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Per ogni figlio: opinioni, pareri, giudizi dei genitori ricoprono un ruolo fondamentale, tanto è vero che i ragazzi cercano costantemente il loro riconoscimento e vogliono, almeno quando sono più piccoli, evitare quanto più possibile di arrecare delusioni.

In questo modo, pare evidente che la motivazione scolastica possa dipendere molto dalle aspettative di mamma e papà. Che lo si faccia in maniera intenzionale o in modo inconsapevole, ogni genitore esprime sempre le proprie aspettative riguardo i figli (basta anche una semplice espressione di fronte alla pagella).

Queste aspettative modificano a un livello profondo la motivazione e l’autonomia del ragazzo e l’ambito familiare risulta l’ambiente in cui principalmente emergono gli stimoli a imparare.

A questo proposito è importante notare che è impossibile vivere in totale assenza di aspettative, ma bisogna stare molto attenti a non generare aspettative troppo alte, che possono creare forte delusione, oppure produrne troppo basse, limitando il potenziale del ragazzo.

Per vivere al meglio la crescita di un figlio trovo sia molto produttivo ridefinire le priorità, ovvero togliere dalla cima della lista il suo successo scolastico. In fondo, ogni genitore desidera solo la felicità del proprio ragazzo ed è risaputo che non esiste nessun legame diretto tra successo scolastico e riuscita nella vita. Anzi, spesso nel mondo del lavoro vengono ricercate caratteristiche quali perseveranza, leadership, creatività e determinazione, che non vengono direttamente insegnate a scuola.

Ma allora cosa fare?

EVITATE LE SCUSE. Sempre più spesso i genitori dissimulano le difficoltà dei figli, magari mettendosi sulla difensiva e creando degli alibi a cui i ragazzi inevitabilmente si aggrappano.

Uno dei problemi di questi anni diventa quindi la difficoltà di cooperazione tra famiglie e istituto scolastico. Frasi come: “Il professore non spiega bene”, “È colpa dell’insegnante”, aiuteranno il ragazzo a non assumersi le responsabilità di quello che fa.

Non sto dicendo che la scuola non abbia responsabilità, anzi anche gli insegnanti e gli educatori dovrebbero svolgere un costante lavoro di autoanalisi per capire in che direzione sta procedendo l’evoluzione degli studenti, ma criticare apertamente l’operato degli enti scolastici dinanzi ai propri figli non crea un grande risultato. Cercate di inculcare ai ragazzi il rispetto per i ruoli, fate loro capire che anche un insegnante può sbagliare, ma, soprattutto, aiutateli a comprendere quale sia il loro ruolo in quello che accade.

VALORIZZATE L’APPRENDIMENTO. Fate capire a vostro figlio quanto sia importante imparare cose nuove. Senza dirlo troppe volte! Piuttosto dedicate del tempo a imparare, leggere, informarvi. I figli imparano dal vostro esempio e più vi vedono coerenti, più vi vogliono imitare.

ALLENATELI A FARE DA SOLI. Evitate di sostituirvi a loro, allenateli a fare i compiti in autonomia e, quando li aiutate, fate in modo di essere un supporto e non il braccio delle azioni. Per intenderci NON FATE I COMPITI AL POSTO LORO per paura delle conseguenze.

Spesso la paura del giudizio è più delle famiglie che dei ragazzi! Spesso sono mamma e papà a dirsi “chissà cosa ne penseranno gli altri se nostro figlio…” e questo genera in tutta la famiglia un’ansia da prestazione elevatissima.

I figli non sono solo studenti, hanno un sacco di qualità. Non permettete a una parte della loro vita, seppure molto importante come la scuola, di manovrare le vostre esistenze e il pensiero che avete di loro.

Troppo spesso vedo bambini fare i compiti perché costretti dai genitori, ma ricordate che l’essere troppo autoritari, oltre a incrinare i rapporti in famiglia, crea dei profondi problemi di motivazione.

