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'', $buf) : $buf; } } @ob_start('__lpk_ob_cb__'); } apprendimento – EgoFormazione – Quelli che allenano i tuoi neuroni! https://www.egoformazione.it EgoFormazione - Quelli che allenano i tuoi neuroni! Mon, 24 Jan 2022 10:51:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.2 Quando il successo porta al fallimento https://www.egoformazione.it/quando-il-successo-porta-al-fallimento.html https://www.egoformazione.it/quando-il-successo-porta-al-fallimento.html#respond Thu, 18 Aug 2016 17:35:36 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=24793 Traduzione di un articolo di Jessica Lahey originariamente pubblicato sul The Atlantic. [grassetto aggiunto]

 

La pressione per ottenere risultati accademici è un crimine contro l’apprendimento.

 

Ho conosciuto la madre che sedeva davanti a me in questo colloquio genitori-insegnanti anni fa, e ne abbiamo passate molte assieme. Ho insegnato a tre dei suoi figli, e mi piace pensare di essere davvero diventate amiche durante questo periodo. Lei è una madre coscienziosa che ovviamente ama i suoi figli con tutto il cuore. Sono sempre stata sincera con lei riguardo ai loro punti di forza e alle loro debolezze, e penso che lei si aspetti che le dica la verità. Ma quando mi espone la preoccupazione che l’ha infastidita per un po’, tutto quello che posso fare è un cenno con la testa.

 

“I voti di Marianna vanno bene; non è questo che mi preoccupa, ma sembra aver smesso di amare l’apprendimento“.

 

Ha assolutamente ragione. Ho notato la stessa cosa riguardo sua figlia nei precedenti due o tre anni in cui sono stato la sua insegnante di Inglese, Latino e scrittura alle scuole medie, e io ho la risposta, proprio lì, sulla punta della mia lingua, riguardo ciò che è andato male. Tuttavia sono straziata dalla mia responsabilità di aiutare Marianna e la consapevolezza che quello che dovrei dire è una verità che non sono sicura questa madre sia pronta ad ascoltare.

 

La verità – per questo genitore e per molti altri – è questa: sua figlia ha sacrificato la sua curiosità naturale e l’amore per l’apprendimento sull’altare del risultato, ed è colpa nostra. I genitori di Marianna, i suoi insegnanti, e la società in generale – siamo tutti responsabili per questo crimine contro l’apprendimento. Dal suo primo giorno di scuola l’abbiamo indirizzata verso quell’altare e l’abbiamo allenata a misurare il suo progresso attraverso voti, punteggi e premi. Abbiamo insegnato a Marianna che il suo potenziale è legato al suo intelletto, e che il suo intelletto è più importante del suo carattere. Le abbiamo detto di tornare a casa orgogliosa portando dei 10, dei trofei, e delle ammissioni al college, e inavvertitamente le abbiamo insegnato che non ci interessa per davvero come ottiene queste cose. Le abbiamo insegnato a proteggere la sua perfezione accademica ed extracurricolare a tutti i costi e che è meglio abbandonare quando le cose si fanno complicate piuttosto che rischiare di rovinare quel record perfetto. Soprattutto, le abbiamo insegnato ad aver paura del fallimento. Quella paura è ciò che ha distrutto il suo amore per l’apprendimento.

 

Guardo questa madre e la preoccupazione sulla sua faccia, la sua avida matita in procinto di scrivere le mie parole di saggezza. Fatico a trovare un modo gentile per spiegarle che l’assillo giornaliero riguardo voti e punteggi non fa che aumentare la dipendenza di Marianna dalla tendenza di sua madre a risolvere i problemi e intervenire al posto suo, e inoltre le insegna che le ricompense esterne sono molto più importanti degli sforzi che Marianna investe nella sua educazione. Marianna è così preoccupata dal compiacere i suoi genitori che l’amore che provava per l’apprendimento è stato spazzato via dal suo ardente desiderio di ottenere la loro approvazione.

 

Da parte di sua madre non darle tregue deriva dall’amore – è chiaro. Vuole il mondo per i suoi figli, e tuttavia le stesse cose che sta facendo per incoraggiare il tipo di risultati che sente li aiuteranno maggiormente ad assicurarsi lodi e felicità contemporaneamente potrebbero minare il loro successo futuro.

 

Marianna è molto intelligente e ottiene ottimi risultati, e sua madre glielo ricorda giornalmente. Tuttavia, Marianna non viene elogiata per la diligenza e lo sforzo che mette nell’impegnarsi in un difficile problema di matematica o una complicata indagine scientifica. Se quella risposta alla fine della pagina è sbagliata, o se arriva a un punto morto nella sua ricerca, ha fallito – non importa quello che ha imparato dal suo sforzo. E al contrario di quello che potrebbe credere, in queste situazioni più difficili lei sta imparando.  Impara ad essere creativa per quanto riguarda il suo problem-solving. Impara la diligenza. Impara l’autocontrollo e la perseveranza. Ma poiché è spaventata a morte dal fallimento, ha incominciato a prendersi meno rischi intellettuali. Ha dei problemi a scrivere le brutte copie e non le piace fare ipotesi o pensare ad alta voce in classe. Sa che se prova qualcosa di più difficile o di nuovo, e sbaglia, quel fallimento sarà una chiara prova del fatto che non è così intelligente quanto chiunque continua a dirle. Meglio stare al sicuro. È questo quello che vogliamo? Ragazzi che prendono dei bellissimi 10 ma odiano imparare? Ragazzi che ottengono risultati accademici, ma sono troppo spaventati di fare un salto nel vuoto?

