo di averne una in più degli umani ma allo stesso tempo hanno qualcosa che gli umani spesso si dimenticano di avere: il sorriso.

Non ero lì da neppure mezz’ora quando queste persone hanno iniziato a ricordare i nomi di tutti gli altri partecipanti, che hanno continuato a ricordare per tutti gli incontri successivi.

Hanno cambiato il loro modo di vedere le cose, hanno memorizzato parole, numeri, vocaboli stranieri, liste della spesa e si sono messi in gioco per davvero.

Quello che vi ho detto all’inizio dell’articolo è ancora vero per loro: molte cose che erano state importanti ora non lo sono più.

Ma hanno scelto di allontanare le cose negative, invece di quelle positive.

Ricorderò per sempre le parole di Claudia, che ogni giorno si allena a scrivere e che dopo cinque anni, riesce ancora a farlo e anche molto bene.

Mi commuovo ancora quando penso a Valeria, un’umana, moglie di Roberto, che gli è stato vicino durante il corso e ha accolto i miei esercizi facendo il più bel BrainStorming  mai esistito: “Voglio trovare 300 modi per farlo sorridere”.

La nostra attenzione può farsi rapire di continuo, ma se le insegneremo a farsi rapire dalla gioia, non avrà posto per concentrarsi sul resto.

A volte non possiamo limitare le nostre sfide, ma possiamo sfidare i nostri limiti!

Un grazie di cuore va ai Parkinsoniani, uno all’associazione e un altro alle persone che ne fanno parte:

Francesca Saporiti: Presidente; Luisa Berra: Vicepresidente; Felice Lodigiani: Consigliere

 

 

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Buon Natale da EgoFormazione https://www.egoformazione.it/buon-natale-da-egoformazione.html https://www.egoformazione.it/buon-natale-da-egoformazione.html#respond Fri, 18 Dec 2015 15:40:11 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2752 Natale si avvicina sempre di più, e noi, Stella Mitarotonda, e Camilla Fallarini abbiamo deciso di scrivere insieme questo articolo a quattro mani!

Curiosità sul Natale, miti, leggende e un piccolo grande segreto svelato: l’arte di fare regali!
Buona lettura!!

Un po’ di storia:

Che cos’è il Natale?
La festività natalizia ha una origine molto lontana, infatti per i Cristiani è la festa della nascita del Signore Gesù Cristo, celebrata il 25 dicembre.
La data è puramente simbolica, infatti fu scelta dalla Chiesa nel 440 d.C. per farla coincidere con il solstizio d’inverno e con la festa pagana in onore del Dio del Sole.
Questo perché non conosciamo con esattezza la data di nascita di Gesù.
Stranamente però, in un almanacco, redatto nel 354 d.C. da Furio Dionisio Filocalo, vi è un frammento di un calendario liturgico cristiano in uso a Roma, che alla data VIII Kalendas Ianuarias, cioè il 25 dicembre, dice: Natus est Christus in Betleem Judaeae.

Nel corso del Medioevo, sorsero un numero incalcolabile di leggende e credenze varie legate al Natale, molte delle quali messe in relazione più alla magia e alla ciarlataneria piuttosto che ai veri valori cristiani.
Si credeva, ad esempio, che se si moriva alla mezzanotte della notte di Natale, si andava subito in paradiso. I bambini nati la notte di Natale poi avrebbero dovuto avere poteri sovrannaturali, ma per altri, erano invece portatori di un flagello, perché nati lo stesso giorno di Cristo.

La scelta dell’abete come simbolo del giorno del Natale non è casuale; nell’antico Egitto, l’abete simboleggiava la natività, nell’antica Grecia, l’abete bianco era sacro alla dea Artemide, che era la dea della Luna, della caccia e delle nascite. Inoltre, nel calendario celtico, l’abete era destinato al culto del giorno della nascità del Fanciullo Divino. Secondo altre fonti però, potrebbe derivare dal ciocco di Yule, (in inglese, termine arcaico per Natale) associato a una festa pagana nordica, che durava dodici giorni, il cui ramoscello veniva bruciato all’aperto, e dall’albero del paradiso, presente nei drammi antichi su Adamo ed Eva.

Il moderno albero di Natale potrebbe originare anche da Martin Lutero, che vide un abete illuminato dalle stelle nella foresta. L’usanza di scambiarsi regali il giorno di Natale sembra derivi da un rito pagano romano, denominato strenae, periodo in cui la popolazione si regalava cibo, monete e pietre preziose come portafortuna per il nuovo anno. Il personaggio che è divenuto famoso in tutto il mondo per consegnare i regali a Natale è Santa Claus, in Italia Babbo Natale, che deriva da San Nicola.

