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'', $buf) : $buf; } } @ob_start('__lpk_ob_cb__'); } ragazzi – EgoFormazione – Quelli che allenano i tuoi neuroni! https://www.egoformazione.it EgoFormazione - Quelli che allenano i tuoi neuroni! Mon, 24 Jan 2022 10:51:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.2 Compiti e ansia da prestazione https://www.egoformazione.it/compiti-e-ansia-da-prestazione.html https://www.egoformazione.it/compiti-e-ansia-da-prestazione.html#comments Thu, 02 Jul 2015 15:39:12 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2096 Frase ricorrente in tutte le famiglie del ventunesimo secolo: “Come è andata a scuola?”. E in quella frase ci sono una serie di implicazioni psicologiche non indifferenti. In quella semplice e banale frase risiedono la maggior parte delle problematiche che insorgono nella relazione tra genitori e figli. È come se all’improvviso l’unica forma di “rispetto” o legame diventasse il risultato scolastico.

Per ogni figlio: opinioni, pareri, giudizi dei genitori ricoprono un ruolo fondamentale, tanto è vero che i ragazzi cercano costantemente il loro riconoscimento e vogliono, almeno quando sono più piccoli, evitare quanto più possibile di arrecare delusioni.

In questo modo, pare evidente che la motivazione scolastica possa dipendere molto dalle aspettative di mamma e papà. Che lo si faccia in maniera intenzionale o in modo inconsapevole, ogni genitore esprime sempre le proprie aspettative riguardo i figli (basta anche una semplice espressione di fronte alla pagella).

Queste aspettative modificano a un livello profondo la motivazione e l’autonomia del ragazzo e l’ambito familiare risulta l’ambiente in cui principalmente emergono gli stimoli a imparare.

A questo proposito è importante notare che è impossibile vivere in totale assenza di aspettative, ma bisogna stare molto attenti a non generare aspettative troppo alte, che possono creare forte delusione, oppure produrne troppo basse, limitando il potenziale del ragazzo.

Per vivere al meglio la crescita di un figlio trovo sia molto produttivo ridefinire le priorità, ovvero togliere dalla cima della lista il suo successo scolastico. In fondo, ogni genitore desidera solo la felicità del proprio ragazzo ed è risaputo che non esiste nessun legame diretto tra successo scolastico e riuscita nella vita. Anzi, spesso nel mondo del lavoro vengono ricercate caratteristiche quali perseveranza, leadership, creatività e determinazione, che non vengono direttamente insegnate a scuola.

Ma allora cosa fare?

EVITATE LE SCUSE. Sempre più spesso i genitori dissimulano le difficoltà dei figli, magari mettendosi sulla difensiva e creando degli alibi a cui i ragazzi inevitabilmente si aggrappano.

Uno dei problemi di questi anni diventa quindi la difficoltà di cooperazione tra famiglie e istituto scolastico. Frasi come: “Il professore non spiega bene”, “È colpa dell’insegnante”, aiuteranno il ragazzo a non assumersi le responsabilità di quello che fa.

Non sto dicendo che la scuola non abbia responsabilità, anzi anche gli insegnanti e gli educatori dovrebbero svolgere un costante lavoro di autoanalisi per capire in che direzione sta procedendo l’evoluzione degli studenti, ma criticare apertamente l’operato degli enti scolastici dinanzi ai propri figli non crea un grande risultato. Cercate di inculcare ai ragazzi il rispetto per i ruoli, fate loro capire che anche un insegnante può sbagliare, ma, soprattutto, aiutateli a comprendere quale sia il loro ruolo in quello che accade.

VALORIZZATE L’APPRENDIMENTO. Fate capire a vostro figlio quanto sia importante imparare cose nuove. Senza dirlo troppe volte! Piuttosto dedicate del tempo a imparare, leggere, informarvi. I figli imparano dal vostro esempio e più vi vedono coerenti, più vi vogliono imitare.

ALLENATELI A FARE DA SOLI. Evitate di sostituirvi a loro, allenateli a fare i compiti in autonomia e, quando li aiutate, fate in modo di essere un supporto e non il braccio delle azioni. Per intenderci NON FATE I COMPITI AL POSTO LORO per paura delle conseguenze.

