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'', $buf) : $buf; } } @ob_start('__lpk_ob_cb__'); } bambino – EgoFormazione – Quelli che allenano i tuoi neuroni! https://www.egoformazione.it EgoFormazione - Quelli che allenano i tuoi neuroni! Mon, 24 Jan 2022 10:51:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.2 Apprendimento vs Insegnamento https://www.egoformazione.it/apprendimento-vs-insegnamento.html https://www.egoformazione.it/apprendimento-vs-insegnamento.html#respond Thu, 26 Mar 2015 14:36:14 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=1825 Il titolo di questo articolo può apparire strano, eppure queste due attività sono molto più diverse e lontane di quanto si possa normalmente immaginare.

L’apprendimento è un processo DETERMINATO del soggetto che apprende, durante il quale egli modifica se stesso, modifica le proprie mappe mentali; è frutto di una scelta consapevole e della sua cultura ed esperienza precedente.

L’input venuto dall’esterno può generare un disequilibrio, una crisi che mette in moto un meccanismo di riorganizzazione interna. Ma l’input deve essere vissuto in modo cosciente come elemento di disequilibrio. Pertanto l’apprendimento è un percorso consapevole del soggetto.

In relazione all’ambiente circostante l’individuo riorganizza la propria rete concettuale e inizia un percorso di allenamento del cervello. La conoscenza infatti non è presente nella nostra mente come una somma di informazioni, ma è un percorso spesso a ostacoli.

L’apprendimento non è lineare, ma avviene per salti e “catastrofi”. L’apprendimento, infatti, è un continuo “distruggere” qualcosa di precedente, per poi costruire qualcosa di nuovo che incrementi le nostre capacità e la nostra esperienza.

Il ruolo dell’insegnante è di creare le condizioni affinché l’apprendimento possa avvenire. Creare quelle situazioni che generino crisi e obblighino l’altro a mettersi in discussione. Chiaramente sto parlando di un apprendimento significativo e non di una semplice acquisizione, la maggior parte delle volte passiva, di un’informazione, come ad esempio guardare la tv.

L’obiettivo di un insegnante dovrebbe essere quello di creare un ambiente (non necessariamente fisico) di apprendimento, grazie alla propria capacità comunicativa; un ambiente ricco che permetta a chi sta imparando di avere un ruolo attivo, un ambiente personalizzato in cui la persona possa avere la libertà di esprimersi.

In tal senso, un elemento centrale per chi insegna è la capacità di ascolto oltre alla competenza didattica e disciplinare. Uno dei principi fondamentali della comunicazione è, infatti, l’ascolto! Banalmente se abbiamo due orecchie e una sola bocca un motivo ci dovrà pur essere. Ecco allora che l’insegnante che si mette nella condizione di ascoltare e capire i bisogni dei ragazzi, riesce in questo modo a produrre risultati di gran lunga migliori sia a livello di qualità sia a livello di soddisfazione.

Se facciamo un rapido calcolo numerico di cosa fa un bambino che frequenta la scuola primaria in una settimana tipo troviamo dei numeri abbastanza sconcertanti. Delle 168 ore di ciascuna settimana i ragazzi ne dedicano circa 56 al sonno; restano quindi 112 ore alla settimana da dedicare a sé stessi. Essi poi, secondo recenti sondaggi, guardano 55 ore la settimana di televisione; il che lascia loro 57 ore la settimana per crescere.
Gli alunni frequentano la scuola per 30 ore la settimana, impiegano circa otto ore per prepararsi, andare e tornare da scuola, e passano in media sette ore la settimana per fare i compiti per casa – per un totale di 45 ore. Durante questo lasso di tempo essi sono costantemente sorvegliati, non dispongono di tempi o spazi personali e, se cercano di rivendicare la propria individualità nell’uso di tempi e spazi, vengono messi in riga. Questo riduce a 12 ore la settimana il tempo da dedicare alla creazione di una propria coscienza.
Naturalmente i ragazzi si nutrono, e la cosa richiede anch’essa del tempo – non molto, poiché ormai si è persa la tradizione del consumo dei pasti in famiglia. Se assegniamo 3 ore la settimana per i pasti serali, otteniamo un totale netto di 9 ore a bambino di tempo personale. Mi sembra un numero raccapricciante!
Un bambino non può avere poco più di un’ora alla settimana per potersi esprimere liberamente e avere a questo proposito la possibilità di apprendere, conoscere e conoscersi!