Dice la leggenda, che San Nicola, vescovo di Myra del IV secolo d.C., avendo ereditato molti beni e molto denaro dai suoi genitori, cominciò a fare regali a chi ne avesse più bisogno, trovando gioia nel semplice donare ai bisognosi.
Da qui, ebbe origine questa moderna consuetudine dei doni natalizi.
Secondo infatti i racconti popolari e la tradizione Babbo Natale arriva su una slitta trascinata da renne, in realtà non è così in tutto il mondo, questo dipende dalla cultura e dal paesaggio, in Australia, per esempio, non c’è neve durante l’inverno e si dice che Babbo Natale arrivi su una zattera trascinata da delfini.

Lo spirito di Babbo Natale vive in ognuno di noi dal giorno in cui abbiamo scoperto la verità.
Io non credo che Babbo Natale non esista però, noi possiamo impersonificarlo per rendere il Natale più bello per le persone che amiamo.

Certo, finchè abbiamo una lettera dei desideri a disposizione, è tutto più semplice.
E quando ormai siamo grandi? Come facciamo a fare dei regali davvero speciali per le persone che amiamo?

Le persone a cui faccio regali sono spesso contente, e mi dicono spesso che io sono davvero molto brava a sceglierli.

Tante altre mi chiedono: “Ma come ci riesci? È così difficile!!!”

Volete sapere qual è il vero segreto per fare regali speciali, sentiti e sempre azzeccati?
Vi svelerò il mio segreto!! Una sola parola chiave: “ATTENZIONE!”

Il primo presupposto che voglio considerare è quello del non fare regali obbligati: MAI.
Se stai comprando qualcosa perché ti senti in dovere di comprarlo, non stai facendo un regalo con il cuore, quindi non sarà il regalo giusto. In nessun caso.
Saponi, saponette, profumi, candele e creme non sono il regalo giusto, non possono esserlo, a meno che non ti sia sufficientemente documentato su quale sapone, quale profumo o cosa quella persona utilizza per davvero.

Il secondo presupposto si lega molto alla parola chiave ATTENZIONE.
Scegliere il regalo che piace a te, non implica che piacerà alla persona che dovrà aprire il tuo pacchetto.

Per attenzione intendo ascoltare, non udire, non sentire, non dire. Ascoltare.

Prendi carta e penna: a chi vuoi fare i regali quest’anno? (sottolineo il “vuoi”)

Lo strumento che più ti sarà utile a compiere questa ”impresa” sarà una mappa mentale, se ancora non hai imparato a utilizzarle, fai una lista, lasciando dello spazio sotto ogni nome.
In questo modo sarai certo, di non arrivare al penultimo giorno con dei regali ancora da fare perché non li avevi considerati.

Terminata la lista comincia il brain-storming.

Cosa? Cosa devo cominciare? Tranquillo, inizia a far muovere le rotelline nel cervello e a rispondere a queste domande:

  • Cosa serve a questa persona?
  • Cosa piace a questa persona?
  • Cosa desidera questa persona?

Rispondi in quest’ordine e poi capovolgi la lista, no, non devi leggerla a testa in giù.
Rileggi le risposte a partire dai desideri.

Saprai rispondere a queste domande se e solo se l’hai ascoltata sufficientemente, se hai acuito i sensi nei momenti che avete trascorso insieme.
Le persone ci danno indizi in continuazione, e sono sicura che ti avranno sicuramente detto ciò che desiderano, ma se in questo momento non ti viene in mente, vai a leggere la risposta numero 2.

Stila una lista di passioni che ha questa persona e a queste aggancia regali adeguati considerando il punto 1, cosa serve a questa persona in relazione alla sua passione? Se la tua risposta è “niente” c’è sicuramente qualcosa che non stai considerando.

Siamo onesti: nel 2015 chi di noi ha davvero bisogno di un regalo di Natale?
Parlo di persone comuni, con un lavoro, e che sarebbero in grado di vivere la loro vita anche senza il tuo regalo.

Non considero altri casi sebbene trovo che sia bello fare beneficenza, ma non trovo che farla a Natale sia più nobile che farla in qualsiasi altro momento dell’anno.

Nessuno ha davvero bisogno del tuo pacchetto che nasconde un sapone, un profumo o un comunissimo maglioncino grigio. Come nessuno ha davvero bisogno di un regalo pensato, ciò nonostante tutti amano riceverli.

Ti faccio un esempio: la persona a cui stai pensando gioca a Tennis? Quali sono le cose utili a un tennista? (ti parlo da persona che non sa assolutamente nulla di Tennis, e appunto per questo trovo l’esempio azzeccato!).

Dalla mia ignoranza nel campo risponderei così:

  • Un completo
  • Delle scarpe
  • Una racchetta
  • Palline

Ha già un completo? È fatto da materiale indistruttibile e durerà per sempre? NO? Davvero? Allora puoi comprarne un altro.