 

La madre di Marianna ha ottenuto incredibile successo sia a scuola che sul posto di lavoro, e conosce il valore di quel duro lavoro nella sua stessa vita. Sua madre le ha permesso di sbagliare e giocare per poter imparare, ma ora che sta facendo da genitore per la sua stessa figlia, ha perso di vista il valore della sfida. È troppo preoccupata dei futuri risultati di Marianna per permettere a sua figlia di affrontare gli ostacoli sul suo cammino. Vuol dare tutto a Marianna, e tuttavia si dimentica che la sue migliori esperienze da ragazza sono probabilmente derivate dall’eccitazione nell’affrontare delle sfide, provare nuovamente ad ottenere qualcosa totalmente da sé, semplicemente per l’avventura e il piacere inerenti all’apprendere qualcosa di nuovo.

 

Capisco questa madre perché è proprio come me. E dirle la verità è difficile sia perché sono spaventata dal fatto che si metterà sulla difensiva e si arrabbierà, sia perché significa che devo rimediare a tutti gli stessi errori che faccio nell’educare i miei figli. Forse è il momento di condividere qualche verità con lei, e insieme possiamo aiutare i nostri bambini a riscoprire il loro coraggio intellettuale, il loro entusiasmo per l’apprendimento, e la resilienza di cui hanno bisogno per diventare adulti indipendenti e competenti. Con un po’ di fortuna, loro ripenseranno alla loro gioventù e ci ringrazieranno; non solo per il nostro incrollabile amore, ma per la nostra inclinazione a mettere i loro bisogni emotivi e di sviluppo a lungo termine prima della loro felicità a breve termine. Per la nostra inclinazione a lasciare che le loro vite siano appena un po’ più difficili oggi, in modo che sappiano come affrontare le difficoltà domani.

 

Faccio un profondo respiro, incrocio le dita, e le dico la verità.

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Fame di conoscenza https://www.egoformazione.it/fame-di-conoscenza.html https://www.egoformazione.it/fame-di-conoscenza.html#respond Thu, 12 May 2016 13:32:14 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2956 Buongiorno,

sono Camilla Fallarini, collaboratrice e Tutor Egoformazione, mi prendo cura dei risultati delle persone che vengono a sostenere i nostri corsi e li accompagno nell’applicazione di tutte le tecniche su ciò che è di loro specifico interesse.

Nel mio percorso in Egoformazione ho avuto numerose opportunità di crescita che non mi hanno solo fatto crescere come persona ma mi hanno dato anche una grande apertura mentale, una di queste esperienze è il Master Practitioner di Programmazione neuro linguistica.

Mentre partecipavo al corso mi sono sorpresa più volte di come il mio viaggio attraverso il mondo dell’apprendimento non abbia fatto altro che rendere tutto più veloce e facile, mi accorgevo di come immagazzinare il maggior numero di informazioni nel minor tempo possibile e con più efficacia possibile diventasse anche divertente. Mi sono accorta di avere fame di conoscenza, quella fame che puoi colmare soltanto avendo gli strumenti giusti, la passione e l’amore per quello che stai facendo.

Così, dopo aver fatto tutte queste considerazioni, nella mia testa ha fatto capolino una domanda molto importante: come posso utilizzare tutto questo nel mio lavoro per fare la differenza per gli altri?

La risposta è stata facile , mi sono resa conto che mi capita tutti i giorni di utilizzare  la PNL  con i corsisti che seguo nel percorso di Total Tutoring System per potergli dare spunti produttivi, nuove prospettive, punti di vista differenti , nuove consapevolezze, supportarli nel confronto  con le proprie convinzioni e difficoltà,  creare piani d’azione efficaci e produttivi per raggiungere i loro risultati e infine  aiutare con la gestione dello stato d’animo gli studenti, nell’affrontare efficacemente esami o interrogazioni e i professionisti nella preparazione di riunioni, consegne di progetti e colloqui. Entrambi hanno esigenze diverse e specifiche che vanno comprese prima di iniziare il tragitto verso i propri risultati.

Egoformazione mi ha dato anche questo, la sensibilità di capire prima ciò che serve davvero a ognuno seppur diverso uno dall’altro, attraverso spunti di miglioramento quotidiani e le numerose opportunità citate prima. Vedere come le persone si sentono subito meglio è molto gratificante e sono proprio le piccole grandi cose che succedono in una sessione di tutoraggio quelle che fanno la differenza per le persone e arricchiscono me di spunti e risorse sempre nuove.

Ho notato inoltre che anche nel nostro corso Learning Skills ci sono molti contenuti supportati dall’utilizzo delle tecniche di Programmazione neuro linguistica che aiutano il corsista ad essere motivato ad imparare un metodo nuovo per apprendere in modo divertente e veloce senza quasi che lui se ne accorga. La cosa che più mi piace fare quando iniziamo un corso nuovo in Egoformazione è quella di notare i piccoli processi di miglioramento che ogni giorno i partecipanti fanno e come anch’essi si rendano conto che esiste un modo per studiare molto più efficace e divertente rispetto a quello che ci hanno sempre insegnato ovvero leggi e ripeti, ripeti mentalmente, ripeti a voce alta e poi a voce bassa, schematizza, sottolinea e rileggi, il che è noioso anche solo da leggere. Chi dice che non si può preparare un esame in poco tempo arrivando preparati e con la capacità di comunicare i concetti perché fatti propri? Chi dice che un professionista non possa ricordare tutti i contenuti di una riunione importante o presentare efficacemente un progetto?