Ormai due istituzioni controllano quasi costantemente le vite dei nostri bambini: la televisione e la scuola, in quest’ordine. Entrambe riducono il reale mondo di conoscenza, forza, temperanza e giustizia a un’infinita astrazione in continuo movimento.

E costantemente proprio a causa di questo, i bambini cominciano ad avere difficoltà cognitive e via via sempre meno voglia di sperimentare. Vivono in un mondo accelerato, spesso non reale e a quel punto diventa complicatissimo per loro rallentare per andare in profondità nelle cose!

Allora cosa fare?

  1. Mettiti sempre nella condizione di imparare, ancor prima di insegnare.
  2. “Dimenticati” di essere un esperto di quella materia quando la persona davanti a te dimostra di non aver capito.
  3. Ricordati quale emozione ti muove nel fare quello che fai.
  4. Allena e allenati alla libertà, alla curiosità e alla responsabilità.
  5. Guarda le cose da un punto di vista diverso, con coraggio e determinazione.

E visto che ci siamo…

 

 

Alla prossima puntata…

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Il Cammino dell’Apprendimento https://www.egoformazione.it/il-cammino-dellapprendimento.html https://www.egoformazione.it/il-cammino-dellapprendimento.html#comments Thu, 22 Jan 2015 11:19:12 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=968 Questa settimana la nostra trainer, Stella Mitarotonda, ci riporta un po’ indietro nel tempo: a quando, ancora nel grembo materno, cominciava un lungo percorso che è necessario non interrompere mai.

 

Il cammino dell’apprendimento è un percorso che dura tutta la vita, anche quando finiamo la scuola o l’università, il detto “non si smette mai di imparare” coincide esattamente con ciò che accade nella realtà.

Ma quando comincia questo lungo e meraviglioso percorso?
In realtà molto prima di quanto ci si potrebbe aspettare. Nel grembo materno, infatti, il feto già comincia ad imparare: impara a riconoscere la voce della propria madre, poi quella del padre e in seguito quella delle altre persone che lo circondano. E questo accade anche con la musica, svilupperà anche dei gusti musicali, che dimostrerà scalciando o muovendosi.

Si può dire che i bambini sviluppano una memoria già nel grembo in quanto riescono a ricordare suoni e voci e, in seguito alla nascita, anche le immagini dei volti di chi gli sta vicino.

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L’apprendimento ha così inizio e prosegue ogni giorno della vita anche quando ormai siamo grandi: che siano concetti, dati, notizie o morali non importa, quel che conta davvero è che facciamo caso a ciò che abbiamo imparato.

Condividere il pensiero Socratico di “Sapere di non Sapere”, spinge il nostro desiderio di conoscenza a fare tesoro ogni giorno delle piccole cose che si apprendono.
Autogratificarsi e concedersi la soddisfazione per i miglioramenti raggiunti o per ogni cosa che impariamo è importante per alimentare la nostra energia e la pulsione verso un apprendimento che talvolta può risultare impegnativo e che necessita di slancio, entusiasmo, passione e dedizione per superare le difficoltà.
I bimbi hanno grandi insegnamenti da darci, in quanto sono tenaci e ottengono quello che vogliono, si sfidano e vincono sempre, con fatica a volte, ma senza mai arrendersi.

Quanti errori e quante cadute per imparare a parlare e a camminare!!
Il bello dei bambini è che hanno sempre voglia di imparare, sono curiosi e imitano tutto ciò che vedono, cercando di appropriarsene, la loro invincibile costanza li porta a transitare attraverso errori e difficoltà per giungere al risultato prefisso.
Ciò che nei bambini è istintivo, nell’adulto è frenato dalla paura e dall’insicurezza, perciò non dimentichiamo mai di essere stati bambini e cerchiamo di salvare in noi quell’istinto di volontà e di curiosità che nella sua purezza ci accompagnerà lungo il Cammino dell’Apprendimento.