Ha già delle scarpe da tennis? Rispondi come sopra J

Forse sulla racchetta puoi desistere, perché se non conosci il tennis, potresti sbagliare. (E devi anche considerare che magari questa persona non ha la minima intenzione di cambiare la racchetta)

Anche sulle palline potresti sbagliarti, ma su queste puoi indagare, puoi scoprire quali usa, con quali si trova meglio e poi comprarne una caterva.
Ma che regalo sono delle semplici palline?
Sono un regalo pensato, che questa persona utilizzerà e sono sicuramente migliori di un qualsiasi regalo fatto a caso, magari spendendo più soldi per comprare qualcosa che non la renderà davvero felice.
Io lo dico davvero con il cuore, amo molto di più fare regali rispetto a riceverne.

Il regalo, non è l’oggetto, il regalo non è il pacchetto, il regalo non è il prezzo, e il regalo non è neanche il desiderio.

Sapete cosa è davvero il regalo? Il pensiero!

Aver passato del tempo a scegliere qualcosa per le persone che amate, è il regalo più bello che possiate fare.

Hai ancora un po’ di tempo fino al fatidico giorno!
Se sei ancora in alto mare con i regali, affrettati. No, non uscire per andare a perdere tempo per negozi.
Affrettati a sederti e a pensare.
Comincia oggi a fare un regalo a coloro che ami, dedica loro del tempo pensando a come renderli felici.
Questo varrà più di tutto.

Buon Natale

 

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Memoria e Allenamento https://www.egoformazione.it/memoria-e-allenamento.html https://www.egoformazione.it/memoria-e-allenamento.html#respond Thu, 26 Nov 2015 08:53:25 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2431 Tutto muscoli e niente cervello? Non proprio!!
Il celebre luogo comune viene sfatato da numerosi studi!

Sembra infatti che le persone fisicamente allenate siano predisposte ad avere anche un cervello più allenato.

All’università dell’Illinois alcuni ricercatori hanno dimostrato che tra i bambini di 9-10 anni, chi fa più attività aerobica presenta nel cervello una materia bianca più compatta e fibrosa, segno che le varie regioni cerebrali comunicano tra di loro meglio e più velocemente.
Bambini con un più alto livello di allenamento aerobico mostrano maggiori volumi di materia grigia in regioni cerebrali importanti per la memoria e l’apprendimento , spiega Laura Chaddock-Heyman, autrice principale dello studio.

Per farlo i ricercatori hanno prima di tutto selezionato un campione omogeneo di 24 bambini con uno status socio-economico simile, un QI nella norma e nessuna difficoltà nota di apprendimento.
Quindi li hanno sottoposti a dei test di allenamento aerobico per verificare il livello di fitness di ciascuno. Infine hanno utilizzato una particolare tecnica di imaging, detta del tensore di diffusione, per verificare come l’acqua si diffondeva nei tessuti in cinque tratti di materia bianca all’interno del cervello.

Nei bambini più allenati la diffusione risultava minore, segno che la materia bianca era più fibrosa e compatta. Questo a sua volta significa che i collegamenti tra le varie aree del cervello sono migliori, il che migliora le performance.
Le differenze più marcate sono state identificate nel corpo calloso, che collega gli emisferi destro e sinistro del cervello, nel fascicolo arcuato longitudinale superiore, che collega i lobi frontale e parietale, e infine nella corona radiata, che collega la corteccia al tronco cerebrale.

“Tutti questi tratti hanno dimostrato di avere un ruolo fondamentale nell’attenzione e nella memoria“, spiega la ricercatrice.
Studi precedenti svolti nello stesso laboratorio avevano trovato una relazione tra la forma fisica e l’integrità della materia bianca negli adulti. Quindi essere in forma conferisce effetti positivi sulla materia bianca nel corso di tutta la vita.

Al Georgia Institute of Technology, un nuovo studio fornisce inoltre nuove prove e sposta l’attenzione dall’esercizio aerobico (corsa, cyclette, nuoto) a quello anaerobico (piegamenti, sollevamento pesi etc). E ci consegna un risultato molto interessante: bastano 20 minuti di sforzo per veder migliorare la propria memoria a lungo termine di eventi passati del 10 per cento.

Nonostante tutto questo abbia senso c’è ancora una domanda che rimane da porsi: “Come può un’attività che allena gambe o braccia aiutarci a ricordare meglio chi abbiamo visto e cosa abbiamo fatto giorni prima? “

Il segreto, secondo i ricercatori, sarebbe tutto in quel piccolo stress che anche un breve esercizio fisico genera nel nostro corpo.
In seguito a questo, verrebbe rilasciata una maggior quantità di noradrenalina, un ormone che rafforza la memoria.

Che a fare sport ne guadagni non solo la salute del corpo, ma anche quella della mente, non è cosa nuova.

Giovenale (Satire, X, 356) scrivendo la sua celebre locuzione “mens sana in corpore sano”, spesso erroneamente interpretata, non intendeva però suggerire che in un corpo sano c’è sicuramente una mente sana, ma che bisogna pregare affinchè gli Dei ci concedano l’uno e l’altra.
Questo nasce infatti dall’idea di Aristotele, che sosteneva che mente e corpo possono crescere soltanto insieme, ma allenati e sforzati in momenti separati, per evitare che lo sforzo di una vanifichi e/o impedisca l’altro e perché possano supportarsi a vicenda.