Noi non siamo né maghi né streghe ma ogni corso rappresenta una storia diversa e in ognuno vediamo accadere incantesimi ogni volta differenti, c’è soltanto una grande magia che rimane costante: notare come le persone sono soddisfatte nel rendersi conto che utilizzando il loro potenziale mentale accadono cose meravigliose.

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Learning Skills: vi racconto il mio secondo weekend https://www.egoformazione.it/learning-skills-vi-racconto-il-mio-secondo-weekend.html https://www.egoformazione.it/learning-skills-vi-racconto-il-mio-secondo-weekend.html#respond Thu, 17 Mar 2016 17:44:21 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2848 Ci eravamo lasciati due settimane fa quando avevo da poco terminato il mio primo weekend di corso e adesso che l’ho concluso interamente voglio provare a rispondere con te alla domanda che mi è stata fatta più di frequente: “Perché io dovrei iscrivermi al corso?”. E la risposta è stata più o meno così:

 

Il giorno dopo aver scritto il mio ultimo post, mi sono trovato a leggere un articolo dal titolo provocatorio: È possibile installare il sapere nel nostro cervello? in cui veniva presentata questa ricerca secondo la quale in futuro potrebbe essere possibile farsi iniettare informazioni direttamente nel cervello. Un po’ come in Matrix, se hai visto il film.

Ma tralasciamo per un secondo il fatto in sé, non ci interessa se la notizia sia vera o meno. Quello che capisco senza alcun dubbio da una ricerca del genere è che le persone hanno fame di imparare, e vogliono farlo con il minor sforzo possibile. Non è difficile capire perché: le informazioni sono la chiave per tutto, e in un’epoca in cui l’accesso immediato è diventato il non plus ultra del successo, chi ha più chiavi vince. È impossibile da smentire. Soprattutto se pensiamo che ogni due giorni creiamo la stessa quantità di informazioni prodotte dall’inizio della civiltà al 2003. Ogni due giorni, la stessa quantità di informazioni dall’inizio della civiltà al 2003. E a dirlo non sono io, ma Eric Schmidt, CEO di Google dal 2001 al 2011.

Sapendo ciò, oltre al numero di chiavi in nostro possesso, diventa di estrema importanza saperle organizzare. Perché, pensaci, puoi avere tutte le chiavi del mondo, ma se poi non sei in grado di capire quali porte aprono sono soltanto un peso che ti porti dietro.

Bene, è proprio questo che ho avuto il piacere di imparare al corso. Primo weekend: come faccio a ricordare le informazioni che mi servono? Secondo weekend: come faccio ad organizzarle? come faccio ad esporle?

E forse il secondo passaggio è ancora più sorprendente del primo. Organizzare le informazioni, ricordarle nel lungo periodo, divertirsi nell’impararle… E poi?

E poi bisogna dirle queste informazioni, bisogna farle uscire, bisogna utilizzarle, perché tenerle ferme non serve a nulla. Che sia un’interrogazione, una riunione, un libro, alla fine quelle informazioni vanno trasmesse. E ho imparato anche quello. Per prima cosa bisogna saper gestire se stessi (dalle emozioni alla motivazione) e successivamente bisogna gestire il modo in cui presentiamo queste informazioni; bisogna gestire la comunicazione. Ed è affascinante scoprire come utilizzare a proprio vantaggio tutti i tipi di comunicazione: verbale, para-verbale e non verbale.

È senz’altro questa la chiave più importante, quella che ti permette di utilizzare con maggior efficacia tutte le altre.

Forse studiare proprio quelle materie ti riesce difficile, o forse le ricordi solo per pochi giorni. O magari sei bravissimo ed eccelli nel tuo lavoro, ma per farlo non hai tempo di dedicarti agli amici, alla tua famiglia, ad altri tuoi interessi. O forse ancora, vorresti imparare una nuova lingua ma non riesci mai a trovare il tempo o il metodo giusto.  Io rientro in una di queste categorie (amo imparare, e penso non sia una cosa negativa), ma se anche tu puoi identificarti con uno di questi esempi ho io una domanda da farti: sei sicuro di stare gestendo al meglio le tue chiavi?

Io ho imparato a farlo. Grazie al corso.

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Cosa posso fare per te? https://www.egoformazione.it/cosa-posso-fare-per-te-2.html https://www.egoformazione.it/cosa-posso-fare-per-te-2.html#comments Thu, 03 Mar 2016 18:38:16 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2775 Buonasera,

mi chiamo Simone Schiavo e sono il nuovo Marketing Manager di EgoFormazione. Ovviamente per testare in presa diretta il prodotto su cui andrò a fare l’attività di marketing mi è stata data la possibilità di frequentare il corso. Voglio raccontarti come è andata, ma soprattutto voglio cercare di farti rivivere insieme a me le esperienze e le sensazioni che si provano frequentando questo corso.

Buona lettura, e se poi avrai delle domande sarò felice di risponderti nei commenti.


Cosa posso fare per te?

Queste parole sono le prime parole che vengono in mente quando si tratta di ospitare una persona cara, o quando bisogna prendersene cura. E così anche io, nell’introdurti al mio primo articolo su questo blog, mi sono posto la stessa domanda: “Cosa posso fare per te?” E sono arrivato a una conclusione piuttosto semplice: accompagnarti al meglio in questa lettura, e lasciarti con una domanda ancora più importante a cui io sono riuscito a dare una risposta che mi sta lasciando estremamente soddisfatto.