Spesso la paura del giudizio è più delle famiglie che dei ragazzi! Spesso sono mamma e papà a dirsi “chissà cosa ne penseranno gli altri se nostro figlio…” e questo genera in tutta la famiglia un’ansia da prestazione elevatissima.

I figli non sono solo studenti, hanno un sacco di qualità. Non permettete a una parte della loro vita, seppure molto importante come la scuola, di manovrare le vostre esistenze e il pensiero che avete di loro.

Troppo spesso vedo bambini fare i compiti perché costretti dai genitori, ma ricordate che l’essere troppo autoritari, oltre a incrinare i rapporti in famiglia, crea dei profondi problemi di motivazione.

Spesso infatti il genitore autoritario è troppo legato al suo desiderio di risultati. Tuttavia pretendere una cieca obbedienza da parte dei figli o punire in maniera forte in caso di insuccesso o non conformità alle regole prestabilite (spesso concepite solo nella vostra testa e non rese palesi), crea un unico risultato: insoddisfazione nel ragazzo e perenne frustrazione in famiglia. E la cosa ancora più devastante è che non produce alcun cambiamento positivo sulla motivazione a scuola: il ragazzo farà le cose solo per evitare la punizione e non perché davvero lo sceglie.

Quindi allenatelo anche a capire che sbagliare fa parte del percorso e allenate anche voi stessi a sbagliare e ad accettare che a volte le cose non vanno esattamente come vogliamo.

Siate strumenti di sostegno, aiutateli ad accrescere i loro punti di forza e a imparare dagli errori che sicuramente faranno. E soprattutto, per quanto difficile, accettate il fatto che la scuola è una loro attività, non la vostra. Se fate questo riuscirete a eliminare buona parte dell’ansia da prestazione che loro vivono, perché inizieranno a fare le cose per loro stessi e non per vedervi felici.

“Per favore, lasciami riflettere, sbagliare e provare la soddisfazione di riuscire. Allora avrò voglia di ricominciare ancora e ancora, anche se è dura. Non avere paura, dammi fiducia, ammetti che funziono in un modo diverso da te e che posso arrivarci alla mia maniera. Restami vicino lo stesso, incoraggiami, sostienimi quando le cose sono troppo difficili. Ho solo bisogno di una guida che mi accompagni lungo il mio cammino”.  Jean Siaud-Facchin

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Andresti mai da un medico che ha studiato due giorni in full immersion? https://www.egoformazione.it/andresti-mai-da-un-medico-che-ha-studiato-due-giorni-in-full-immersion.html https://www.egoformazione.it/andresti-mai-da-un-medico-che-ha-studiato-due-giorni-in-full-immersion.html#respond Thu, 07 May 2015 08:42:31 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=1949 Il ventunesimo secolo è diventato il periodo storico dei grandi esperti, durante il quale si impara tutto alla velocità della luce.

Hai letto un libro sul metodo di studio? Sei un luminare del campo!

Hai letto un libro sulla genitorialità? Ecco che diventi uno psicologo di fama mondiale.

Hai fatto un corso di 10 ore per diventare tutor sui disturbi specifici dell’apprendimento? Allora il gioco è fatto: sei diventato uno dei più grandi esperti del settore.

Nel giro di poco tempo ognuno di noi può approvvigionarsi di una serie di informazioni utilissime, ma che non possono sostituirsi all’esperienza di chi fa anni di pratica su argomenti specifici.

Ed ecco allora che all’improvviso questi nuovi grandi esperti entrano nel mondo che tanto dicono di detestare: la superficialità!

Da ormai 15 anni mi occupo di apprendimento e ho alle spalle esperienze, studi e tanta pratica. E nonostante ciò, sono ancora consapevole che non sia abbastanza! I ragazzi si evolvono, le difficoltà aumentano e quindi è necessario formarsi ancora.