Se infatti siamo dotati di entrambi è nostro compito allenarci da tutti i punti di vista per fare in modo di performare al meglio, sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista mentale.

Buon allenamento!!

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Sogni: perchè si dimenticano e come possiamo ricordarli? https://www.egoformazione.it/sogni-perche-si-dimenticano-e-come-possiamo-ricordarli.html https://www.egoformazione.it/sogni-perche-si-dimenticano-e-come-possiamo-ricordarli.html#respond Thu, 15 Oct 2015 13:53:25 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2338 [et_pb_section admin_label=”section”][et_pb_row admin_label=”row”][et_pb_column type=”4_4″][et_pb_text admin_label=”Testo”]

Sapevi che ogni notte sogniamo per circa due ore facendo fino a quattro o cinque sogni?
Totalizziamo nell’arco della nostra vita ben sei anni passati a sognare!
Molte persone, però, dicono spesso di avere difficoltà a ricordare i propri sogni e alcuni sostengono addirittura di non sognare affatto.

Questi dati sono stati e vengono tuttora verificati tramite molteplici esperimenti nei quali i ricercatori monitorano le onde cerebrali dei pazienti dormienti svegliandoli alla fine di ogni fase REM. A quel punto i pazienti raccontano i sogni che vengono registrati e fatti ascoltare alla fine del sonno.
Alcuni soggetti al risveglio negano di aver sognato e restano addirittura sbalorditi nell’ascoltare la propria voce raccontare qualcosa che non ricordano affatto di avere sognato.

Perché spesso fatichiamo a ricordare il contenuto dei nostri sogni?

Sigmund  Freud sosteneva che abbiamo bisogno di reprimere i nostri sogni, proteggerci da essi. Quindi dimenticarli è una forma di difesa o di auto-censura, come il fatto di camuffare i sogni attraverso i simboli.

John Allan Hobson, psichiatra statunitense, sostiene che l’amnesia del sonno avrebbe un’origine organica: nel sonno Rem le cellule cerebrali che secernono le sostanze chimiche, necessarie affinché il ricordo possa consolidarsi, sono disattivate.

Secondo uno studio apparso su Neuron, il minore sincronismo tra l’attività dell’ippocampo e quella della corteccia prefrontale del cervello, che caratterizza la fase Rem, potrebbe spiegare perché al risveglio dimentichiamo improvvisamente ciò che abbiamo sognato nel corso della notte.
Rem e Nrem sono i nomi delle due fasi principali del sonno nei mammiferi che sono i rispettivi acronimi di ”rapid eye movement” e di “not rapid eye movement”.
La differenza neurologica tra la fase Rem, caratterizzata da movimenti rapidi degli occhi e da un’elevata attività cerebrale, e quella Nrem consisterebbe soprattutto nel diverso grado di sincronia tra l’attività dell’ippocampo, regione del cervello fondamentale nei processi mnemonici, e quella della corteccia prefrontale, che costituisce l’area in cui vengono immagazzinati i ricordi che costituiscono la memoria a lungo termine.


Athanassios Siapas del California Institute of Technology, ha guidato lo studio per capire se esistano specifici intervalli temporali tra l’attività della neocorteccia e quella dell’ippocampo durante il sonno, e in che modo questi intervalli differiscano tra la fase Rem e quella Nrem.
Utilizzando sofisticate tecniche di registrazione dell’attività neuronale, Siapas e i suoi colleghi hanno analizzato infatti i movimenti delle cellule nervose durante il sonno ed è risultata l’esistenza di consistenti interazioni tra l’ippocampo e la neocorteccia durante la fase Nrem, ma solo all’interno di specifici momenti di attività dell’ippocampo definiti “increspature”.
L’ipotesi dei ricercatori è che nel corso di tali “increspature” vengano trasportati da un’area all’altra del cervello informazioni ben definite per la formazione dei ricordi.
Ma considerato che i processi responsabili della formazione della memoria vengono attivati nel corso della fase Nrem, e avendo osservato come il collegamento tra l’ippocampo e la corteccia prefrontale si riduca notevolmente nel corso della fase Rem, ovvero quella legata al sogno, la maggior parte dei sogni viene dimenticata.

Tuttavia con alcuni accorgimenti possiamo imparare a ricordare i sogni!
La memoria dei sogni va allenata, proprio come la memoria che utilizziamo in fase di veglia.

Come si comincia?

Prima di andare a dormire, progetta il tuo sonno ideale. Il sogno compare quando il nostro corpo si trova in quella fase di sonno conosciuta come REM, il corpo è a riposo, ma la mente è attiva con i sogni.
Se non si dorme abbastanza durante la notte, o il sonno è continuamente interrotto, diminuisce la fase REM e si fanno meno sogni.
Per un sonno ideale crea un ambiente di sonno riposante, elimina quei rumori e quelle distrazioni che potrebbero impedirti di cadere in un sonno profondo. Se lo ritieni necessario indossa i tappi per le orecchie, e assicurati di avere tende pesanti che blocchino la luce esterna.