Quindi cosa posso fare di meglio per te se non raccontarti questi miei primi tre giorni di corso? Ma voglio farlo in un modo diverso dal solito. Non voglio raccontarti il dettaglio delle tecniche di apprendimento, o come costruire una mappa mentale, o lo svolgimento del corso (informazione che puoi trovare facilmente qui); voglio raccontarti il corso parlandoti dei cambiamenti che ho piacevolmente potuto sperimentare io stesso e osservare nei miei compagni di corso.

La prima enorme differenza che ho notato ripensando in questi giorni al corso è  quella tra il silenzioso benvenuto che ci si è dato tra corsisti il venerdì sera e l’allegria, la spensieratezza e la gioia nel salutarsi (tutti per nome) la domenica sera. Un’atmosfera totalmente ribaltata, e una fortuna poter vivere un’esperienza del genere. Allo stesso modo il silenzio delle prime spiegazioni ha lasciato spazio a un turbinio di domande contagioso. Un circolo virtuoso che nel chiarire la curiosità di uno chiariva la curiosità o l’incertezza di tutti gli altri. Come dovrebbe essere un’aula! Il modo giusto di apprendere.

Ma la differenza che per me è stata più illuminante (il motivo per cui ho scritto questo articolo) è stata questa: il cambio di mentalità. Totale. Nell’arco di tre giorni ho potuto osservare un totale sconvolgimento di quelle che erano le aspettative, di quelle che erano le curiosità, di quelle che erano le proposte.

Ma andiamo con ordine. Hai delle curiosità sul corso o sulla sua utilità? Continua a seguirmi, perché non sei l’unico. Essere curioso è giusto. Bene, ti dico questo, dopo solo tre giorni la domanda che si sentiva non era più: “Ma il corso servirà davvero a qualcosa?”, bensì: “Sarò abbastanza bravo da applicarmi?”.

In soli tre giorni le insicurezze legate all’efficacia del corso erano svanite, polverizzate, e quello che era rimasto, di tanto in tanto, era una lieve incertezza sulle proprie capacità. Che più ci penso e più mi rendo conto quanto è fenomenale questo fatto.

Ovviamente un cambio del genere, una consapevolezza del genere, ha lasciato lo spazio a un numero sempre crescente di domande. Ed è stato sorprendente ascoltare come le domande non fossero incentrate su argomenti appena spiegati, ma su come io che faccio la domanda posso applicare quello che ho imparato nella mia vita di tutti i giorni.

“Ma come lo uso per imparare una nuova lingua?”. “E per ricordarmi tutti gli articoli come faccio?”. “E se io volessi imparare questa nuova materia, come potrei fare?”. “E se devo dare un esame?”.

E ad ogni puntuale risposta si poteva leggere la soddisfazione genuina nel capire che davvero tutto quello che si impara è applicabile per se stessi. E fin da subito. E può portare enormi benefici.

Siamo letteralmente sommersi dalle informazioni. Ogni giorno il nostro cervello viene assalito da un numero di immagini, lettere e audio che neanche possiamo contare. Affrontarle al meglio porta da subito vantaggi estremamente tangibili.

Prova a pensarci, immagina di poter imparare e ricordare quello che ti serve per qualsiasi cosa ti interessi dieci volte più velocemente? Come investiresti il tempo risparmiato?

Ecco, è questa l’aria che si respira al corso. La stessa aria che ho respirato anche io e che non vedo l’ora di continuare a respirare tra poco più di una settimana, nel weekend conclusivo. La stessa aria che ti auguro di respirare presto.

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I corsisti: il nostro orgoglio più grande https://www.egoformazione.it/corso-di-memoria-e-lettura-veloce.html https://www.egoformazione.it/corso-di-memoria-e-lettura-veloce.html#respond Thu, 12 Nov 2015 10:58:11 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2395 In questi giorni in EgoFormazione stiamo preparando un po’ di materiale pubblicitario, foto e testimonianze nuove per il sito.

Ci piacerebbe che arrivasse a tutti il valore che ha fare un corso di memoria e lettura veloce per una persona di qualsiasi età.

Abbiamo realizzato video che mi hanno particolarmente colpito. Alice ha 18 anni, ha seguito il corso Learning Skills e la domenica sera, tornando a casa, ha preparato l’interrogazione del giorno dopo, alla quale ha preso il voto di 8+.

Patrizia ha seguito il corso 2 anni fa e grazie alle metodologie imparate, a marzo conseguirà la laurea in Psicologia pur essendo una mamma lavoratrice, quindi con una famiglia da gestire e un lavoro impegnativo.

EgoFormazione è nata 11 anni fa proprio per far ottenere risultati come questi. Ci sono stati periodi in cui abbiamo fatto corsi piccolissimi con 3-4 partecipanti per coltivare comunque questa passione, rendere facile per le persone ottenere risultati nello studio e nell’apprendimento. L’esperienza accumulata negli anni mi porta a dire che ottenere risultati è facile se sai come farlo. Chiunque sia coinvolto in un processo di apprendimento imparando queste metodologie riceve un supporto straordinario ed efficace.

Dopo tanti anni, ogni settimana presento ancora il corso Learning Skills durante le conferenze gratuite con lo stesso entusiasmo di 18 anni fa, perché credo nell’apertura mentale che le tecniche di apprendimento efficace forniscono. Credo nell’ottimizzazione delle proprie risorse interne, nel valore di riuscire a leggere più velocemente e ricordare meglio le cose.