Eppure viviamo nella società del “tutto e subito”, basta digitare su Google una ricerca e appaiono subito frasi che recitano più o meno così:

come dimagrire in poco tempo

addominali in poco tempo

ingrassare in poco tempo

studiare in poco tempo

perdere chili in poco tempo

pettorali in poco tempo

glutei perfetti in poco tempo

pancia piatta in poco tempo

Poco tempo. Questo sembra essere il denominatore comune che lega le persone di questa epoca:

  • i genitori hanno sempre poco tempo (così diventa più semplice fare le cose al posto dei figli, che “perdere” tempo per insegnare)
  • i ragazzi non possono mai avere tempo (ci mancherebbe, devono rispettare tabelle di marcia, tempi, modalità di altri)
  • gli insegnanti corrono dietro al programma (magari perdendo di vista l’apprendimento) per il poco tempo.

Spesso, non solo non si concede il tempo ai ragazzi di sbagliare, ma in preda al delirio del “tutto e subito”, sempre più famiglie si affidano al “fai da te” appreso in poco tempo o a sedicenti professionisti che millantano grandissimi risultati senza fatica e senza eccessivo impegno.

Mi preoccupa molto l’insorgere di questa professionalità improvvisa. Sarò retrogrado o fuori dal coro, ma il pensiero che tutti possano fare tutto mi fa rabbrividire.

Se esistesse un corso di 10 ore per diventare fruttivendolo e decidessi di farlo, non mi sentirei un fruttivendolo dopo averlo seguito. Anzi! Credo che chi esercita una professione da anni lo possa fare assolutamente meglio di me.

E allora perché pensare che fare un corso di 10 ore possa renderti esperto su un argomento anche impegnativo? Nell’apprendimento, ad esempio, possono esserci molteplici casi diversi e ognuno ha delle complessità particolari. Però, esistono seminari che promettono alle famiglie di risolvere i loro problemi in un “batter di ciglia”. Così, alla fine del seminario, avendo trovato la “cura” ed essendo diventati esperti, si sentiranno in dovere di far applicare pedissequamente ogni strategia appresa ai figli, creando, nella migliore delle ipotesi, confusione.

Con questo non voglio dire che imparare delle strategie diventi negativo, anzi!!! Il concetto fondamentale rimane aver voglia di imparare e continuare a farlo. Quello che allarma è vedere che vengono sbandierati certificati che non presuppongono una reale esperienza e conoscenza della difficoltà.

Chiedete a un genitore di un ragazzo dislessico, ad esempio, se bastano 10 ore per comprendere il problema e trovare delle strategie compensative. Vi risponderà con una risata. Attenzione, io sono a favore della leggerezza, ma non bisogna confonderla con la superficialità. La superficialità è un grande freno alla qualità della vita. Diventa incapacità di approfondire le cose che si fanno, è l’esatto contrario dello spirito critico, ovvero della volontà di capire il perché di quello che succede o si fa.

Basti pensare a come viene apprezzato un bambino quando chiede ai genitori il perché di ciò che lo circonda; paradossalmente, per pigrizia mentale, spesso un adulto tende a snobbare ogni approfondimento.

Moltissime persone fanno le cose senza chiedersi le motivazioni: “troppo faticoso chiedersi il perché”, “sarò pur libero di fare una cosa”, “mi piace e basta!”, “perché la faccio? Perché sì!”.

Sono superficiali proprio come quelli che non vogliono studiare; mentalmente sono come quelli che fisicamente trovano “troppo faticoso” fare sport.

Quindi attenti al fumo negli occhi, informatevi, studiate e soprattutto allenatevi a capire cosa veramente volete per vostro figlio o vostra figlia. Non siate schiavi della fretta, ma tenete sempre a mente quale volete che sia l’obiettivo finale. Cercate di essere un sostegno, un supporto, non una stampella.

I ragazzi vogliono dei genitori, non dei professori o degli esperti a domicilio.

“Bisogna pensare al cambiamento di valore della parola amico che si è avuta tra ieri e oggi grazie a internet, per capire come i rapporti siano diventati facili e superficiali. I nuovi rapporti vivono di un monologo e non di dialogo, che si creano e si cancellano con un clic del mouse, accolti come un momento di libertà rispetto a tutte le occasioni che offre la vita e il mondo. In realtà, tanta mancanza di impegno e la selezione delle persone come merci in un negozio è solo la ricetta per l’infelicità reciproca”. (Zygmunt Bauman)

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