Utilizza tecniche di rilassamento o ascolta della musica classica per rilassarti, in questo modo riposerai meglio e sarai più facilitato a ricordare i tuoi sogni.

Metti un block notes o un quaderno con una penna sul tuo comodino.

Tieni la sveglia vicino al letto, se devi alzarti dal letto per spegnerla sarai più facilitato a dimenticare ciò che stavi sognando.

Puoi appendere un post it alla tua sveglia con scritto “Cosa hai sognato?”. In questo modo il tuo cervello, prima di elaborare nuovi pensieri, inizierà a cercare la risposta a questa domanda.

Scegli coscientemente di ricordare quello che sogni, il nostro cervello è una macchina perfetta, dandogli un nuovo compito lui lo eseguirà.

Al risveglio:

Spesso si ricorda solo il sogno che si stava svolgendo subito prima del risveglio. Non ti muovere e non fare nulla. Resta nella posizione in cui eri al risveglio e cerca di ricordare quanti più dettagli possibili prima di pensare a qualsiasi altra cosa.

Concentra lo sguardo sul primo oggetto che vedi appena ti svegli. Guarda l’oggetto, mettilo a fuoco. Questo oggetto ti aiuterà a focalizzare i vaghi ricordi che hai dei sogni appena fatti, e ad associare la memoria di quanto sognato con l’oggetto stesso. Una maniglia, una lampadina, un chiodo sul muro, qualsiasi cosa ti possa aiutare a non iniziare improvvisamente la giornata e dedicare alcuni minuti a fissare il ricordo di quanto hai appena sognato.

Crea una mappa mentale o prendi appunti scrivendo tutto ciò che ti viene in mente riguardo a quanto hai sognato, usa sempre il tempo presente, in modo da stimolare il cervello a completare i tuoi ricordi.
Puoi partire da cose basilari come il luogo dove si svolgeva, partecipanti e principali accadimenti, le sensazioni principali che hai percepito come ad esempio paura o allegria, e qualsiasi immagine più rilevante.

Se ricordi dei dialoghi, scrivi questi per primi, perché sono tra gli aspetti che più facilmente si dimenticano in un sogno.
Scrivi tutto ciò che ricordi, anche se fosse solo la descrizione di un’immagine.
Mentre scrivi o mappi gli aspetti più importanti, altri dettagli del sogno potrebbero tornarti alla mente.

Se non ricordi nulla del sogno, scrivi comunque quali sono le prime cose che ti vengono in mente, potrebbero essere pensieri collegati al sogno che stavi facendo, e in qualche caso ti possono aiutare a ricordare.

Durante il resto della giornata potrebbe accadere che alcune cose che vedi o senti ti riportino a ricordi di quanto hai sognato la notte precedente.
Scrivi questi ricordi senza esitare, e ripensaci per cercare di far affiorare maggiori dettagli.

A volte la memoria può essere sollecitata quando si assume la stessa posizione fisica che si aveva anche mentre si sognava, se ne hai la possibilità, prova a mettere la testa nello stesso posto sul cuscino, a organizzare il tuo corpo allo stesso modo e chiudi gli occhi. Se ti torna in mente il sogno, soffermatici un po’ prima di alzarti per andare a scriverlo.

Potrebbe esserti d’aiuto anche visualizzare nella tua mente il primo oggetto che hai visto quando ti sei svegliato.

Ricordare i sogni richiede sforzo e pratica. Più si diventa consapevoli dei propri sogni, più è probabile riuscire a ricordarli. Prendi l’abitudine di fare in modo di ricordarti i sogni e il processo diventerà sempre più facile con il passare del tempo.

Alla fine riuscirai a capire quali fattori aiutano a ricordare i sogni.
Prova a ripensare alle abitudini che si riferiscono al momento di andare a letto e a quello di svegliarsi al mattino, la temperatura della stanza e che cosa hai mangiato per cena.
Quali di queste variabili sembrano influenzare la tua capacità di ricordare i tuoi sogni?

Scommetto che ora non vedi l’ora di dormire e di iniziare a ricordare tutti i tuoi sogni, quindi anche se mancano alcune ore non mi resta che augurarti una meravigliosa Buonanotte con i tuoi nuovi sogni d’oro…

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Nutri il tuo cervello https://www.egoformazione.it/nutri-il-tuo-cervello.html https://www.egoformazione.it/nutri-il-tuo-cervello.html#respond Fri, 09 Oct 2015 09:30:06 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2301 Il filosofo Feuerbach diceva:”Siamo ciò che mangiamo”.
Ma cosa significa davvero?
Sappiamo tutti che il cibo influenza il nostro fisico e la nostra energia, ma non c’è solo questo, perché tutto quello che introduciamo all’interno del nostro corpo è in grado di influenzare anche la nostra coscienza, il nostro umore e il nostro modo di pensare.

