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Così scrive la dottoressa Susan Blakemore.

Ora, detto tra noi, viene da chiedersi per quale motivo l’evoluzione abbia fatto tutto questo per dotarci di una macchina straordinaria, della quale, secondo molti esperti, sfruttiamo solo il dieci per cento.

Un momento. Ma qualcuno di voi sa per caso chi sono questi esperti?

Secondo un sondaggio della Michael J.Fox Foundation for Parkinson’s Research, negli Stati Uniti si crede maggiormente al fatto che tutti noi ci portiamo dietro un novanta per cento di cervello inutilizzato, che alla teoria dell’evoluzione.

Eppure, nonostante questa credenza sia da quasi cento anni comunemente accettata, non esiste nessuna prova scientifica che lo dimostri o giustifichi.

Anzi, le prove lasciano pensare che sia tutto il contrario.

Anche una piccola lesione cerebrale, può creare traumi significativi. Se ci fossero delle aree non utilizzate nel nostro cervello, col tempo l’evoluzione le avrebbe eliminate, e non fatte crescere e moltiplicare, questo avrebbe permesso un enorme risparmio energetico. Tecnologie come la tomografia a emissione di positroni e la risonanza magnetica funzionale, che permettono di monitorare l’attività cerebrale, rivelano che tutte le parti del cervello, nell’arco delle 24 ore possono entrare in attività.

Non è chiaro nemmeno da dove nasca questa leggenda. Alcuni pensano che questo enorme malinteso sia dovuto alla prefazione, scritta da Lowell Thomas, al libro di Dale Carnagie How to win friends and influence people (1936), nella quale si riporta, in modo non corretto, una teoria di William James, padre di una corrente della psicologia definita funzionalismo. Altri la attribuiscono ad Albert Einstein, nonostante non se ne trovi traccia nei suoi scritti.

Ma allora cosa ci ha spinti per decine e decine di anni a credere a questa infondata teoria?

Forse l’idea che potremmo fare molte più cose, e possedere poteri straordinari se trovassimo il modo di attivare quel restante novanta per cento, ci ha resi un po’ creduloni.

Sono in molti a sognare una pillola miracolosa che (eliminati gli effetti collaterali) ci permetta di risvegliare quella parte che ci hanno detto addormentata nel nostro cervello.

No cari lettori, la pillola magica non esiste, e se esistesse, probabilmente dovreste comunque dimenticare gli strabilianti effetti che nel film Lucy la bella Scarlett Johansson sperimenta dopo essere stata “drogata”.

E quindi cosa ci resta da sperare? Il cervello di tutti noi sta già funzionando al massimo e non ci sono possibilità di miglioramento?

Calma calma, un conto è che la macchina sia messa in moto, un altro è che il pilota sia abbastanza preparato per sfruttarla al meglio.

Quand’è l’ultima volta che hai cambiato l’olio? Quando hai seguito l’ultimo corso di guida veloce?

Ok forse la metafora mi sta un po’ prendendo la mano, torniamo a noi.

Le diverse aree del nostro cervello hanno delle funzionalità specifiche. Queste funzionalità possono aiutarci a svolgere attività consce e inconsce. In molti casi sappiamo così poco di quelle che sono le nostre capacità, da non prenderci la briga di allenarle.

A volte basta avere una semplice strategia, per scoprire di poter fare cose che avremmo creduto degne di uno dei film di fantascienza sopra citati.

Niente scuse quindi, il potenziale racchiuso nella nostra scatola cranica non ci è proibito. Anzi sono così numerose le possibilità che abbiamo, che il rischio è di “perdersi”, e passare la vita a sognare dei superpoteri, al posto di allenare quelli che già abbiamo.

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La crisi è una benedizione https://www.egoformazione.it/la-crisi.html https://www.egoformazione.it/la-crisi.html#respond Thu, 14 May 2015 09:47:25 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=1975 Gestisce questo blog, praticamente da quando è nato! È super paziente e molto competente nella scelta dei termini più corretti e immagini che ispirino. Questa volta le ho chiesto se avesse voglia di scrivere lei! Mi ha decisamente colpito, quasi emozionato. Vi presento: Marianna Masciandaro.

 

“Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle  persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

Più di 80 anni fa, Albert Einstein teorizzava così la crisi.

La parola deriva dal greco κρίσις e originariamente indicava la separazione, provenendo dal verbo κρίνω: “separare”, utilizzato in riferimento alla trebbiatura, cioè all’attività conclusiva nella raccolta del grano, consistente nella separazione della granella del frumento dalla paglia e dalla pula. Da qui derivò tanto il primo significato di “separare”, quanto quello traslato di “scegliere”.

Dunque, dal significato originario che rimandava alla realtà concreta delle cose, quale la cernita del grano durante la trebbiatura, la voce è passata, attraverso un lento processo di astrazione terminologica, a indicare una condizione prettamente negativa che riguarda “deterioramento”, “turbamento”, “sconvolgimento” di un certo status quo. Ciò che sopravvive, nel sostrato semantico della parola, è l’idea di evoluzione delle cose, di una situazione, di una condizione fisica o psichica nel tempo.

Il motivo per cui, quando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo, ho pensato di dedicarlo a questo termine così bistrattato è perchè mi piacerebbe che coloro che si trovano ad affontare una crisi possano intravedere l’incredibile occasione che hanno di fronte per dare una svolta alla propria vita.

Quando ho terminato gli studi universitari, questa parola è rimbombata nella mia testa e nella mia quotidianità, migliaia di volte. Sentimentale, lavorativa, economica. La crisi. Costruisci il tuo futuro nel bel mezzo dell’esplosione della disoccupazione. Prova a ripartire dopo un fallimento. Crisi, con tutto il portato di negatività che questo termine si trascina dietro di sè.

Sono approdata a Milano con la mia crisi. Una città sconosciuta, popolata di sconosciuti. Volevo guardarla in faccia la mia crisi e soltanto lontano da ogni certezza, potevo affrontarla veramente.

Pianti, solitudini, irrequietezze. Il cambiamento è crescita. Nessuna crescita è indolore.

Eppure. Se la crisi non avesse bussato alla mia porta, non avrei preso una valigia in mano, non avrei spinto sull’acceleratore affinchè qualcosa cambiasse. Ecco, il cambiamento. Nessun cambiamento è così potente come quello generato da una crisi.

Da 5 anni vivo e lavoro a Milano. Questa città è diventata la mia seconda casa, popolata di persone con cui ho stretto legami indissolubili. Quando mi guardo indietro e penso alla mia crisi, ricordo le parole di Einstein che la definiva “una benedizione”.

La verità è che quando inizi a metter in circolo la tua attività e la voglia di raggiungere degli obiettivi, le cose accadono. Anche piccole, minuscole. Non puoi sapere dove ti porteranno, ma puoi cominciare a seguire la corrente.

Quando ho iniziato a occuparmi della gestione di questo blog, ero totalmente inconsapevole di come sarebbe evoluta questa collaborazione. Oggi è fonte di crescita e stimoli continui.

Eppure, se non fossi passata attraverso quella crisi che mi ha donato il coraggio di prendere in mano la mia vita, non avrei goduto di tutti i benefici che ne sono conseguiti.

 

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