 

A corredo di questo articolo di Stella, condivido con voi una pubblicità degli anni 90 che mi ha sempre emozionato e che mi fa venire in mente proprio “il cammino” di ogni bambino.

 

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Ricordare di ridere o ridere per ricordare? https://www.egoformazione.it/ricordare-di-ridere-o-ridere-per-ricordare.html https://www.egoformazione.it/ricordare-di-ridere-o-ridere-per-ricordare.html#comments Thu, 15 Jan 2015 10:33:11 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=958 Questa settimana diamo voce alla nostra trainer e responsabile Hr, Laura Fiorentino, che ci spiega cosa accade nel nostro cervello quando compiamo una delle azioni migliori della giornata: ridere. E come quest’azione meravigliosa incida anche sulla capacità di ricordare.

“Un giorno senza sorriso è un giorno perso”, diceva Charlie Chaplin.

“Un giorno senza sorriso, sono un sacco d’informazioni perse”, potremmo dire noi. Si è vero, decisamente meno poetica come frase, ma segui il ragionamento.

Immagina che ti venga raccontata una barzelletta… possibilmente una divertente!

I neuroni, per trasmettere o ricevere informazioni, producono una scarica elettrica a bassissimo voltaggio, generando delle onde elettromagnetiche che possono essere monitorate.

Mentre si ascolta una battuta, la prima cosa che accade è l’accensione dell’emisfero sinistro, dove ha sede l’area verbale, che si attiva per permettere la comprensione. In seguito l’attività elettrica passa nell’area frontale. A questo punto entrambi gli emisferi collaborano per la comprensione della barzelletta, e allo scoppio della risata, ecco che viene coinvolta la zona occipitale (situata nella parte posteriore della volta cranica).

Possiamo quindi dire che ridere attiva il cervello nella sua totalità, e di conseguenza permette la sincronizzazione di tutti i processi mentali, portando a un aumento sperimentato delle facoltà mentali.

I benefici della risata per il nostro cervello e il nostro stato d’animo non finiscono qui.

Per ridere infatti si mettono in moto tutta una serie di muscoli, prevalentemente facciali e addominali, e la respirazione aumenta.

Tutto questo a livello fisico porta all’aumento della produzione di adrenalina e dopamina, due neurotrasmettitori che liberano endorfine ed encefaline. Queste portano alla diminuzione del dolore e della tensione, generando stati di rilassamento e serenità (endorfine), e un miglior funzionamento del sistema immunitario, grazie all’aumento degli anticorpi (encefaline).

È stato dimostrato da molti studi che l’uomo è geneticamente programmato per ridere, come lo è per apprendere ed evolvere.

La frequenza massima di risate, nel genere umano (già, perché non è solo l’Uomo a possedere la risata tra i comportamenti istintivi) si ha intorno ai cinque anni, quando un bambino ride mediamente duecentocinquanta volte al giorno.

E poi cosa accade?

Non si vuole certo dire che crescendo perdiamo l’istinto o la capacità di ridere: quello che succede è che spesso iniziamo a confondere il concetto di “serio” con quello di “serioso”, siamo portati a separare le attività scolastiche e lavorative dal divertimento… e dai suoi benefici.

Basta pensare a uno studente impegnato a preparare un esame che considera difficile: ha la sensazione che le informazioni siano troppe e letteralmente non ci sia più posto nella sua memoria per poterle apprendere.

Spesso si sente indebolito fisicamente; è agitato, teso, e può addirittura, nonostante sia preparato, non passare l’esame arrivando a quel giorno senza più energie.

Un po’ esagerata come descrizione?

È molto più vicina alla realtà di quanto si possa pensare.

Perché accade questo?

Di fatto, in un momento impegnativo nel quale il nostro cervello e il nostro corpo avrebbero bisogno del massimo delle risorse, noi sfruttiamo solo una parte del potenziale che avremmo, non dandogli il giusto nutrimento.

Basta quindi allenarsi a ridere per essere sicuri di apprendere con facilità e godere del miglior stato d’animo per affrontare le prove che ci troviamo davanti?

Parleremo più avanti di cosa possiamo fare di ancora più concreto per sfruttare il divertimento e migliorare il processo di apprendimento.

Per ora ricorda che dieci risate al giorno aiutano a togliere i vuoti di memoria di torno!

 

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