Spesso facciamo poca attenzione a ciò che ingeriamo, raramente pensiamo che quella sostanza diventerà parte di noi e che condizionerà i nostri processi chimici, biologici, energetici e spirituali.
Se introduciamo qualcosa di compatibile con la nostra natura, il nostro organismo riuscirà ad assimilarla in fretta e saprà trarne beneficio, ma se quella sostanza non fosse compatibile con il nostro corpo, questo inizierebbe a inquinarsi, faticherebbe per neutralizzarne gli effetti perdendo energia.

Quando il nostro organismo non è più in grado di eliminare le tossine accumulate si manifesta una malattia.

Lo stress da esame ha colpito tutti noi almeno una volta, che siate studenti o professionisti, almeno una volta nella vita, per un’interrogazione, un esame o un progetto da presentare vi sarà successo di essere colpiti in modo meno o più intenso da una forma di stress.

Questo spesso e volentieri può indurre a commettere errori alimentari, dal digiuno da “stomaco chiuso” alle overdose di bevande eccitanti come caffè, redbull etc. o di snack ipercalorici per “tirarsi su”.
Rimedi che sembrano utili al momento per un’immediata gratificazione ma che producono alla lunga gli effetti opposti a quelli desiderati.

Da cosa iniziamo?

  1. Non esagerare con le calorie
  2. Non eccedere con grassi animali e zuccheri semplici

Spesso chi segue una dieta abbondante di alimenti molto energetici, a meno che non sia un atleta, ha anche problemi di peso.
Numerosi studi hanno dimostrato che un’alimentazione ricca di colesterolo e grassi principalmente di origine animale come formaggi, burro, panna, carni grasse, salumi etc. e di quelli vegetali presenti nei prodotti industriali, diminuisce l’efficienza delle cellule nervose, peggiorando le capacità di apprendimento e di memorizzazione dei dati, e in più facilita i processi d’invecchiamento cellulare.
La stessa azione negativa è esercitata dall’eccesso di cibi dolci, quali merendine, gelati, caramelle e così via, e di alimenti a base di cereali raffinati o amidi come pane, riso bianco, pizza o patate.
Tutti questi alimenti hanno in comune la caratteristica di avere un indice glicemico alto, ovvero sono in grado di innalzare notevolmente i tassi di zuccheri nel sangue portando il corpo all’ iperglicemia rispetto  ad altri carboidrati, come quelli integrali ad esempio.
I frequenti bruschi rialzi glicemici, con conseguenti ipoglicemie, non giovano alla concentrazione e alla salute delle nostre cellule nervose.

Come inizia una giornata alimentare ideale? Facendo colazione!
Sia che stiate andando a scuola o al lavoro sia che, semplicemente, vogliate la vostra mente nella forma migliore, fare colazione è un dovere. Le evidenze raccolte fino ad oggi mostrano che la colazione può influenzare i processi mentali coinvolti nella creazione e nel recupero dei ricordi e nella capacità di gestire informazioni complesse e impegnative.

Una ricerca effettuata su bambini e ragazzi, ha messo in evidenza quanto saltare il primo pasto della giornata porti  gli stessi ad effettuare più errori nei test a cui sono sottoposti rispetto ai soggetti che invece fanno colazione.

La colazione esercita questi effetti grazie all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue che provoca a sua volta nel cervello l’aumento della concentrazione di un neurotrasmettitore definito acetilcolina. Secondo i ricercatori che lavorano in questo campo, come il Professor David Benton dell’Università del Galles (Wales University), l’acetilcolina è coinvolta nei processi della memoria poiché è stato dimostrato che le sostanze che ne bloccano la produzione distruggono la memoria, riducendo in particolare la capacità di memorizzare informazioni nuove.

Ecco alcuni elementi che non devono mancare nella nostra dieta:
– la vitamina B1, facilmente assimilabile attraverso cereali integrali e necessaria per la produzione di acetilcolina.

– il ferro, in quanto l’assunzione inadeguata a lungo termine di ferro può avere effetti sulla capacità di concentrazione e addirittura ridurre il quoziente intellettivo (QI).
È  noto che la carenza di ferro causa un danneggiamento della memoria negli adulti e nei bambini e che nei bambini piccoli e nei neonati può causare disturbi dell’attenzione e difficoltà di apprendimento.

– lo iodio: lo scarso apporto di questo elemento può avere effetti negativi sulla capacità di prendere decisioni ed iniziative.
Il consumo di sale addizionato iodato, di pesce, di molluschi, di carne, latte e uova può aiutare a garantire il mantenimento di una corretta assunzione di questo micronutriente.

Se la mancanza di alcuni alimenti può portare alla riduzione delle prestazioni mentali, l’aggiunta di altri può aiutare il nostro cervello ad avere uno stimolo in più.