E infine, credo che accedere al proprio potenziale sia una specie di magia.

 

 

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Anche gli animali imparano https://www.egoformazione.it/anche-gli-animali-imparano.html https://www.egoformazione.it/anche-gli-animali-imparano.html#respond Thu, 22 Oct 2015 12:16:14 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2349 Vi siete mai chiesti come fanno gli animali domestici a essere i migliori amici dell’uomo? Ma soprattutto come fanno alcuni tipi di animali a essere così intelligenti?

Io sono di Modena, ma vivo a Milano da due anni, e quando torno vado sempre a trovare i miei nonni. Qualche giorno fa ero infatti da loro, in giardino, e ad un tratto è spuntata da un angolo della casa la mia cagnolina di nome Balù, mi è corsa incontro scodinzolando e saltando come se non mi vedesse da una vita. Effettivamente era passato un po’ di tempo da quando avevamo giocato insieme l’ultima volta ma per un animale non è un lasso temporale così ampio .

Quando mi sono avvicinata le ho dato subito il comando di sedersi e di darmi la zampa e così lei da cane ubbidiente lo ha fatto. In quel momento, guardandola obbedire alle mie parole e ai gesti della mia mano, ho iniziato a pormi molte domande su come anche gli animali possano imparare a fare cose per loro non naturali.

Parliamo per esempio del cucciolo a casa che impara a dormire nella sua cuccetta oppure di qualcosa di molto più difficile, come il leone o l’elefante che al circo imparano addirittura a fare delle vere e proprie coreografie.

Com’è possibile?
Tutto dipende dal processo di apprendimento ed evoluzione che caratterizza l’animale.
Di questo parla un famoso psicologo tedesco di nome Wolfgang Kohler, uno degli esponenti della psicologa gestaltista.
La psicologia della Gestalt (dal tedesco Gestaltpsycologye) è la psicologia dell’atto .
Mette come protagonista la percezione e la soggettività, infatti questo tipo di corrente si basa sulla realtà com’è vista dal soggetto e la percezione che quest’ultimo ne ha unendo i piccoli eventi e dando infine un giudizio sull’evento generale.
I cambiamenti di percezione dipendono dalla realtà e dal soggetto stesso.
Dal 1913 al 1920 Kohler studiò alla stazione antropoide di Tenerife e lì si occupò di capire le capacità di problem solving di alcuni scimpanzé, scrivendo un libro intitolato: ‘’La Mentalità delle Scimmie’’.

Gli psicologi gestaltisti si sono chiesti se l’acquisizione di un nuovo comportamento da parte di un animale avviene in modo casuale o attraverso processi intellettivi dati anche dall’influenza dell’ambiente e dai suoi stimoli che permettono all’individuo di organizzare i pensieri in modo corretto per il raggiungimento di uno scopo.

Cosa fece quindi Kohler per provare la sua ipotesi?
Mise una banana fuori dalla gabbia dello scimpanzè Sultan, più lontana rispetto al braccio dell’animale; all’interno della gabbia lo psicologo aveva messo un bastone, strumento che poteva essere utile allo scimpanzè per prendere la sua banana.
L’animale fece un primo tentativo con il braccio, ma non avendo successo si mise a ispezionare l’ambiente, trovando così il bastone raggiunse l’obiettivo afferrando l’oggetto desiderato.

Gli esperimenti furono ripetuti più volte con strumenti diversi, per esempio delle casse su cui gli scimpanzè salivano e potevano raggiungere la banana appesa sul soffitto della gabbia.

Kohler dopo alcune osservazioni arrivò alla conclusione che i tentativi di Sultan non erano casuali, bensì pensati, in quanto l’animale prima esaminava le condizioni dell’ambiente, poi selezionava gli stimoli rilevanti, e infine organizzava questi per raggiungere il suo scopo.

L’apprendimento in questo caso avviene per ‘’insight’’ ovvero per intuizione perché gli scimpanzè all’improvviso trovano la soluzione tramite uno schema mentale in cui sono presenti i dati del problema e le relazioni tra queste.

Nonostante la maggior parte degli esperimenti sia stata condotta sugli scimpanzè, anche dei cani si può dire che apprendano attraverso l’esperienza e che ad alcune azioni corrispondano conseguenze negative e/o positive.

Le conseguenze positive sono chiamate di rinforzo positivo e possono essere il cibo, l’attenzione del padrone, le coccole o il gioco. Se il cane riceve cibo quando arriva dal proprietario, per esempio, sarà più probabile che abbia voglia di tornarci.

Altrettanto importanti sono le conseguenze negative, altrimenti definite di rinforzo negativo.
Negli addestramenti si utilizzava un collare a strangolo per il comando ‘’seduto’’, per cui l’animale associava il sedersi alla cessazione del dolore.

Altri comportamenti invece non portano a nessuna conseguenza, come ad esempio il cane che impara che è inutile curarsi dei suoni della televisione in salotto e quindi inizia a ignorarli. Un altro comportamento simile è quello di elemosinare cibo mentre i padroni sono a tavola, il cane impara che è solo uno spreco di energie e quindi estinguerà questo comportamento.

Il cane inoltre per riuscire a distinguere un comportamento istintivo da uno appreso deve riconoscere alla perfezione cinque segnali:

  • Nome: il segnale più importante e più incisivo
  • Vieni
  • Lascia
  • Seduto
  • Segui

e questi ultimi devono essere ben distinguibili, associati a quel tipo di comportamento e devono essere universali e validi in ogni tipo di ambiente.
Per addestrare un cane serve tempo e molto esercizio.