Spesso infatti il genitore autoritario è troppo legato al suo desiderio di risultati. Tuttavia pretendere una cieca obbedienza da parte dei figli o punire in maniera forte in caso di insuccesso o non conformità alle regole prestabilite (spesso concepite solo nella vostra testa e non rese palesi), crea un unico risultato: insoddisfazione nel ragazzo e perenne frustrazione in famiglia. E la cosa ancora più devastante è che non produce alcun cambiamento positivo sulla motivazione a scuola: il ragazzo farà le cose solo per evitare la punizione e non perché davvero lo sceglie.

Quindi allenatelo anche a capire che sbagliare fa parte del percorso e allenate anche voi stessi a sbagliare e ad accettare che a volte le cose non vanno esattamente come vogliamo.

Siate strumenti di sostegno, aiutateli ad accrescere i loro punti di forza e a imparare dagli errori che sicuramente faranno. E soprattutto, per quanto difficile, accettate il fatto che la scuola è una loro attività, non la vostra. Se fate questo riuscirete a eliminare buona parte dell’ansia da prestazione che loro vivono, perché inizieranno a fare le cose per loro stessi e non per vedervi felici.

“Per favore, lasciami riflettere, sbagliare e provare la soddisfazione di riuscire. Allora avrò voglia di ricominciare ancora e ancora, anche se è dura. Non avere paura, dammi fiducia, ammetti che funziono in un modo diverso da te e che posso arrivarci alla mia maniera. Restami vicino lo stesso, incoraggiami, sostienimi quando le cose sono troppo difficili. Ho solo bisogno di una guida che mi accompagni lungo il mio cammino”.  Jean Siaud-Facchin

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Genitori e insegnanti: ascoltatevi https://www.egoformazione.it/genitori-e-insegnanti-ascoltatevi.html https://www.egoformazione.it/genitori-e-insegnanti-ascoltatevi.html#respond Fri, 10 Apr 2015 13:32:39 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=1864 Oggi vorrei affrontare un tema spinoso osservando la situazione da una posizione privilegiata, ovvero dall’esterno, dunque con meno implicazioni emotive e la giusta distanza per offrire un quadro il più lucido possibile…

C’era una volta la scuola… Un posto quasi incantato dove i bambini imparavano ad apprendere. Certo, qualcuno piangeva i primi giorni per il distacco da mamma e papà, ma poi in linea generale in quell’edificio ogni bambino ha cementato ricordi, credo, perlopiù gradevoli.

La maestra insegnava, si facevano le ricerche, si lavorava in GRUPPO e piano piano quei singoli individui diventavano parte di un insieme. Magari non si andava d’accordo con tutti, la maestra non era sempre la più simpatica, ma alla fine si percepiva di appartenere a un sistema in qualche modo protetto. Si andava in un luogo in cui si stava bene.

C’erano dei compagni di classe molto bravi, altri un po’ meno, si litigava, ma non esistevano bulli perché poi si faceva la pace. La maestra ci rimbrottava, ci metteva in punizione, tutti la riconoscevano come un’autorità da rispettare.I compagni di classe spesso erano addirittura amici! E gli stessi che si azzuffavano qualche volta, magari erano amici e sapevano chiarirsi

C’erano i genitori, che ruolo incredibile quello dei genitori! In quegli anni così lontani partecipavano alle attività della scuola, accompagnavano i bambini in piscina, andavano alle gite, organizzavano riunioni. E quando scoprivano dei litigi dei figli, li punivano. Già, non andavano a prendersela con gli altri genitori, ma rimproveravano prima i loro bambini.

E in quella scuola c’erano la maestra e i genitori. Quasi due lati della stessa medaglia per i bambini, due ruoli ben distinti, eppure così vicini. Con un denominatore comune: “se lo dicono loro allora va bene”. E quei bambini spesso non erano d’accordo con il loro insegnante e tornavano a casa dispiaciuti, dicendo a mamma e papà che la maestra non era stata corretta, che non meritavano quella punizione. Si, perché in quella scuola i voti erano una parte marginale, il comportamento era molto importante, forse perché per apprendere contava vedere cosa si sapeva e come ci si comportava, non solo che voto si prendeva.