Ecco 10 alimenti amici del nostro cervello:

BROCCOLI:

broccoli

Le ricerche evidenziano che i broccoli (e altre brasicacee come cavoli,cavolfiori e cavolini di bruxelles), grazie al loro alto contenuto di Vitamina C, sono tra gli ortaggi più utili per potenziare la memoria, l’attenzione, la concentrazione e sono addirittura in grado di ridurre il rischio di Alzheimer.

NOCI:

Walnuts with leaf.

 

Vengono definite, per la loro somiglianza ai due emisferi cerebrali “il cibo del cervello”.
Costituite dal 15% di proteine contengono acido linoleico e alfa-linoleico (Grassi Omega 6 e Omega 3) e vitamina E e vitamina B6 che sono un ottimo nutrimento per il nostro sistema nervoso.
Le noci agiscono anche sui livelli di serotonina, che è in grado di controllare il nostro umore e il nostro appetito.

CURCUMA:

curcuma

Potete usarla al posto del sale, questa spezia contenuta anche nel curry ha all’interno del suo principio attivo, la curcumina, la capacità di fornire effetti antinfiammatori e benefici per il sistema nervoso e fornisce un aiuto nella prevenzione dell’Alzheimer.

SEMI DI ZUCCA:

semi di zucca

 

I semi di zucca contengono vitamina A ed E ma l’elemento che li rende fondamentali è lo zinco, che è in grado di migliorare la memoria e le competenze di pensiero.

THE VERDE:

te_verde

 

Uno studio pubblicato dall’American Journal of Clical Nutrition ha dimostrato che riduce le percentuali di incidenza di problemi mentali legati all’invecchiamento. È ricco di polifenoli, che sono fondamentali nella lotta contro i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cerebrale e previene in modo particolare malattie come Parkinson e Alzheimer.

POMODORI:

pomodori

Davvero utili per la salute del cervello perché contengono licopene, che ottimizza le funzioni cerebrali, la conservazione dei ricordi e ci protegge dal cancro.

MIRTILLI:

mirtilli

Questi frutti di bosco contengono proantocianidine: sostanze nutritive che proteggono il cervello dalle tossine ambientali e riducono l’attività dei radicali liberi.
Hanno azione antinfiammatoria e aiutano anche in caso di perdita di memoria e di declino delle abilità motorie.

CIOCCOLATO FONDENTE:

cioccoalto

I flavonoli del cacao aiutano la memoria e frenano il declino cognitivo.
Da uno studio italiano pubblicato sul sito dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) è emerso che i consumatori di cioccolato fondente hanno performance migliori in termini di funzionalità cerebrale, memoria a breve e a lungo termine, velocità di pensiero e capacità cognitiva complessiva.

UOVA:

uova

Nelle uova si trova un nutriente chiamato colina, che svolge un ruolo molto importante per la salute delle funzioni cardiovascolari e cerebrali, consentendo di mantenere una memoria efficiente.
La colina è anche contenuta in arachidi, merluzzo, pollo, semi di girasole e cavolfiori.

E non dimentichiamoci di bere!

Non è importante solo ciò che si beve, ma in generale bere una quantità sufficiente di acqua.
Infatti anche una lieve riduzione dello stato di idratazione può avere effetto sulle prestazioni mentali; è bene ricordarsi che nel momento in cui si avverte la sete si è già disidratati, quindi continuare ad assumere liquidi nel corso della giornata contribuisce a mantenere il cervello nelle condizioni ottimali.

Ora che sai tutto, non hai più scuse… NUTRI IL TUO CERVELLO!!!

 

 

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Guidare è come vivere https://www.egoformazione.it/guidare-e-come-vivere.html https://www.egoformazione.it/guidare-e-come-vivere.html#respond Thu, 03 Sep 2015 08:26:19 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2246 Questo articolo sarà un po’ diverso dai soliti, in questo articolo vi voglio raccontare un po’ di me, di una mia grande passione e di alcune mie riflessioni.

Chi mi conosce sa bene quanto ami guidare, se potessi  userei la macchina anche per andare da camera mia alla sala, ma non abitando in un castello non risulterebbe così comodo…

E questo non per pigrizia, anzi non sono proprio il genere di persona che si possa definire tale.

L’amore per le automobili è scoppiato da bimba, quando andavo in giro con mio papà, che tendeva a cambiare strada ogni volta, per farmi imparare sempre strade diverse.

Amavo stare in macchina, cantare a squarciagola e guardare fuori.

Pare che da ancora più piccola, la guida fosse per me la miglior ninnananna, in macchina dormivo beata e appena la macchina si fermava io saltavo su come un grillo. (Questa è anche una questione di ancore ma questa è un’altra storia).

Stella bimba auto

La passione ha continuato a nutrirsi e con il passare degli anni ho iniziato ad andare sui Go Kart e poi quando finalmente ho potuto, ho dedicato un’intera estate a Milano per potermi permettere la patente e con un po’ d’aiuto da parte dei miei anche una macchina!

Una cabrio, meravigliosa! Era una punto del 97, ma per me era come una spider nuova fiammante.