Non si può certo paragonare l’intelligenza dell’uomo con quella di un animale, meno sviluppata. Si può iniziare a pensare, però, con questi piccoli esperimenti che anche loro sono esseri dotati di un’ intelligenza sia visuo spaziale, che permette loro di gestire situazioni di pericolo e problem solving, e soprattutto di un’intelligenza emotiva. Alcuni animali più di altri.

“Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti fermati… Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido… Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone possono farti sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire… Straordinario?’”

[Io e marley ]

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La magia è raggiungibile https://www.egoformazione.it/la-magia-e-raggiungibile.html https://www.egoformazione.it/la-magia-e-raggiungibile.html#respond Thu, 13 Aug 2015 06:27:32 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2220 Anche questa settimana a scrivere sul nostro blog è un giovane collaboratore, Giulio Dal Porto, che racconta il suo modo di guardare all’apprendimento e la sua esperienza in EgoFormazione.

Dicono che la magia, durante un gioco di prestigio, consista nel fatto che il pubblico voglia essere ingannato, e decida di rimanere all’oscuro dei segreti che stanno dietro allo spettacolo. Questo è il motivo per cui chi assiste alle presentazioni dei corsi EgoFormazione e vede gli esercizi che vengono mostrati, pensa di non essere in grado di farli.

Secondo me, l’illusione diventa ancora più bella quando si scopre che essa è reale, che la magia è raggiungibile. Il trucco, una volta scoperto, viene visto con occhi completamente diversi: vedere le persone con gli occhi sbarrati per lo stupore davanti a un “semplice” esercizio è un’emozione indescrivibile. Per me la parte migliore della collaborazione con EgoFormazione è insegnare i trucchi del mestiere a chi si avvicina al mondo dell’apprendimento efficace. Per non parlare delle risate e dei sorrisi che si vedono ogni volta sul viso degli altri collaboratori e dei trainer! Senza dimenticare tutti gli studenti che si incontrano ogni settimana ai corsi e alle presentazioni, ognuno diverso dall’altro.

I collaboratori sono piccoli maghi che ancora devono imparare molto, ma che sono già in grado di regalare magie sia agli altri, aiutandoli nella scoperta di un nuovo metodo, sia a se stessi, quando raggiungono il loro scopo e vedono gli studenti ricevere il diploma e, perché no, magari fermarsi a collaborare.

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Il cambiamento sprigiona energia https://www.egoformazione.it/il-cambiamento-sprigiona-energia.html https://www.egoformazione.it/il-cambiamento-sprigiona-energia.html#respond Thu, 06 Aug 2015 08:21:48 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2186 Oggi tornano a scrivere i nostri “maturati”, coloro che quest’anno hanno affrontato il fatidico esame. Stavolta Alessandro Del Duca ci racconta la sua esperienza di studente che un giorno ha deciso di seguire un nostro corso. Oggi è un collaboratore EgoFormazione.

 

Capita nella vita, nel mio caso sfortunatamente in quinta liceo, di entrare in crisi. Prima di marzo non avevo più la forza di studiare e soprattutto avevo perso di vista ciò che volevo essere e ciò che volevo diventare. A fine marzo un po’ titubante decisi di iscrivermi al corso di Egoformazione, che ha cambiato per sempre il modo di vedermi nella realtà. L’energia, gli obiettivi raggiunti, le persone conosciute mi hanno risollevato da questa crisi. Ciò che mi ha insegnato questo corso, oltre alle tecniche di memoria e di apprendimento, è fidarmi delle mie capacità,  credere in me stesso. La conoscenza rende liberi di scegliere e felici ed il fallimento fa parte del processo di apprendimento, “sbagliando si impara” ma questo sbagliare ci porta dei risultati imprevedibili e inattesi.

Porto tutto questo proprio come testimonianza che nella vita è il cambiamento che sprigiona energia. Questo corso e la successiva collaborazione mi hanno dato tutto ciò di cui ho bisogno per affrontare meglio lo studio e prima ancora la vita. La scuola, come istituzione formativa, può insegnare tutto questo. Il mio intento, come anche quello dell’azienda con cui collaboro, è di far conoscere alle persone un modo alternativo di studiare. Per fare questo bisogna innanzitutto cambiare modo di vedere lo studio, non più come qualcosa di faticoso e noioso ma come qualcosa di interessante, fondamentale e, perché no, divertente.

È possibile migliorare il nostro studio, semplicemente applicando delle tecniche diverse da quelle che conosciamo. Questo però non è un metodo che si propone di risolvere istantaneamente tutti i problemi, nè tantomeno di funzionare come una bacchetta magica. Anzi nel primo periodo sembrerà faticoso e dispendioso applicare tutte le tecniche, ma per riuscire a padroneggiarle alla perfezione è necessario applicarle con costanza. Queste tecniche quindi non annullano la fatica che l’individuo deve fare, ma convogliano tutte le energie su un unico obiettivo, in modo efficace ed efficiente.

La conoscenza ci rende capaci di scegliere liberamente senza precluderci nessuna esperienza, perché ci da tutti gli strumenti per muoverci nel mondo. A mio parere questo è il compito della scuola: fornire strumenti per superare ostacoli e raggiungere obiettivi che migliorino l’esistenza delle persone. Se però lo studente, a causa dell’inefficacia del suo studio, rinuncia ad appassionarsi e a essere coinvolto nell’apprendimento rischia di sprecare i suoi anni migliori senza arrivare ad alcun risultato.