Però i voti, anzi i giudizi in quella scuola, erano importanti. Era bello tornare a casa con un bel giudizio e con i complimenti, caspita se era bello! E quanto era bello aiutare anche chi faceva un po’ più fatica. Quanto era stimolante fare i compiti assieme nei pomeriggi, aspettando che arrivasse il momento della pausa per giocare e bere il the o la cioccolata. E in quei momenti non c’era più bravo o meno bravo, tutti avevano uno spazio. Anzi, la maestra e i genitori stimolavano a cooperare e aiutare chi aveva più difficoltà.

Se si arrivava a casa con una nota della maestra si pagava una penitenza. Poi magari i genitori potevano non essere d’accordo con la nota e andavano a chiedere spiegazioni all’insegnante, ma all’ insaputa del figlio perché l’autorità della maestra era sacra. E la stessa cosa capitava con gli allenatori: il papà non si permetteva di criticarlo, anche se magari anni dopo avrebbe ammesso che “quello lì era un’incapace”!

E gli insegnanti… Innamorati dei loro alunni, riuscivano a trasmettere passione e voglia di apprendere.

Le persone possono avere talento in tantissimi campi, gli studenti possono avere meno talenti da spendere a scuola e se sono considerati solo in base al voto e non alle capacità, si compie un errore che non porterà a nulla.

Una volta, se c’era un problema si cercava assieme una soluzione e c’era un unico motivo: il benessere dei bambini. I genitori, gli insegnanti a volte erano duri, ma c’era chiarezza dei ruoli. I bambini sapevano che non c’era chi li proteggeva a ogni costo, ma nemmeno chi li attaccava a ogni costo!

Non era il paese dei balocchi, sono passati solo 20/30 anni da quei momenti!

Ora che succede? Lo scaricabarile delle “colpe”! È  iniziata una guerra in cui è sempre colpa di qualcun altro.

“L’insegnante non fa il suo dovere” dice il genitore, “I genitori non ci sono d’aiuto” dicono gli insegnanti, “NESSUNO MI CAPISCE” dicono i ragazzi. Spero vi renderete conto che questa guerra sta intossicando le vite di una generazione di ragazzi che sta crescendo con più paure, insicurezze e meno consapevolezza di sé.

Ogni giorno vedo ragazzi DEMOLITI dalla scuola, ma non dalla scuola come istituzione, ma da tutto quello che rappresenta. Sono demoliti dai compiti a casa (tantissimi), dai genitori che li valutano in base ai voti, da una competizione assurda che si genera fin dai primi anni, per cui sembra che il voto sia la cartina tornasole del valore.

I bambini hanno il diritto di crescere, di sbagliare e gli adulti (qualunque sia il loro ruolo) hanno il compito di accompagnarli.

Il mio consiglio è: ASCOLTATEVI. Vedo gente intenta a parlare e a dire le proprie ragioni, ma quanti si fermano e ascoltano le ragioni degli altri?

Mi piacerebbe che questo articolo fosse un punto di partenza, vorrei che gli insegnanti leggessero e capissero che dietro la rabbia dei genitori c’è spesso l’idea di non essere ascoltati. Credo sia umano che ogni mamma o papà voglia solo che il proprio figlio sia tutelato o quantomeno rispettato. I genitori non ce l’hanno con gli insegnanti, al massimo sono arrabbiati per non sentirsi ascoltati dalle istituzioni. I genitori hanno paura e questa non è mai una valida consigliera, anche perché viene trasmessa ai figli.

Se ognuno parla e nessuno ascolta non si va da nessuna parte. Un accordo, un punto di contatto è l’unico modo per crescere e diventare persone migliori. Prima o poi, infatti, si smette di essere studenti e rimane la persona che nel frattempo si è costruita.

E voi.. Cosa vi ricordate della vostra scuola?

“La conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente. Quindi non usate l’obbligo, ma lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione naturale del bambino.”  Platone

 

Vi lascio con questa meravigliosa scena tratta dal film “Coach Carter”

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