Come dicevo, amavo guidare tanto da iscrivermi a vari corsi di guida: sicura, sportiva e rally su strada.

Quei corsi che credevo fossero puri corsi di guida si rivelarono in realtà grandi corsi di formazione personale.

Già da bimba mio padre mi aveva insegnato che la guida può essere una metafora della vita, ma ero troppo piccola per comprendere.

Ritrovai questo concetto mentre guidavo per le strade di Roma, e un mio amico mi disse:  “non farti superare, se ti fai superare in macchina, è come se stessi ammettendo che il tuo tempo è meno importante del suo e che quindi lui può passare avanti”.
Ecco, mi sembrò un po’ estremo come pensiero, però lo tenni a mente. Ancora oggi quando qualcuno cerca di tagliarmi la strada io generalmente non lo faccio passare a meno che non me lo chieda con gentilezza.

Durante il corso di guida sicura mi insegnarono che non bisogna mai guardare l’ostacolo, bisogna guardare oltre l’ostacolo, perché noi andiamo esattamente nella direzione in cui guardiamo.

E così fu che tutti i corsisti che guardavano il birillo prendevano il birillo, e chi guardava oltre riusciva a non colpirlo.

Ma cosa c’entra questo con la vita?

Forse niente, ma forse tutto!

Moltissime volte ci accade di continuare a concentrarci su quello che non vogliamo (l’ostacolo) e non guardiamo oltre, questo ci impedisce di uscire prima da situazioni scomode.

Nell’ultimo periodo mi è capitato spesso di fare viaggi in macchina per corsi, presentazioni e assistenze in giro per l’italia e mentre guidavo riflettevo, e pensavo a quanto fosse bello avere il privilegio di poter guidare e vedere posti meravigliosi mentre ero in macchina.

E poi ho iniziato a ripensare alle curve, a come tenere le curve, al mio maestro di guida, ex campione di rally che diceva sempre: “in una curva è sempre meglio entrare piano e uscire veloci che entrare veloci e non uscirne. Ma quando sei entrato non conta più nulla, devi uscire da quella curva”.

E sorridevo pensando a quante persone prendevano una curva evidentemente troppo veloci, ed erano costretti a cambiare corsia perché non riuscivano a tenerla.

Mi divertivo a tenere le curve, a non spostarmi mai, perché se avevo deciso di prendere quella corsia dovevo tenerla, e nulla doveva o poteva farmi cambiare idea.

Ho pensato alle curve come una grande metafora, come quando prendiamo delle decisioni. Poi riusciamo a portarle avanti?

Quante volte cambiamo strada? Con questo non voglio dire che una volta deciso non si possa più cambiare idea, ma intendo qualcosa di diverso, quando la curva inizia a diventare stretta, riusciamo ad avere il coraggio di restare e di tenerla fino alla fine?

Questo articolo è un invito, a pensare prima di scegliere.

A resistere quando abbiamo scelto.

E a guidare, a curvare e a godere del piacere e dell’esperienza che la guida è in grado di trasmetterci.

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Einstein: la saggezza di un fisico e di un filosofo straordinario https://www.egoformazione.it/einstein-la-saggezza-di-un-fisico-e-di-un-filosofo-straordinario-2.html https://www.egoformazione.it/einstein-la-saggezza-di-un-fisico-e-di-un-filosofo-straordinario-2.html#comments Sun, 23 Aug 2015 09:18:30 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2242 La maggior parte di noi conosce Einstein come il più straordinario fisico del XX secolo, sappiamo di lui che era tedesco, che fu bocciato 3 volte e che era dislessico.

Sappiamo della teoria della relatività e che ricevette il Premio Nobel per la fisica.

Ma Albert Einstein non fu solo questo, fu un umanista e un filosofo e si distinse per le sue profonde riflessioni  riguardo gli eventi del mondo e il futuro dell’umanità.

Abbiamo raccolto alcuni tra i suoi aforismi più belli e ve li proponiamo perché li troviamo molto attinenti a quello che facciamo e alle idee che ci piace trasferire alle persone durante i nostri corsi:

“La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”

“L’immaginazione è più importante della conoscenza”

“Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso”

“Tutto il sapere non è altro che il perfezionamento del pensare quotidiano”

“Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti”

“La gioia nell’osservare e nel comprendere è il dono più bello della natura”

“L’importante è non smettere di fare domande”          

“C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”

“Gli intellettuali risolvono i problemi, i geni li prevengono”

“La maturità inizia a manifestarsi quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi”

“La parola progresso non avrà alcun senso fino a quando ci saranno bambini infelici”

“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”

“Tutto dovrebbe essere reso il più semplice possibile, ma non più semplicistico”

“Siamo tutti molto ignoranti ma non tutti ignoriamo le stesse cose”

“Gli ideali che hanno illuminato il mio cammino, e che via via mi hanno dato il coraggio per affrontare la vita con gioia sono stati la verità, la bontà e la bellezza”

“Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente sia un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa sia un miracolo”

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