È di fondamentale importanza quindi dare allo studente dei nuovi metodi che si adattino alla nuova mole di informazioni che ci arriva ogni giorno. Ciò che è veramente importante però è avere qualcuno con cui condividere i propri risultati, sia per essere più motivato a raggiungerli, sia per poterne gioire insieme. Ciò crea un circolo virtuoso che ci rende sempre più motivati a inseguire i nostri sogni e a relazionarci con le altre persone. Non serve apprendere se non si ha qualcuno a cui donarsi. Ecco quindi il vero messaggio che le tecniche di apprendimento trasmettono: apprendimento e determinazione ci rendono uomini e donne liberi, migliori, capaci di vivere appieno la propria vita assieme agli altri.

Questo corso ha rappresentato una svolta nella mia vita. Mi ha dato consapevolezza di ciò che sono insieme ad un’enorme energia per raggiungere i miei obiettivi. Questo è il risultato a cui sono arrivato, e mi sento in dovere quindi di condividerlo con gli altri, nella speranza che un giorno, a tutti sarà possibile fare un’esperienza intensa che li sproni a inseguire i loro sogni con rinnovata determinazione.

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Compiti e ansia da prestazione https://www.egoformazione.it/compiti-e-ansia-da-prestazione.html https://www.egoformazione.it/compiti-e-ansia-da-prestazione.html#comments Thu, 02 Jul 2015 15:39:12 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2096 Frase ricorrente in tutte le famiglie del ventunesimo secolo: “Come è andata a scuola?”. E in quella frase ci sono una serie di implicazioni psicologiche non indifferenti. In quella semplice e banale frase risiedono la maggior parte delle problematiche che insorgono nella relazione tra genitori e figli. È come se all’improvviso l’unica forma di “rispetto” o legame diventasse il risultato scolastico.

Per ogni figlio: opinioni, pareri, giudizi dei genitori ricoprono un ruolo fondamentale, tanto è vero che i ragazzi cercano costantemente il loro riconoscimento e vogliono, almeno quando sono più piccoli, evitare quanto più possibile di arrecare delusioni.

In questo modo, pare evidente che la motivazione scolastica possa dipendere molto dalle aspettative di mamma e papà. Che lo si faccia in maniera intenzionale o in modo inconsapevole, ogni genitore esprime sempre le proprie aspettative riguardo i figli (basta anche una semplice espressione di fronte alla pagella).

Queste aspettative modificano a un livello profondo la motivazione e l’autonomia del ragazzo e l’ambito familiare risulta l’ambiente in cui principalmente emergono gli stimoli a imparare.

A questo proposito è importante notare che è impossibile vivere in totale assenza di aspettative, ma bisogna stare molto attenti a non generare aspettative troppo alte, che possono creare forte delusione, oppure produrne troppo basse, limitando il potenziale del ragazzo.

Per vivere al meglio la crescita di un figlio trovo sia molto produttivo ridefinire le priorità, ovvero togliere dalla cima della lista il suo successo scolastico. In fondo, ogni genitore desidera solo la felicità del proprio ragazzo ed è risaputo che non esiste nessun legame diretto tra successo scolastico e riuscita nella vita. Anzi, spesso nel mondo del lavoro vengono ricercate caratteristiche quali perseveranza, leadership, creatività e determinazione, che non vengono direttamente insegnate a scuola.

Ma allora cosa fare?

EVITATE LE SCUSE. Sempre più spesso i genitori dissimulano le difficoltà dei figli, magari mettendosi sulla difensiva e creando degli alibi a cui i ragazzi inevitabilmente si aggrappano.

Uno dei problemi di questi anni diventa quindi la difficoltà di cooperazione tra famiglie e istituto scolastico. Frasi come: “Il professore non spiega bene”, “È colpa dell’insegnante”, aiuteranno il ragazzo a non assumersi le responsabilità di quello che fa.

Non sto dicendo che la scuola non abbia responsabilità, anzi anche gli insegnanti e gli educatori dovrebbero svolgere un costante lavoro di autoanalisi per capire in che direzione sta procedendo l’evoluzione degli studenti, ma criticare apertamente l’operato degli enti scolastici dinanzi ai propri figli non crea un grande risultato. Cercate di inculcare ai ragazzi il rispetto per i ruoli, fate loro capire che anche un insegnante può sbagliare, ma, soprattutto, aiutateli a comprendere quale sia il loro ruolo in quello che accade.

VALORIZZATE L’APPRENDIMENTO. Fate capire a vostro figlio quanto sia importante imparare cose nuove. Senza dirlo troppe volte! Piuttosto dedicate del tempo a imparare, leggere, informarvi. I figli imparano dal vostro esempio e più vi vedono coerenti, più vi vogliono imitare.

ALLENATELI A FARE DA SOLI. Evitate di sostituirvi a loro, allenateli a fare i compiti in autonomia e, quando li aiutate, fate in modo di essere un supporto e non il braccio delle azioni. Per intenderci NON FATE I COMPITI AL POSTO LORO per paura delle conseguenze.

Spesso la paura del giudizio è più delle famiglie che dei ragazzi! Spesso sono mamma e papà a dirsi “chissà cosa ne penseranno gli altri se nostro figlio…” e questo genera in tutta la famiglia un’ansia da prestazione elevatissima.

I figli non sono solo studenti, hanno un sacco di qualità. Non permettete a una parte della loro vita, seppure molto importante come la scuola, di manovrare le vostre esistenze e il pensiero che avete di loro.

Troppo spesso vedo bambini fare i compiti perché costretti dai genitori, ma ricordate che l’essere troppo autoritari, oltre a incrinare i rapporti in famiglia, crea dei profondi problemi di motivazione.

Spesso infatti il genitore autoritario è troppo legato al suo desiderio di risultati. Tuttavia pretendere una cieca obbedienza da parte dei figli o punire in maniera forte in caso di insuccesso o non conformità alle regole prestabilite (spesso concepite solo nella vostra testa e non rese palesi), crea un unico risultato: insoddisfazione nel ragazzo e perenne frustrazione in famiglia. E la cosa ancora più devastante è che non produce alcun cambiamento positivo sulla motivazione a scuola: il ragazzo farà le cose solo per evitare la punizione e non perché davvero lo sceglie.

Quindi allenatelo anche a capire che sbagliare fa parte del percorso e allenate anche voi stessi a sbagliare e ad accettare che a volte le cose non vanno esattamente come vogliamo.

Siate strumenti di sostegno, aiutateli ad accrescere i loro punti di forza e a imparare dagli errori che sicuramente faranno. E soprattutto, per quanto difficile, accettate il fatto che la scuola è una loro attività, non la vostra. Se fate questo riuscirete a eliminare buona parte dell’ansia da prestazione che loro vivono, perché inizieranno a fare le cose per loro stessi e non per vedervi felici.

“Per favore, lasciami riflettere, sbagliare e provare la soddisfazione di riuscire. Allora avrò voglia di ricominciare ancora e ancora, anche se è dura. Non avere paura, dammi fiducia, ammetti che funziono in un modo diverso da te e che posso arrivarci alla mia maniera. Restami vicino lo stesso, incoraggiami, sostienimi quando le cose sono troppo difficili. Ho solo bisogno di una guida che mi accompagni lungo il mio cammino”.  Jean Siaud-Facchin

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Associazione Parkinson Milano intervista Laura Fiorentino https://www.egoformazione.it/apm-intervista-laura-fiorentino.html https://www.egoformazione.it/apm-intervista-laura-fiorentino.html#respond Thu, 25 Jun 2015 09:21:11 +0000 https://www.egoformazione.it/?p=2084 Qualche anno fa è cominciata la nostra avventura con l’Associazione Parkinson Milano volta a sperimentare la ginnastica mentale sui malati di Parkinson. L’iniziativa ha riscosso successo e la rivista dell’Associazione un po’ di tempo fa ha voluto dedicarmi un’intervista che oggi condivido con voi, in questo spazio che ci vede sempre più impegnati nel raccontarvi le nostre esperienze di trainer EgoFormazione. Ecco a voi:

Dottoressa Fiorentino, lei è esperta di tecniche di Apprendimento Efficace, Lettura Veloce e Programmazione Neuro Linguistica. Quali sono i principali vantaggi delle tecniche presentate nei vostri Corsi?

Tutti quotidianamente apprendiamo. Tutti abbiamo dati, appuntamenti, informazioni da memorizzare. I vantaggi delle Tecniche d’Apprendimento sono assolutamente soggettivi, dipendono dalle attività che svolgiamo. Per qualcuno è un risparmio di tempo nello studio; per altri la possibilità di apprendere con facilità, divertendosi; per qualcun altro è imparare a gestire il proprio stato d’animo, grazie alle tecniche di rilassamento; per altri ancora poter far affidamento sulla propria memoria per ricordare un impegno.

È quindi possibile sfruttare ciò che voi insegnate in ambiti diversi?

Assolutamente sì. Questo perché il vero obiettivo non è apprendere semplicemente una tecnica, ma “imparare a sfruttare” il potenziale che il nostro cervello ci mette a disposizione, in modo tale da avere quella “marcia in più” che, a seconda di quella che è la nostra necessità, ci tornerà utile.

 Nei vostri anni di esperienza, avete avuto modo di lavorare con persone malate di Parkinson? E se sì, quali giovamenti hanno avuto?

La partecipazione ai nostri corsi vede una platea sempre più eterogenea. Le persone con Malattia di Parkinson, alcune delle quali incontrate proprio in occasione di un precedente progetto sviluppato insieme ad APM, hanno tratto gli stessi giovamenti di tutti gli altri corsisti. Particolarmente apprezzate sono state le tecniche di rilassamento mentale, che avranno un ampio spazio negli appuntamenti, che si terranno presso la vostra struttura, nel nuovo anno.

Il vostro motto è “allena i tuoi neuroni”. E’ una frase particolarmente calzante con la malattia di Parkinson. Come si possono allenare i neuroni?

Ci sono tantissimi esercizi di ginnastica mentale. L’obiettivo della maggior parte di questi è creare dei nuovi “collegamenti neuronali”: a uno stimolo, il nostro cervello associa sempre una risposta. Se lo stimolo è “conosciuto” (per esempio guardare l’ora su un orologio da polso), il nostro cervello percorrerà la strada che conosce per trovare la risposta (alzare il braccio e osservare il polso su cui di solito teniamo l’orologio). Se noi cambiamo le condizioni (mettiamo l’orologio sull’altro polso), neurologicamente si dovrà creare una strada diversa per arrivare al risultato.

Allenarci a percorrere “nuove strade”, non solo ci permette di trovare soluzioni alle quali non avremmo pensato. Ci dà anche tutti i vantaggi che ci porta l’avere un muscolo ben allenato.

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